corso demenza

Riflessioni su "Il signor C. armato di penna"

Leggendo con molta attenzione (sono riuscito a farlo dopo kermesse lavorativa e di studio d'altro tipo) il numero speciale di "Critica sociale. Colloqui italo britannici 1-2", che è un'antologia di scritti sulla critica del'94-'96, ossia "Il signor C. armato di penna", dove ovviamente C è riferito a Bettino Craxi (e le analogie forti tra Craxi e Gaber ci sono, essendo scomodi entrambi e irriducibili ai blocchi, sicuramente, ma anche non certo gestibili "a sinistra" - tanto che al funerale di Gaber c'era solo, senza alcun rumore, Berlusconi...), ho ulteriormente ribadito le mie convinzioni, riassumibili in alcuni punti:

Si al socialismo nazionale di Craxi, Gonzales e Brandt per rianimare l'internazionale socialista

Negli anni Ottanta l'intuizione europea di un socialismo nazionale (non nazionalistico, semmai patriottico) di Bettino Craxi, Michael Rocard, Felipe Gonzalez, Willy Brandt, Franz Wranitski, non era solo da intendere come presa d'atto della crisi dell'Internazionale Socialista (che rimane referente importante, ma non unico, per il socialismo e la socialdemocrazia), ma come consapevolezza di ancorare nei singoli paesi (Italia, Francia, Spagna, Germania, Austria), un progetto che rimane utopia, ma utopia concreta, realizzabile, senza improvvide fughe in avanti, facendo i conti (letteralmente, non metaforicamente) con la situazione economica e sociale dei singoli paesi.

Ora questo progetto-ammonimento, nell'epoca della crisi globale e generalizzata, rimane validissimo. Rileggendo i testi dell'epoca ("sparsi"/raccolti in più volumi) sembra importante riscoprirne la carica profetica, assolutamente attuale. In questo modo, poi, sembra molto importante riattivare il circuito virtuoso dell'Internazionale socialista, oggi troppo disposta ad accogliere partiti di derivazione liberticida ("fascismo rosso", da cui non è immune, tra gli altri, l'italiano PD) e a soluzione di piccolo cabotaggio a livello diplomatico, di risoluzione dei conflitti.  

Eugen Galasso

Ferruccio Minach, scomparso uno dei leader del socialismo in Alto Adige

Con Ferruccio se ne va un vero protagonista: della vita politica ed amministrativa di Merano, città dove risiedeva, e del socialismo altoatesino, nel quale ha sempre militato in posizioni prima socialdemocratiche e poi di autonomismo socialista. Non poteva essere diversamente per un ammiratore di Turati e di Adler, ai quali significativamente aveva intitolato il circolo culturale che aveva presieduto.

Ho tanti bei ricordi di lui, tante volte ho avuto bisogno di sentire il suo consiglio, tante volte mi ha dato la soddisfazione di collaborare con me sia nella politica di partito sia in una cosa nella quale credeva molto, ed io con lui: la pubblicistica quale strumento per far conoscere la storia delle idee (e degli uomini che le sostengono).

Dal PSOE elementi di riflessione per la politica socialista

Il PSOE (partito socialista spagnolo) è alle prese con i risultati delle recenti elezioni amministrative, non esaltanti, in realtà, ma neppure "disperanti". Come afferma il Segretario Generale Pedro Sanchez, in una recente intervista (31 d maggio) al quotidiano "El Paìs", uno dei più accreditati d'Europa, egli parlerà sia con Podemos (=possiamo) sia con Ciudadanos (=cittadini), i due movimenti (più che partiti) emergenti nella realtà spagnola: Podemos più a sinistra (ma non si riconosce nelle ricette "classiche" della sinistra), Ciudadanos più su una linea di centro. Sanchez ribadisce. "Il PSOE è socialdemocratico, sono gli altri a dover dire dove stanno e quali sono le loro proposte"; continua parlando di un "cambio chiesto dai cittadini, un cambio nella stabilità".

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