Esodo e confini, ieri sera il gran finale!

L’iniziativa “Esodo e Confini”, edizione del 2019, organizzata da Cedocs, sostenuta dalla Presidenza della Provincia di Bolzano e dalla Fondazione Cassa di Risparmio ed ideata da Adel Jabbar, si è conclusa ieri con una grande serata  dedicata all’incontro di persone ed idee.

Esodo e Confini 2019: serata finale venerdì 8 novembre alla sala di Tre Santi

Dopo le due intense, ricche e molto affollate serate dedicate al cinema, l’iniziativa “Esodo e Confini” si prepara al terzo ed ultimo incontro dedicato alle migrazioni.

Si terrà venerdì 8 novembre dalle 17 e 30 alle ore 22 e 30 presso la Parrocchia Tre Santi (viale Duca d'Aosta 25, Bolzano).

Durante la serata si alterneranno a dibattere importanti e qualificati esperti esponenti della Provincia, della Caritas, delle locali Consulte Immigrati, che si confronteranno sul tema dell’accoglienza e dei percorsi di inserimento, e di realtà associative locali.

Dopo la proiezione del documentario originale di Mauro Podini dal titolo “È già storia”, e prima della conclusione con l’esibizione di un gruppo di musicisti locali che assicureranno un finale di forte impatto, pezzo forte della serata sarà l’intervento del giornalista di “Repubblica” Concetto Vecchio che presenterà il suo libro “Cacciateli! Quando i migranti eravamo noi” edito da Feltrinelli.

Ci sarà poi l’occasione per parlare di “Luoghi e pratiche di inclusione” con Mamadou Gaye, Liliana Sartori, Ricciarda Cavosi, Thomas Benedikter, Alessia Fellin. Chiuderà la manifestazione il concerto dei musicisti Enela Bano, Giorgio Cappelletto, Omar ElAfrah.

Con l’evento di venerdì prossimo si concluderà un viaggio cominciato nelle settimane scorseal cinema Capitol con sei proiezioni di documentari, in particolare quelle dei registi Stefano Grossi, “Rotta Contraria”, e della regista Simona Carnino, “The Power of Passport”, che hanno visto i registi in sala per discutere delle loro opere con il pubblico e con l’ideatore dell’evento Adel Jabbar.

Le immagini dei film-documentario hanno accompagnato il pubblico in quei terribili e pericolosissimi viaggi verso la speranza nel Mar Mediterraneo, nel nostro Adriatico, attraverso il confine francese e attorno al muro eretto al confine tra Messico e Stati Uniti, e a riflettere sulle cause e sulle modalità di queste migrazioni.

La manifestazione “Esodo e Confini” ha suscitato molto interesse in città, con molti presenti alle proiezioni al cinema Capitol e molti visitatori della pagina su Facebook dedicata al progetto che riporta interviste, orari ed informazioni sulla rassegna.

L’iniziativa “Esodo e Confini” è stata curata dal centro di formazione Cedocs, con il sostegno della Presidenza della Provincia di Bolzano e della Fondazione Cassa di Risparmio.

Esodo e confini 2019: intervista alla film-maker Simona Carnino

“Nel mondo non tutti i passaporti consentono la stessa libertà di movimento. Può viaggiare solo chi ha un passaporto occidentale o chi riesce a ottenere un visto. Questa è la storia di tutti gli altri”. (intro del film)

Si è conclusa la seconda serata di "Esodo e confini" con la proiezione di due film documentario: "Libre" di Michael Tosca e "The Power of passport" di Simona Carnino, che abbiamo avuto la fortuna di intervistare poco prima dell'inizio del film.

A giudicare dal titolo non tutti i passaporti hanno la stessa importanza?

È vero, purtroppo, come da motto del nostro documentario - il colore del passaporto è come il colore della pelle, non si può scegliere – ci racconta Simona Carnino, regista e autrice del film documentario “The power of passport” proiettato in occasione della seconda serata “Esodo e Confini” al Capitol di Bolzano.

Il mio passaporto ed il tuo passaporto sono molto diversi da quelli di un cittadino guatemalteco, noi solo con il nostro potere di nascita, possiamo spostarci in 165 paesi del mondo, senza dire o chiedere nulla a nessuno. Marta Sánchez invece, che è nata in Guatemala, deve fare richiesta all’ambasciata del paese di destinazione e deve dimostrare di avere un lavoro fisso, documentato e sufficientemente pagato, una autosufficienza economica ed una residenza fissa. Il problema è che una persona che ha questi requisiti generalmente non emigra.. quindi è un metodo per rigettare le domande “legalmente”.

Quindi se le persone non possono emigrare legalmente lo faranno illegalmente?

Esatto, durante il nostro reportage, realizzato con l’ong Mais, abbiamo avuto modo di parlare con moltissime persone, tutte si sono viste rigettare le domande e molte hanno provato (anche più di una volta a passare il confine con gli Stati Uniti. Considera che ho avuto modo di incontrare la comunità della regione Ixil, dove vivono i sopravvissuti al genocidio degli anni ’80 di una delle più grandi popolazioni Maya, persone che non hanno praticamente nulla e quello che avevano gli è stato portato via da una guerra civile fomentata dai militari sostenuti dagli Stati Uniti.

In quanti ce la fanno?

Tanti passano (un 60%), altri per vari motivi rientrano, generalmente o vengono arrestati alla frontiera o poco dopo il loro arrivo negli Usa, oppure il coyote (trafficante di esseri umani) li abbandona perché lenti, feriti o perché hanno finito i soldi.

Quanto costa uno di questi viaggi, e come funziona?

Tra i 12 ed i 15 mila dollari, buona parte dei quali da pagare subito. E pensare che invece per chi ha un visto, un viaggio dal Guatemala agli Stati Uniti costa tra i 500 e i 1000 dollari, in pratica chi è più ricco viaggia sicuro, rapido e paga anche meno.

Prima di partire devi trovare il “tuo coyote”, questo attraverso una “rete” che comprende in se vari soggetti, dal venditore, al coyote che ti accompagna a chi ti riceve e chi poi ti trova un posto negli Usa. Naturalmente si tratta di trafficanti, una volta partiti può succedere e succede di tutto, sparizioni, violenze, abbandoni e stupri, sia da parte dei coyote, sia da parte della polizia di frontiera messicana. Molti non tornano mai più. Oltre la metà di questi sono donne e bambini.

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Per questa ragione oggi esistono quelle che vengono chiamate “carovane”, gruppi immensi di persone che si auto-organizzano il viaggio fino al confine e che solo allora usano il trafficante per passare. Più sicuro senz’altro.

Chi poi ce la fa ma viene arrestato oltreconfine subisce la follia della politica di Trump, che prevede la separazione delle famiglie (donne, bambini e uomini), la sottrazione dei minori che vengono mandati in affidamento, le donne rinchiuse come criminali e gli uomini rimpatriati. Ci sono famiglie che ci hanno messo mesi e mesi prima di re-incontrarsi.

E allora cosa facciamo?

Dobbiamo tutti lottare per una politica comune che preveda la diminuzione dell'ineguaglianza fra le nazioni, bisogna immediatamente rendere più disciplinate, sicure e controllate la migrazione e la mobilità delle persone, pianificando attentamente i bisogni di ogni paese, togliere in questo modo il potere (e i soldi) ai trafficanti che sfruttano la povertà e usano il denaro per destabilizzare il paese.

Esodo e confini 2019: con il regista Stefano Grossi capiamo il rapporto tra Albania e Italia

Se volete vedervi allo specchio, guardate l’Albania, che è un po’ una caricatura dell’Occidente (Fatos Lubonja)

Questo il messaggio iniziale del film documentario dal grande impatto “Rotta contraria” di Stefano Grossi, regista che abbiamo avuto occasione di incontrare in occasione del suo intervento alla rassegna bolzanina di film “Esodo e Confini”, ideata da Adel Jabbar, sostenuta dalla provincia di Bolzano ed organizzata da Cedocs.

La frase d'apertura è di Fatos Lubonja, voce indipendente della cultura albanese, dissidente politico che ha subito il carcere per 20 anni durante la dittatura comunista di Enver Hoxha.

Esodo e Confini, rassegna di film a Bolzano

Lunedi sera prende avvio la rassegna di film con entrata gratuita al cinema Capitol che ha per tema conduttore le storie di immigrazione.
Proprio il cinema ci può stimolare a cogliere aspetti sui quali spesso si discute ma che in realtà sono poco conosciuti. Le immagini dei film focalizzano situazioni vissute nel mar Mediterraneo e nel nostro Adriatico, passando per la Francia, attraversando poi l’Atlantico per raggiungere il muro che separa gli Stati Uniti d’America dal Messico.

Al Cedocs la presentazione del libro "Nativi americani" di Francesco Tono

Lunedi 23 settembre alle ore 18.30 presso CEDOCS (Corso Italia 13m), serata dedicata alla storia dei nativi americani. Sarà un viaggio per tutti coloro che vogliono avvicinarsi all’argomento in compagnia di Eugen Galasso, che recensirà il libro, e dell'attrice Maria Abram che leggerà alcune pagine tratte dal libro di Francesco TonoI nativi americani”, l’indimenticato interprete, cantautore ed attore bolzanino, scomparso nel 2018, dopo quasi cinquant’anni di esperienza musicale sulla piazza.

Lunedi sarà l'occasione per ricordare il nostro artista e per approfondire uno degli  argomenti più chiacchierati e meno conosciuti della storia moderna, colpa forse, anche dei tanti film che ritraevano gli “indiani d’America" attraverso stereotipi che oggi ci fanno sorridere ma che ormai hanno intaccato la visione comune.

Importante richiamare l’introduzione al libro scritta da Gianfranco Manfredi, che esalta il testo di Tono sottolineando quanto sia stata interessante “l’angolatura di Francesco, proponendosi non tanto e non solo come divulgatore della storia dei nativi americani, ma della loro realtà attuale, considerandoli non meramente come progenie di un popolo scomparso, ma come nostri contemporanei”.

Alcune pagine del libro "Nativi americani" verranno lette dall'attrice Maria Abram, mentre la presentazione del libro sarà affidata ad Eugen Galasso. Sarà presente in sala, e rivolgerà un saluto ai presenti, anche la moglie di Tono, Bruna Annovazzi.

La serata sarà ad accesso gratuito, tuttavia vi è un limite di posti: per questa ragione Cedocs invita tutti gli interessati a presentarsi con un certo anticipo presso la sua sede di Corso Italia 13M.

I partecipanti riceveranno in omaggio dal Cedocs una copia del libro (fino ad esaurimento della disponibilità).


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La storia della “Galleria Goethe”al Cedocs: un incontro in compagnia di Alessandro Casciaro

Il 25 giugno alle ore 18, al Cedocs di corso Italia, ci saràun incontro dedicato alla storia dell’arte contemporanea in Alto Adige con la proiezione del documentario del Centro Audiovisivi della Provincia “Quando c’era la galleria Goethe”, presentato da Alessandro Casciaro.

La Galleria Goethe venne aperta nel 1964 su iniziativa di Ennio Casciaro, divenendo la prima galleria privata a Bolzano, in via della Mostra. “Mio padre decise di aprire una galleria d’arte dopo aver lavorato per molti anni nel negozio di cornici di Spadari, in Piazza Domenicani” ci racconta Alessandro Casciaro, il figlio di Ennio che porta avanti l’attività di gallerista. “Certo, si trattò per lui quasi di un salto nel vuoto, ma la conoscenza con molti artisti (tra i quali Karl Plattner) e la passione personale gli diedero sufficiente sicurezza di affermazione”. Accanto ad Ennio Casciaro ci fu sempre con grande intelligenza e capacità la moglie Ivana che contribuì a portare avanti con successo l’attività della galleria.

05 Mostra Ignaz Gabloner 1975 Ennio Casciaro e Markus Vallazza


Negli anni la Galleria Goethe (che prese il nome dall’omonima via dove Ennio Casciaro risiedette per qualche anno) divenne sinonimo di arte contemporanea in Alto Adige grazie alla collaborazione con innumerevoli ed affermati artistilocali e nazionali(da Paul Flora a Markus e Adolf Vallazza, da Morandi a De Chirico) ed alcune delle più importanti istituzioni internazionali nel campo dell'arte moderna e contemporanea.
Sono passati oltre cinquant’anni e la galleria è tutt’ora esistente e molto attiva, mantenendo lo stesso spirito di voler essere “una piattaforma di scambio di idee” tra artisti, collezionisti ed amanti dell’arte. Oggi si trova in via Cappuccini e porta il nome del figlio Alessandro Casciaro, che ha avuto l’onere di trasportare questa realtà nel mondo odierno, dove le connessioni sono non più solo locali o nazionali ma internazionali, rapide ed in continuo mutamento.

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Negli ultimi quindici anni è cambiato tutto, anche nel campo dell’arte, un mutamento che condiziona ogni genere di mestiere. Quindi anche la galleria d’arte deve riuscire a mantenere la propria identità con spirito di cambiamento, sapersi adattare e connettersi con il mondo. La fortuna delle gallerie d’arte è che l’oggetto, l’opera d’arte, è sempre unico, non vi è modo di replicarlo: chi è interessato a quel genere d’arte o artista deve venire in galleria”.


Il documentario che aprirà l’incontro al Cedocs, messo a disposizione dal Centro Audovisivi della Provincia, ci presenterà la storia viva dell’arte contemporanea a Bolzano attraverso le opere di molti artisti che furono ospiti ed animatori della galleria Goethe. L’appuntamento è quindi per il 25 giugno, alle ore 18.00, presso Cedocs in corso Italia, in compagnia di Alessandro Casciaro, che racconterà curiosità ed aspetti inediti e potrà rispondere alle richieste  ed agli interventi del pubblico presente.

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