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Arabo: parlando di didattica dell'arabo si sfatano alcuni luoghi comuni

Mercoledi scorso, 23 novembre, all’Università di Bolzano si è tenuto il secondo seminario dedicato alle esperienze ed ai metodi che si stanno realizzando in Italia nell’insegnamento della lingua araba (il  primo si è tenuto proprio un anno fa). Diversi docenti e cultori della lingua araba hanno seguito le relazioni della prof.ssa Barbara Airò, docente di arabo all’Università di Pavia, e del prof. Abdul Karim Damash, docente di arabo all’Università di Cagliari. Con il loro aiuto si sono approfonditi i problemi legati all’insegnamento della lingua araba, alla luce del passaggio da quella che per anni è stata un esigenza legata a tematiche intellettuali e di ricerca all’oggi che la conoscenza dell’arabo è divenuta una esigenza spesso legata a necessità di scambio e di contatto quotidiano.

In questo senso sono stati affrontati dai relatori anche aspetti concreti come i contenuti dei moduli di lezione agli aspetti della pronuncia e della scrittura, mettendo in luce le possibilità notevoli di raggiungere buoni risultati di apprendimento seguendo approcci adeguati.

L’incontro era promosso da Cedocs e dal Centro Linguistico dell’Università di Bolzano, con il supporto dell’Ufficio bilinguismo e lingue straniere della Provincia, ed è stato coordinato dal prof. Adel Jabbar. Il saluto del Centro Linguistico dell’Università è stato portato dalla direttrice dott.ssa Francesca Nardin.

Come di diceva all'inizio, quello tenutosi mercoledi è il secondo appuntamento annuale che Cedocs organizza per approfondire gli aspetti di insegnamento di questa lingua straniera. Nel seminario organizzato lo scorso anno protagonista era stata la professoressa Claudia Tresso dell’Università di Torino. 

Un primo punto che la prof.ssa Tresso ha aiutato a capire è che non si può dire che mondo arabo e mondo mussulmano siano la stessa cosa. Entrambi utilizzano la stessa lingua, ma la cultura araba va ben oltre i contenuti dei libri alla base della religione mussulmana. E la cultura araba si è sviluppata prima della nascita della religione mussulmana. Inoltre, è da ricordare che la religione mussulmana è praticata da molti popoli che non parlano l’arabo. La professoressa Claudia Tresso ha messo in luce come sia in seguito a vicende storiche che hanno interessato il mondo arabo che l’arabo - come lingua - si è trovato sempre più legato agli aspetti religiosi. Ciò anche perché la lingua orale d’uso quotidiano degli arabi è diversa Stato per Stato, e così alla lingua araba codificata e “alta” è affidato un ruolo di linguaggio comune scritto, di lingua degli scambi ufficiali e, appunto, oggi più che in passato, di lingua utilizzata per rivolgersi alle persone nelle funzioni religiose e per trattare aspetti legati alla religione.

Le esperienze di insegnamento dell’arabo risentono molto di questa situazione di differenza tra lingua codificata, utilizzata in contesti ufficiali e in contesti religiosi e utilizzata da tutti come mezzo di comunicazione scritto, e la lingua araba utilizzata dalle persone nella comunicazione di tutti i giorni, che differisce sensibilmente, ad esempio, tra Marocco e Siria, tra Egitto e Mauritania.

Come ha sottolineato la professoressa Tresso, ciò pone la didattica nei nostri contesti di fronte a scelte non facili da affrontare, dovendo decidere se insegnare una lingua “ufficiale”, che però nessuno pratica negli scambi quotidiani sul lavoro o in famiglia, o indirizzarsi nell’insegnamento di una specifica forma di arabo “nazionale”, che inevitabilmente diviene strumento utile per comprendersi con persone di una certa provenienza e non da altre. La professoressa Tresso ha richiamato poi l’attenzione sulle nuove forme di utilizzo dell’arabo che si stanno sviluppando tra i giovani, legate all’utilizzo dei social media e al calo tra i giovani dell’attitudine alla lettura, che stanno mettendo in discussione molti dei canoni della lingua araba.

Last modified onMercoledì, 18 Ottobre 2017 14:48

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