corso demenza

Chi ha visto più lontano ...

Il 27 agosto 1978 usciva "Il Vangelo socialista" di Bettino Craxi (e non del sociologo Luciano Pellicani, che si limitò ad una consulenza storico-culturale), nella quale lo statista, allora da due anni "solo" segretario socialista (PSI, per la precisione - presidente del Consiglio lo sarebbe diventato negli anni Ottanta), rivendicava il pensiero di Proudhon contro quello di Marx.

Riflessioni su "Il signor C. armato di penna"

Leggendo con molta attenzione (sono riuscito a farlo dopo kermesse lavorativa e di studio d'altro tipo) il numero speciale di "Critica sociale. Colloqui italo britannici 1-2", che è un'antologia di scritti sulla critica del'94-'96, ossia "Il signor C. armato di penna", dove ovviamente C è riferito a Bettino Craxi (e le analogie forti tra Craxi e Gaber ci sono, essendo scomodi entrambi e irriducibili ai blocchi, sicuramente, ma anche non certo gestibili "a sinistra" - tanto che al funerale di Gaber c'era solo, senza alcun rumore, Berlusconi...), ho ulteriormente ribadito le mie convinzioni, riassumibili in alcuni punti:

Si al socialismo nazionale di Craxi, Gonzales e Brandt per rianimare l'internazionale socialista

Negli anni Ottanta l'intuizione europea di un socialismo nazionale (non nazionalistico, semmai patriottico) di Bettino Craxi, Michael Rocard, Felipe Gonzalez, Willy Brandt, Franz Wranitski, non era solo da intendere come presa d'atto della crisi dell'Internazionale Socialista (che rimane referente importante, ma non unico, per il socialismo e la socialdemocrazia), ma come consapevolezza di ancorare nei singoli paesi (Italia, Francia, Spagna, Germania, Austria), un progetto che rimane utopia, ma utopia concreta, realizzabile, senza improvvide fughe in avanti, facendo i conti (letteralmente, non metaforicamente) con la situazione economica e sociale dei singoli paesi.

Ora questo progetto-ammonimento, nell'epoca della crisi globale e generalizzata, rimane validissimo. Rileggendo i testi dell'epoca ("sparsi"/raccolti in più volumi) sembra importante riscoprirne la carica profetica, assolutamente attuale. In questo modo, poi, sembra molto importante riattivare il circuito virtuoso dell'Internazionale socialista, oggi troppo disposta ad accogliere partiti di derivazione liberticida ("fascismo rosso", da cui non è immune, tra gli altri, l'italiano PD) e a soluzione di piccolo cabotaggio a livello diplomatico, di risoluzione dei conflitti.  

Eugen Galasso

Ferruccio Minach, scomparso uno dei leader del socialismo in Alto Adige

Con Ferruccio se ne va un vero protagonista: della vita politica ed amministrativa di Merano, città dove risiedeva, e del socialismo altoatesino, nel quale ha sempre militato in posizioni prima socialdemocratiche e poi di autonomismo socialista. Non poteva essere diversamente per un ammiratore di Turati e di Adler, ai quali significativamente aveva intitolato il circolo culturale che aveva presieduto.

Ho tanti bei ricordi di lui, tante volte ho avuto bisogno di sentire il suo consiglio, tante volte mi ha dato la soddisfazione di collaborare con me sia nella politica di partito sia in una cosa nella quale credeva molto, ed io con lui: la pubblicistica quale strumento per far conoscere la storia delle idee (e degli uomini che le sostengono).

Ricordi, e considerazioni, sessantottesche

Di recente ho recuperato una copia della rivista fiorentina "Il Ponte", numero speciale del 1989 (anno XLV, n.5, settembre-ottobre 1989), che riproduce le relazioni del convegno all'università "La Sapienza" di Roma del  28 aprile 1988 su "Socialismo liberale: Carlo e Nello Rosselli, Ernesto Rossi, Gaetano Salvemini".

Sono per me, socialista liberale, autori di riferimento e quindi ne dirò solo bene, credendo che il tragico fallimento del comunismo sovietico, peraltro preconizzato da tanti dissidenti, anche magari inizialmente coinvolti nella "sperimentazione" sovietica, deve far aspirare a più giustizia sociale nella maggiore libertà possibile, per dire le cose in breve.

Augustin, un socialista, un amico che scompare

Augustin tutti lo chiamavano Gipo, cioè Giuseppe in piemontese, da dove veniva la sua famiglia. Chissà perché, io non sono mai riuscito a chiamarlo così. Neanche per nome. Sempre e solo Augustin. Oggi sento come una cosa che è giusto fare provare ad abbozzarne un ricordo. Naturalmente per la mia esperienza e dal punto di vista della politica.

Considerazioni intorno al liberalsocialismo

Il mio non vuol essere un  testo-rampogna sul "socialismo impossibile", su un'utopia perduta, ma, da modesto storico del problema (cfr. varie pubblicazioni edite dal Cedocs e non solo, vedi www.cedocs.it), vorrei mettere i puntini sulle "i" di quello che si è chiamato, di volta in volta, "liberalsocialismo" e/o "socialismo liberale".

Senza voler molestare l'anima di un grande pensatore e azionista come Guido Calogero, preferisco, con i fratelli Rosselli, parlare di "socialismo liberale", ma come si sostanzia, quest'ultimo?

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