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Scomparso Dario Fo, attore ed intellettuale di grande livello, insignito del Premio Nobel nel 1997.

Dario Fo scompare, lasciando dietro di sé di tutto: ammirazione, polemiche, rancori, amore e sconcerto-come nel personaggio del giullare da teatro medievale, padana e non solo (il "gramelot", ossia il dialetto inventato-koinè universale-sintesi dei dialetti padani e non solo, è universale, appunto), dove "giullare" (jongleur, Gaukler in altre lingue )Fo faceva derivare da "ciulàr", lectio obscena, volutamente e provocatoriamente (linguisticamente l'ipotesi è oltremodo contestabile).

Attore straordinario, regista imprevedibile (cambiava testo ogni sera, "sconcertando" la compagnia, adattandolo alla realtà politica contingente, della stessa giornata), autore certo considerevole (le polemiche sul premio Nobel nel 1997 furono dure e in parte eccessive.

Chi scrive vede meglio l'attribuzione dello stesso, finalmente, quest'anno al grandissimo cantautore-poeta Bob Dylan, il meglio della connessione tra folk, ballata e rock, il meglio dell'eredità della poesia della "beat generation" di Ginsberg, Orlowsky, Corso, Ferlinghetti, Kerouac, Burroughs, il meglio della cultura ebraica a New York, insieme a Philip Roth; ma per rimanere in Italia perché mai un Nobel per la letteratura non si è ritenuto di darlo a Federigo Tozzi, Curzio Malaparte, Pier Paolo Pasolini, Alberto Moravia, Guido Piovene, o anche ad un altro attore-autore come il mio amico Paolo Poli?

Nella produzione artistica di Dario Fo anche canzoni, in specie cantate da Jannacci ("'L portava l'scarp dl tennis", "Vengo anch'io...no tu no"), ma non solo. Alcuni suoi testi sono grandissimi: "Il Mistero Buffo"(1969, con successive, continue revisioni e aggiornamenti) rielabora genialmente la tradizione popolare paleocristiana, anche e soprattutto a partire dai Vangeli apocrifi, "Lo Santo Jullare Francesco" (1999), per dire della capacità di quest'ateo radicale, come si definiva, di affrontare , certo solo la dimensione meramente "orizzontale", ossia umana dei grandi "rivoluzionari" del cristianesimo come Gesù e Francesco d'Assisi, "Morte accidentale di un anarchico" (1970 sul caso Pinelli), "Storia di una tigre" (1979), "Zitti zitti...stiamo precipitando" (1990, sulla prima guerra in Irak ma anche sull'AIDS e su molto altro), "Johan Padan a la descuverta de le Americhe" (1992). Meno felici, diremmo, i testi più direttamente polemici-politici su Fanfani (anni Settanta) e su Berlusconi, dove emergeva comunque il notevolissimo clown (Fo usava il famoso "trucco del nano").

Fo e la politica: vexata quaestio che esorbita da quanto si voleva dire qui. Certo, il suo impegno , assieme a Franca Rame, era indubbio... Franca Rame, il grande amore di una vita, anche quando il rapporto era ben più che teso... In TV (me lo raccontò nell'estate del 1994 a Santarcangelo) gli erano stati tagliati i ponti, ma erano veramente belle le sue trasmissioni dei primi anni Duemila con un altro grande scomparso, Giorgio Albertazzi, sul teatro e quelle, da solo, su pittura (era pittore notevole) e architettura (aveva quasi completato gli studi per divenire architetto, prima di darsi al teatro).

Eugen Galasso

Last modified onMartedì, 02 Gennaio 2018 15:51

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