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PROGETTO LIFE FRANCA E MUSEO DELLE SCIENZE DI TRENTO, PAROLA D’ORDINE: ANTICIPARE

Si è concluso con successo a Trento il corso d’aggiornamento e formazione per docenti “Il rischio idrogeologico: dalla cultura dell’emergenza alla cultura dell’anticipazione” organizzato da Muse (Museo delle Scienze, Trento) nell’ambito del progetto Life Franca, corso aperto a tutti i docenti interessati di scuola primaria e secondaria di primo e secondo grado, non solo trentini. Temi chiave: anticipazione - rischio alluvionale - rischio idrogeologico. Il corso è inserito in un programma d’interventi ben più vasto e articolato previsto in Life Franca.

Il progetto LIFE FRANCA: FRANCA è acronimo di Flood Risk ANticipation and Comunication in the Alps; LIFE è uno strumento finanziario dell’Unione Europea che supporta le iniziative a tutela dell’ambiente, le azioni di protezione e conservazione della natura e le analisi relative alla mitigazione del cambiamento climatico. (www.lifefranca.eu – www.lifefranca.eu/newsletter - Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. ).

Numerosi sono stati gli interventi didattici curati, come ci si aspetta, da ingegneri ambientali, ingegneri idraulici, geologi, forestali, agronomi, meteorologi ecc. assieme a visite guidate a siti d’interesse ambientale, ma non solo, infatti, responsabile del progetto Life Franca è il prof. Roberto Poli, docente presso il dipartimento di Sociologia dell’Università di Trento, Cattedra UNESCO sui sistemi anticipanti.

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Al professor Roberto Poli abbiamo chiesto di svelarci la relazione tra rischio idrogeologico e Sociologia. Nell’affrontare l’argomento, si precisa che il progetto FRANCA è nato da uno scambio d’idee fra il servizio Bacini montani e il prof. Roberto Poli sulla difficoltà di comunicare i rischi naturali.

Racconta il prof. Poli: «Essendo l’Ufficio Bacini Montani già in possesso, ovviamente, di tutti i modelli tecnici che servono per capire i comportamenti idraulici di fiumi, torrenti, laghi, dighe, versanti, ecc, lo stesso lamenta una gran difficoltà ad interfacciarsi con i non addetti ai lavori e, più in generale, con la popolazione; si palesa un serio problema di comunicazione. Da esperti del settore, sono usi ad un linguaggio disciplinare tecnico e complesso. Per questo, spesso, descrivendo i fatti ed i fenomeni che caratterizzano il loro lavoro (ad es. tempi di ritorno, laminazione, briglie, soglie, frane piuttosto che colate detritiche, golene ecc. ecc.) si trovano in difficoltà nel veicolare i messaggi significativi ai non addetti ai lavori.

Proprio su questa problematica, e non solo, siamo intervenuti con Life Franca – spiega il prof. Poli - e il lavoro che stiamo facendo ha fondamentalmente due aspetti: da una parte l’organizzazione dell’informazione avendo in mente i beneficiari che di volta in volta sono coinvolti, vale a dire, non solo i portatori d’interesse ordinari, quali ingegneri, architetti ecc, ma anche quelle parti in causa che, di solito, non sono incluse in questo tipo di messaggi come, ad esempio i Consiglieri Comunali e tutti coloro che, alla fine, si trovano a dover prendere delle decisioni e che spesso non hanno le competenze ed un retroterra tecnico per poter decidere con adeguata consapevolezza.

Un altro obiettivo sul quale stiamo cominciando a ragionare – continua il prof. Roberto Poli - sono i giornalisti e gli organi d'informazione in generale; quotidianamente si trovano a scrivere o a dibattere di fenomeni naturali e neppure loro, di regola, hanno competenze specifiche alle spalle. Non è certo colpa di nessuno: è impossibile sapere tutto di tutto. La nostra idea è quella di ampliare lo spettro dei portatori d’interesse che sono presi in considerazione in modo da coinvolgere coloro che fanno parte della catena sia decisionale, sia comunicativa. In questo modo – ci spiega il prof. Poli – dovremmo riuscire a fare in modo che in futuro le informazioni date e le decisioni prese, saranno potenzialmente corrette piuttosto che occasionali o legate a gestioni emergenziali.


Il secondo aspetto riguarda il lavoro che il progetto Life Franca ha avviato e sta avviando a stretto contatto con la popolazione. Ciò tramite due passaggi: il primo, ha visto coinvolto un gruppo selezionato di figure, nel nostro caso i sindaci, i responsabili dei vigili del fuoco e così via, all’interno delle tre aree di lotta che abbiamo scelto per costruire con loro una serie di scenari al 2040 (le tre aree sono: 1. Trento, fiume Adige, torrente Fersina, reticolo minore – 2. Borgo Valsugana, fiume Brenta, reticolo montano – 3. Val Rendena, reticolo montano. ndr).

Gli scenari individuati, e questo rappresenta la novità del metodo che abbiamo introdotto, – continua il prof. Roberto Poli - hanno le seguenti caratteristiche: intendono non solo intuire come cambieranno i fenomeni naturali nel corso dei prossimi decenni, ma anche valutare come, nel frattempo, cambierà la società di riferimento.
Si tratta non solo, dunque, di analizzare il cambiamento dei fenomeni con cui fare i conti, ma anche di studiare l’evoluzione sociale della città, del paese, della comunità ecc. che poi i fenomeni li dovrà gestire.

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Due esempi banalissimi – continua il prof. Poli - per capire cosa questo significa: se persisterà il processo d’invecchiamento che attualmente è in corso un po’ in tutta la società occidentale, in particolare nel 2040 saremo tutti più anziani, ma, ci si chiede, una società più anziana sarà ancora in grado di generare il fenomeno del volontariato (come per i vigili del fuoco) che nelle nostre zone è particolarmente importante per la gestione del territorio? Se ci trovassimo, nel giro di una generazione, a non avere più volontari, nascerebbe un problema serio che deve essere visto con molto anticipo.

Un altro aspetto: c’è un numero importante d’immigrati che spesso provengono da territori che hanno caratteristiche geografiche diverse dalle nostre e non hanno la cultura della montagna provenendo da un’altra realtà. Nasce il problema di fornire loro proprio quella cultura: cosa vuol dire vivere in montagna, cosa vuol dire gestirla; si tratta di saperi antichi che non sono parte della loro tradizione. È necessario intuire e anticipare il problema, affrontarlo e approntare una politica che punti sull’attività di formazione, di diffusione anche di informazioni che, per noi, sembrano banali perché fanno parte della nostra storia, perché le abbiamo acquisite fin da piccoli, perché raccontate dal papà o dalla mamma, dalla nonna piuttosto che dal nonno. Chi proviene da un altro territorio – spiega il prof. Poli – non ne ha mai sentito parlare, non conosce le problematiche di un territorio montano e quindi serviranno certamente delle iniziative mirate da questo punto di vista.
L’idea di fondo, insomma, è guardare avanti e anticipare, intuire come le cose potrebbero presentarsi, ma non domani, bensì dopodomani, su un periodo abbastanza lungo: infatti, se siamo troppo vicini a noi, su brevi periodi, grandi trasformazioni non ci saranno, mentre sui 20 o 25 anni potranno intervenire dei mutamenti anche sostanziali e sarà fondamentale riuscire a legare cambiamenti naturali con cambiamenti sociali; se manca uno di questi due aspetti – continua il prof. Poli - non avremo le informazioni sufficienti per costruire una strategia autentica.

Questa fase del progetto si è già conclusa, completata ormai prima dell’estate appena trascorsa, e sono stati costruiti, per ognuna delle tre aree di lotta, diversi scenari al 2040.
Ora seguirà un lungo lavoro con l’attivazione di laboratori ed incontri sia con la popolazione in generale, sia con specifici di portatori d’interesse. Nel corso di questi laboratori – ci spiega il prof. Poli – saranno presi in esame alcuni aspetti, alcuni degli scenari che abbiamo realizzato e, con chi parteciperà, si faranno delle attività d’analisi, di discussione e di crescita di consapevolezza e così via; il progetto Life Franca ha previsto oltre 40 laboratori che organizzeremo nelle tre zone che sono state scelte in modo da contribuire allo sviluppo di una consapevolezza piena e mirata.
Fino ad ora – conclude il prof. Roberto Poli - abbiamo lavorato con le Istituzioni per preparare il terreno e fare il primo ragionamento con la costruzione di scenari, ora inizia la fase di incontro con la cittadinanza che durerà, probabilmente, quattro o cinque mesi».

Franco Boscolo

Last modified onMartedì, 14 Novembre 2017 21:50

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