Commemorati i 15 anni dalla scomparsa ad Hammameth di Bettino Craxi

Si sono commemorati i 15 anni dalla morte di Bettino Craxi, credo l'unico leader capace (voglio dire: che sarebbe stato capace) di svecchiare questo paese borbonico, ancorato a un passato che non passa ma che non si vuol far passare, il leader del partito socialista rinnovato, non più succube del frontismo e del PCI (allora onnipresente, ma tuttora ben radicato in vari gangli della società, come dimostra molto bene, tra le altre, la vicenda di" Mafia Capitale").

Andrea Costa, un socialista passato dal ribellismo anarchico al riformismo

"Si nasce incendiari, si muore pompieri" (Pitigrilli): la frase della scrittore ebreo torinese non vale poi sempre, pur se in certi casi può valere. Certo non per Andrea Costa (1852-1910), grande socialista, nativo di Imola, tra i fondatori del Partito Socialista Italiano, nato anarchico, poi, già da giovane diventato socialista con profonda convinzione.

La perdita di ruolo politico e di consensi elettorali dei socialisti in Italia ed in Europa

Delusione elettorale per le liste socialiste (sia quelle collocate nel centro-sinistra, sia per il Nuovo PSI, collocabile, in autonomia, nel centro-destra). Qualche seggio qua e là, la sconfitta di Caldoro (leader Nuovo PSI) in Campania a favore dell'"Impresentabile" De Luca.

Dal PSOE elementi di riflessione per la politica socialista

Il PSOE (partito socialista spagnolo) è alle prese con i risultati delle recenti elezioni amministrative, non esaltanti, in realtà, ma neppure "disperanti". Come afferma il Segretario Generale Pedro Sanchez, in una recente intervista (31 d maggio) al quotidiano "El Paìs", uno dei più accreditati d'Europa, egli parlerà sia con Podemos (=possiamo) sia con Ciudadanos (=cittadini), i due movimenti (più che partiti) emergenti nella realtà spagnola: Podemos più a sinistra (ma non si riconosce nelle ricette "classiche" della sinistra), Ciudadanos più su una linea di centro. Sanchez ribadisce. "Il PSOE è socialdemocratico, sono gli altri a dover dire dove stanno e quali sono le loro proposte"; continua parlando di un "cambio chiesto dai cittadini, un cambio nella stabilità".

... parlando di toponomastica "cattolica" ...

Alcune considerazioni da parte mia, ma più che  altro di stampo sociologico, che non vorrebbero (necessariamente) essere polemiche.   

Che nell'immaginario collettivo italiano sia presente il cattolicesimo è indubbio: pensiamo al valore del "Patto del Nazareno": sede PD, Roma, sita in via del Nazareno, quindi nulla di particolare, ma fosse stata Via delle Botteghe Oscure, dove una volta era sito il PCI, nulla. Piazza del Gesù, dove aveva sede la vera "Balena Bianca", la DC, era forse troppo identificata con un partito "confessionale", mentre la confluenza di ex-comunisti ed ex-DC di sinistra (demitiani, prodiani, rosybindiani, sempre che ci siano, forse mattarelliani) "fa la forza". 

  • 0

L'ordine di precedenza tra gruppi linguistici ha un senso. Cose superate?

Ogni tanto ci si ricorda di qualche trascorsa notizia, letta o sentita: personalmente preferisco basarmi su qualcosa di scritto (scripta manent, mentre verba volant). In più, in questo caso, si tratta di un testo (non chiedetemi di datarlo, non ho tenuto l'articolo, anche perché a Bolzano capito raramente) nel quale l'ex segretario di Langer, ora presidente della Fondazione Alex Langer, quella che conferisce l'omonimo premio, che negli ultimi anni non naviga in buone acque, Edy Rabini, ricordando la scomparsa di Don Bertagnolli, prete che non riscuoteva la mia simpatia(ma ciò non c'entra), esordisce parlando di "Tedeschi, Ladini, Italiani": ecco il politically correct nella sua versione meno intelligente. 

L'ordine proposto avrebbe avuto un senso prima dell'approvazione del pacchetto, ora assolutamente no, perché i diritti delle "minoranze" ora sono tutelate in un modo che altrove (Corsica, Paesi Baschi, Catalogna, Wales/Galles, Scozia, ma anche Sardegna, ma anche Val D'Aosta) si sognerebbero... 

  • 0

Assolto Berlusconi: la politica andava fatta con metodi politici, non con le accuse giudiziarie

L'assoluzione di Berlusconi in Cassazione per il "processo Ruby" segna un momento di non-ritorno, di totale "alterità" rispetto a un lustro (almeno) di accanimento giudiziario, mediatico (da parte della stampa debenettiana e di varie TV, nonché di siti Internet decisamente schierati, inutile ricordar "Il Fatto quotidiano", "Repubblica", il TG 3, vari programmi su "LA 7" etc.: un elenco dettagliato sarebbe francamente troppo lungo...), di opinione pubblica condizionata dai media (alcune signore un tempo non precisamente "sante" che con l'età si sono schierate nel settore della sinistra, vecchi e nuovi "piagnoni" (Savonarola, contrariamente a certe semplificazioni scolastiche, era serio e si batteva contro la corruzione vera, soprattutto economica; i suoi pseudo/seguaci attuali sono semplicemente grotteschi, per non dire di molto peggio...). 

Ora bisognerà, come affermano vari esponenti del "Centro-Destra" (Forza Italia, Lega, in parte l'NCD di Alfano, pur se con minore chiarezza) riscrivere veramente la storia del 2011, con tanto di delegittimazione europea, pur se non internazionale (non solo Merkel e Sargozy, non Obama... le agenzie di Rating in primis e vari altri potentati economici e ancor prima finanziari...). 

Su questo il libro di Alan Friedman "Ammazziamo il Gattopardo", Milano, Rizzoli, 2014 (ma su ciò precedentemente, vari articoli e varie trasmissioni TV di Friedman e di altri), ma anche il recentissimo "Un golpe chiamato Rating" (a cura di Alessandro Sallusti), Milano, Controrrente-Il Giornale 2015, fanno piena luce, soprattutto dal punto di vista delle pressioni economico-finanziarie, svelando anche (ciò soprattutto, ma non esclusivamente nel secondo libro citato). 

Combattere politicamente Berlusconi per la "sinistra" era/è necessario e forse doveroso, come lo è per quell' "ircocervo" (tuttora) che si chiama M5S (movimento cinque stelle), ma il combattimento avrebbe dovuto svolgersi sul terreno politico ed economico, non su quello mediatico-giudiziario...    

Eugen Galasso

  • 0

Uomini soli con tanto potere: questione pericolosa

Claudio Martelli, più volte ministro, ma soprattutto vicesegretario del Partito Socialista Italiano (PSI) negli anni della segreteria Craxi (con cui non era sempre "in pieno accordo"), oltre che protagonista della vita politica per anni, è anche un fine notista politico e un intellettuale: di recente nel "Quotidiano nazionale" del 31 marzo il suo "fondo" è dedicato al "Monopolio del potere", parlando di Renzi e della sua "egemonia" (il testo si intitola "Il monopolio del potere"), dove l'"asso pigliatutto" di Rignano sull'Arno è definito un "ciclone". 

Ma Martelli non si limita al tema del "leader" e del "leaderismo", comunque importante: come già rilevato un secolo circa fa, da studiosi come Michels, Mosca, Pareto, il "leader" e il suo "fascino" contano, per fortuna e talora purtroppo. Chi non ricorda il "decisionismo" di Craxi che infiammava il dibattito, con il PCI , la DC "di sinistra" e altri spiazzati e comunque sempre polemici, tanto da... voler distruggere dapprima politicamente, poi per via giudiziario-mediatica, il leader più "deciso" che "decisionista", riuscendoci poi, putroppo...? 

Ma oltre al tema del leader, dove Renzi appare un "gigante" ma tra "nani", Martelli rileva anche che "più di duecento deputati e senatori, di destra e sinistra, lasciano i loro partiti", ma che questa "non è una magia di Renzi". Parla invece del superamento della secca "alternativa tra centrodestra e centrosinistra" (forse mai del tutto realizzata, peraltro; il sogno bipartitico è rimasto nella mente, ritiene chi scrive, nelle menti di chi credeva d'essere in Inghilterra, USA, Australia o al massimo Francia; il che non vuol dire tout court auspicare il ritorno al "proporzionale", si badi) che cederebbe "il passo a un partito centrale, egemone, un partito unico del potere politico, pubblico, istituzionale e di governo;unico perché nettamente più forte di ciascuno dei suoi rivali divisi e inconciliabili". 

Martelli lamenta la debolezza della minoranza PD e di Berlusconi nel contrapporre a Renzi "una riforma democratica di stampo europeo", certo anche, aggiunge chi scrive, inceppata dalle troppe resistenze di mini-partiti à la NCD o come ora si chiama, con l'allargamento a Casini & Co... Ancora: Martelli lamenta che "Un leader unico, un partito unico, un capo dello Stato scelto dal Capo del governo come l'amministratore unico della RAI, come i nuovi vertici delle aziende pubbliche, come un preside toto potente in ogni scuola (riferimenti a provvedimenti già attuati o da attuare, nelle intenzioni de l"vate di Rignano", e.g.), contengono il rischio reale di un monopolio del potere e i monopoli del potere possono piacere alla gente e ai parlamentari nominati (non eletti, sottolinea neppure implicitamente Martelli, e.g.), ma sono il contrario della democrazia". 

Vero, certo, dove vengono fuori, però, tutte le contraddizioni del "leader carismatico", gradito alla gente (Letta era il simbolo dell'inefficacia, Monti quello del potere oppressivo di banche e oligopoli, Berlusconi di varie contraddizioni ma anche la vittima di manovre oscure - neppure troppo, in realtà - fin dalla sua "discesa in campo") ma monocratico-esclusivista... Ora, a livello comunale e provinciale (in tutta Italia, intendo) ciò può manifestarsi altrettanto, con "renzini" in ogni luogo. 

Limitandosi a Bolzano, il rischio concreto di una rielezione di Gigi Spagnolli addirittura al primo turno (scontato ormai l'appoggio della SVP, e la scarsa unione del fronte alternativo che però pare poter sperare di raggiungere un primo obiettivo: quello di costringere Spagnolli al ballottaggio nonostante l'appoggio SVP) purtroppo si profila: il sindaco uscente è il "clerosindaco" che stava con "Don Dino" (nel suo blog, a suo tempo), ossia con il gestore-dirigente d'allora del "Rainerum", che ha chiesto una sorta di "giuramento anti-gay" agli studenti, ma ora occhieggia ai gay (per bieche finalità elettorali, viene da pensare), e che guarda ancora una volta alla propria rielezione con durezza, con il suo piglio "duro", da montanaro avvezzo a decisioni rapide "passando sopra i cadaveri" ("über Leichen gehen", espressione idiomatica tedesca molto efficace). Ma tutta questa durezza poi si squaglia.

Al rischio di uno "Spagnolli" forever corrispondono il conformismo della SVP, le eterne controversie del centrodestra, le contraddizioni di una "sinistra estrema" che forse non è più neppure "sinistra", ma anche la pochezza di un elettorato che ricorda quel "volgo disperso che nome non ha" (Alessandro Manzoni, alias "Don Lisander"), troppo allevato in sacrestia più ancora che in parrocchia (riprendo una felicissima espressione di Francesco Cossiga a proposito del noto bigottismo di Oscar Luigi Scalfaro)... 

 Eugen Galasso
 

  • 0

Elezioni comunali a Bolzano: arrivano segnali di fine della calma piatta

Calma piatta a BZ? Non proprio, se il Sindaco uscente Spagnolli non passa al primo turno (evviva!) e comunque perde voti (ancora come sopra) nei quartieri. Buono lo score della Lega, che propone, credo provocatoriamente (conosco Carlo Vettori e lo stimo) la Selbstbestimmung/autodeterminazione. 

Non esaltante, invece, purtroppo, quello del rassemblement di Forza Italia, dove funziona ancora negativamente l'effetto di passate gestioni contraddittorie e fuorvianti per l'elettorato. 

A Merano la coalizione della sinistra non PD, candidato sindaco Paul Rösch, mette in scacco la SVP. Ancora evviva, anche perché il partito/Sammelpartei, raccogliticcio, ormai, più che di raccolta, segna il passo anche in altri comuni. Tessuto sociale in fibrillazione? E'una speranza, ma è troppo presto per esprimersi con certezza, in mancanza di ulteriori elementi e conferme, in specie per un "transfugo" che, per motivi di salute, non ha nemmeno potuto votare.    

Dire di più è impossibile, ma speriamo che il secondo turno, quasi segnato, non dia molte speranze di gloria al purtroppo ri-vincitore probabile Spagnolli, che comunque sarà alle prese con le questioni giudiziarie aperte e la "pendenza" Benko...   

Eugen Galasso

  • 0

Come fronteggiare l'IS?

In "The Atlantic" di fine aprile, Graeme Wood pubblica un saggio sull'ISIS (o ormai solo IS, Islamic State,  come suggerisce qualcuno), dove conclude affermando come tale realtà (lo è, purtroppo) sappia "influenzare poderosamente un certo settore della popolazione". Cita anche tale Musa Cerantonio, mezzo italiano e mezzo irlandese, telepredicatore trentenne in Iquaa TV, al Cairo, ora attivo in rete, che vive ora in Australia, come "autorità spirituale", anche se le autorità australiane gli impediscono di muoversi da Melbourne, dato che gli hanno tolto il passaporto : è uomo mite e amichevole, afferma Wood, odia la violenza, impallidisce a vedere le decapitazioni, ma considera che i seguaci dell'IS sono obbligati ad appoggiarla. Il "Califfato", per lui, è veicolo di salvezza, non solo mera entità politica. 

Wood vede analogie con l'atteggiamento di George Orwell, il grande anti-utopista autore di "1984", socialista libertario che scrisse anche "Omaggio alla Catalogna", in epoca di rivoluzione(guerra, forse meglio) civile spagnola negli anni Trenta del 1900, quando recensiva il "Mein Kampf": "Non ho mai potuto sentire antipatia per Hitler", in quanto avrebbe avuto in sé qualcosa in grado di suscitare la compassione, quale "naturale perdente", dove Orwell affermava ancora: "Se stesse uccidendo un topo, sarebbe capace di far credere che uccide un drago".  

L'IS, conclude Wood "non è da sottovalutare per la sua attrattiva ideologica e religiosa." Non esclude l'importanza di "strumenti ideologici per far vedere ai potenziali convertiti che il messaggio dell'IS è falso", neppure strumenti militari, ma "si può fare poco contro un'organizzazione tanto immune dalla persuasione come questa e la guerra sarà possibilmente lunga, anche se non durerà fino alla fine dei tempi". 

Lo scrittore angloindiano Salman Rushdie, invece, ritiene che "si debba creare uno Stato multiislamico in Irak ed è molto interessante che ci siano diversi paesi sunniti che si stanno associando alla battaglia contro l'IS, il che potrebbe preludere a una soluzione non militare", pur se ritiene "necessario un controllo militare, perché sono questo (quelli dell'iS): un esercito" (intervista a Rushdie del 6 ottobre 2014, in "El Paìs"). 

Molto più perentorio Mario Vargas Llyosa, per il quale "L'origine della violenza praticata dagli Yihadisti la sua radice nella propria religione, l'Islam" (El Paìs del 19 aprile 2015). 

Loretta Napoleoni, saggista e specialista italiana di terrorismo, vede una continuità con Al Quaeda e con post-guerra nel Golfo (la seconda, quella del 2003). 

La studiosa e pensatrice somala Ayaan Hirsi Ali, invece, propone alcune ricette, probabilmente inaccettabili per l'IS: "Far in modo che Maormetto e il Corano si prestino a interpretazione e critiche", "Dar priorità alla vita, non alla vita dopo la morte", "Limitare la sharia e porre fine alla sua preponderanza, con rispetto per la legge secolare", "Smetterla con la pratica: ordinare ciò che è bene, proibire ciò che è male"; "Abbandonare l'incitamneot alla yihad" (in "El Paìs", supplemnto "Domingo". 12.04.2015). 

Ipotesi, suggerimenti, interpretazioni di un fenomeno e di  fronte a un fenomeno certo gravissimo e tuttora preoccupante.  

Eugen Galasso

  • 0
Subscribe to this RSS feed