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Intrecci, vi presentiamo la scrittrice Laila Wadia

Ieri sera ha avuto inizio la due giorni di eventi culturali “Intrecci”, ed ha visto sul palco due realtà, due modus culturali, due personaggi, assolutamente dirompenti.

Parliamo della band Zio Cantante, della quale vi abbiamo già parlato in un articolo precedente, e della meravigliosa scrittrice di origine indiana, Laila Wadia.

Trasferitasi a Trieste nel 1986, dove si è laureata in lingue e dove tuttora vive e lavora - oggi si occupa anche di traduzioni ed è molto attiva nel nord est tra le comunità di extracomunitari -, Wadia ha scritto diversi libri, tra questi “Amiche per la pelle”, una delle sue più importanti realizzazioni ed argomento intorno al quale si è svolta la serata. L'argomento principale dei suoi romanzi è la condizione degli immigrati in Italia, con particolare attenzione alle donne, “Amiche per la pelle” non fa differenza e da esso è tratto il film "Babylon Sisters", con la regia di Gigi Roccati, che è stato proiettato e commentato ieri sera.

In una interessata e variegata cornice di pubblico, dopo le canzoni di “Zio Cantante”, l'attenzione si è spostata su questa affascinante scrittrice che, intervistata sul palco da Mauro Di Vieste (direttore della Biblioteca Culture del mondo di Bolzano) e dall'ideatore dell'evento (organizzato da Cedocs con il sostegno dell'Assessorato alla Cultura italiana della Provincia Autonomia di Bolzano), il sociologo Adel Jabbar, ha parlato del suo concetto di cultura e del libro “Amiche per la pelle” uscito nel 2007.

 

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Laila Wadia, nata a Bombay nel 1966, è giunta in Italia all'età di vent'anni e, dopo qualche anno ha sentito l'esigenza di comunicare, non verbalmente, ma attraverso la scrittura. Ha cominciato in inglese, per passare pochi anni dopo alla lingua italiana “tanto affascinante quanto difficile”, - come ci racconta la scrittrice - per un il bisogno di trasportare i suoi racconti nella vita di tutti i giorni, anche nel suo nuovo paese. La scrittrice preferisce il termine “narrastorie” ed il concetto è effettivamente azzeccato in quanto i suoi personaggi provengono tutti da luoghi, etnie e situazioni diverse, per poi unirsi e realizzare che la trasformazione è sempre in atto e, come per una serie di racconti in un libro, alla fine viviamo tutti nello stesso volume.

Wadia ci ha raccontato della sua “formazione”, avvenuta durante la sua giovinezza a Bombay, dove viveva in un edificio a quattro piani, popolato da quattro famiglie di quattro religioni diverse (una famiglia musulmana, una gianista, una indu e la sua zoroastriana). Si trattava di una situazione comune in India, tant'è che uno dei grandi shock subito in Italia fu proprio l'assenza di altre religioni visibili e vive. Attraverso le sue parole conosciamo un'altra India, dove la si diffusa povertà fa solo da sfondo ad una ricchezza culturale e popolare ben visibile tra le parole dell'autrice.

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Wadia si è detta molto contenta dell'evento organizzato e anche del titolo, quell'Intrecci che sa dire, con una sola parola, quanto il tutto sia inevitabilmente unito, anche quando prende direzioni diverse, prima o poi si incrocia con qualcos'altro, contaminandolo, arricchendolo e cambiandolo per sempre, che si tratti di persone fisiche o di culture.

La scrittrice ci ha raccontato due divertenti episodi capitati nella sua vita in Italia, il primo da traduttrice ad un meeting internazionale, nel quale il tema principale era definire a livello commerciale le caratteristiche della banana. L'incontro, con innumerevoli esperti, durò molte ore e per Wadia che traduceva i loro dialoghi fu molto pesante, a tal punto che verso il finale, annoiata e allo scuro di avere il microfono aperto si lasciò andare ad un “Bla Bla Banana, Bla Bla Banana..”. Alla fine del meeting venne chiamata da parte e, con timore, si accorse che la persona che le voleva parlare era nientepopodimeno che Kofi Annan, all'epoca Segretario generale delle Nazioni Unite. Il diplomatico Ghanese sorrise e le diede un consiglio, di smettere con le traduzioni e fare qualcosa che la stimolasse veramente.

Il secondo episodio seguì la stessa importanza del precedente e riguarda qualche anno dopo. Dopo la pubblicazione del suo libro “Come diventare italiani in 24 ore”, questo venne criticato da un rappresentante della Lega Nord, attenendo come risultato un'enorme aumento delle vendite.

La serata è terminata con la visione del film “Babylon Sisters”, di Gigi Roccati, liberamente ispirato al romanzo della scrittrice, che si è detta soddisfatta del risultato, anche se naturalmente, per questioni legate alle necessità cinematografiche, esso è in parte diverso dalla stesura originale.

Qui sotto vi lasciamo il Trailer (cliccare sull'immagine)

Babylon

E un nostalgico richiamo a Kofi Annan..
“Quando si istruisce un uomo, si istruisce un individuo, ma quando si istruisce una donna, si istruisce il mondo intero”

Di Laila Wadia potete leggere anche i seguenti libri:

    Il burattinaio e altre storie extra-italiane (Cosmo Iannone, 2004)
    Curry di pollo, Karnevale in Pecore nere, (AAVV., Laterza, 2005),
    Mondopentola (a cura di, Cosmo Iannone, 2007),
    Amiche per la pelle (edizioni e/o, 2007),
    Come diventare italiani in 24 ore (Barbera, 2010),
    Se tutte le donne (Barbera 2012)
    Algoritmi indiani (Vita Activa Edizioni 2017)

Alcuni di questi volumi li potete trovare alla Biblioteca Culture del mondo (via Macello 50, Bolzano)

Last modified onMartedì, 13 Novembre 2018 20:55

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