Esodo e confini 2019: intervista alla film-maker Simona Carnino

“Nel mondo non tutti i passaporti consentono la stessa libertà di movimento. Può viaggiare solo chi ha un passaporto occidentale o chi riesce a ottenere un visto. Questa è la storia di tutti gli altri”. (intro del film)

Si è conclusa la seconda serata di "Esodo e confini" con la proiezione di due film documentario: "Libre" di Michael Tosca e "The Power of passport" di Simona Carnino, che abbiamo avuto la fortuna di intervistare poco prima dell'inizio del film.

A giudicare dal titolo non tutti i passaporti hanno la stessa importanza?

È vero, purtroppo, come da motto del nostro documentario - il colore del passaporto è come il colore della pelle, non si può scegliere – ci racconta Simona Carnino, regista e autrice del film documentario “The power of passport” proiettato in occasione della seconda serata “Esodo e Confini” al Capitol di Bolzano.

Il mio passaporto ed il tuo passaporto sono molto diversi da quelli di un cittadino guatemalteco, noi solo con il nostro potere di nascita, possiamo spostarci in 165 paesi del mondo, senza dire o chiedere nulla a nessuno. Marta Sánchez invece, che è nata in Guatemala, deve fare richiesta all’ambasciata del paese di destinazione e deve dimostrare di avere un lavoro fisso, documentato e sufficientemente pagato, una autosufficienza economica ed una residenza fissa. Il problema è che una persona che ha questi requisiti generalmente non emigra.. quindi è un metodo per rigettare le domande “legalmente”.

Quindi se le persone non possono emigrare legalmente lo faranno illegalmente?

Esatto, durante il nostro reportage, realizzato con l’ong Mais, abbiamo avuto modo di parlare con moltissime persone, tutte si sono viste rigettare le domande e molte hanno provato (anche più di una volta a passare il confine con gli Stati Uniti. Considera che ho avuto modo di incontrare la comunità della regione Ixil, dove vivono i sopravvissuti al genocidio degli anni ’80 di una delle più grandi popolazioni Maya, persone che non hanno praticamente nulla e quello che avevano gli è stato portato via da una guerra civile fomentata dai militari sostenuti dagli Stati Uniti.

In quanti ce la fanno?

Tanti passano (un 60%), altri per vari motivi rientrano, generalmente o vengono arrestati alla frontiera o poco dopo il loro arrivo negli Usa, oppure il coyote (trafficante di esseri umani) li abbandona perché lenti, feriti o perché hanno finito i soldi.

Quanto costa uno di questi viaggi, e come funziona?

Tra i 12 ed i 15 mila dollari, buona parte dei quali da pagare subito. E pensare che invece per chi ha un visto, un viaggio dal Guatemala agli Stati Uniti costa tra i 500 e i 1000 dollari, in pratica chi è più ricco viaggia sicuro, rapido e paga anche meno.

Prima di partire devi trovare il “tuo coyote”, questo attraverso una “rete” che comprende in se vari soggetti, dal venditore, al coyote che ti accompagna a chi ti riceve e chi poi ti trova un posto negli Usa. Naturalmente si tratta di trafficanti, una volta partiti può succedere e succede di tutto, sparizioni, violenze, abbandoni e stupri, sia da parte dei coyote, sia da parte della polizia di frontiera messicana. Molti non tornano mai più. Oltre la metà di questi sono donne e bambini.

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Per questa ragione oggi esistono quelle che vengono chiamate “carovane”, gruppi immensi di persone che si auto-organizzano il viaggio fino al confine e che solo allora usano il trafficante per passare. Più sicuro senz’altro.

Chi poi ce la fa ma viene arrestato oltreconfine subisce la follia della politica di Trump, che prevede la separazione delle famiglie (donne, bambini e uomini), la sottrazione dei minori che vengono mandati in affidamento, le donne rinchiuse come criminali e gli uomini rimpatriati. Ci sono famiglie che ci hanno messo mesi e mesi prima di re-incontrarsi.

E allora cosa facciamo?

Dobbiamo tutti lottare per una politica comune che preveda la diminuzione dell'ineguaglianza fra le nazioni, bisogna immediatamente rendere più disciplinate, sicure e controllate la migrazione e la mobilità delle persone, pianificando attentamente i bisogni di ogni paese, togliere in questo modo il potere (e i soldi) ai trafficanti che sfruttano la povertà e usano il denaro per destabilizzare il paese.

Last modified onDomenica, 03 Novembre 2019 11:11

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