“Mondo del lavoro e trasformazione demografica”: convegno a Bolzano

Si è aperto con i saluti dell’Assessore al lavoro della Provincia Autonoma di Bolzano, ing. Roberto Bizzo, e del direttore della Ripartizione lavoro della Provincia, dott. Helmuth Sinn, il convegno dello scorso 12 maggio presso l’università di Bolzano dal titolo “Mondo del lavoro e trasformazione demografica”, in una sala gremita ed alla presenza del sindaco di Bolzano Luigi Spagnolli e degli assessori comunali Mauro Randi e Chiara Pasquali.

La domanda che ha aperto i lavori del convegno è stata questa: dove e come saremo noi tutti il 12 maggio 2050?

Festivalmeteorologia

Terminato a Rovereto il FESTIVALMETEOROLOGIA - www.festivalmeteorologia.it/ - promosso dall’Università di Trento e dal Comune di Rovereto, destinato non solo agli specialisti del settore, ma anche alle aziende e a tutti coloro, e sono molti, che di meteorologia s’interessano. Grande il successo di pubblico.

Claudio Bocaccini in scena a Bolzano

Claudio Boccaccini, attore e autore romano, presenta anche a Bolzano, il giorno 7 novembre, all'Auditorium Torricelli, Bolzano, alle 21, per organizzazione di "La Comune" (la rassegna forcatiana, per dirla più comunemente) "La foto del carabiniere", incentrata sulle rappresaglie naziste contro cittadini inermi, accampando presunti "codici d'onore" (e di guerra) per giustificare le vendette contro le azioni partigiane, più che giustificate e non condannabili da alcun punto di vista.  

"La foto del carabiniere" è quella di Salvo D'Acquisto, eroico carabiniere immolatosi, nel settembre del 1943,  per salvare i prigionieri che i nazisti avevano destinato al plotone d'esecuzione; tra questi prigionieri c'era anche Tarquinio Boccaccini, padre dell'autore-attore-regista dello spettacolo, che ricostruisce la tragedia ma anche in termini "umoristici" e persino "comici" una vicenda dalla scia lunga, come sappiamo, dato che storicamente si è ancora impegnati, spesso in mezzo a impropri e improvvidi "revisionismi" e "riduzionismi" a discutere responsabilità, colpe, retaggi storici etc.(read more_clicca sul titolo)

Martelli critica Renzi in nome dell'essenza delle democrazie liberali

Claudio Martelli, già vice-leader del PSI,ex- ministro della Giustizia e pensatore dell'allora Partito Socialista ("Nietzsche filosofeggiava con il martello, il PSI con Martelli", una battuta d'epoca), parla ("QN"del 23 ottobre) dell'essenza delle democrazie liberali, in cui ci sono "robusti contrappesi istituzionali" rispetto ai leader politici, mentre oggi Renzi tenderebbe a "cambiare la geografia politica"e i "connotati del proprio partito e annettendosi pezzi dei partiti avversari".

 

Vero, diremmo, con l'unica minima rettifica che Renzi ha sì cambiato i connotati del PD, ma al tempo stesso essi erano già "bastardi" ab imo, dato che il PD nasce male, da un compromesso tra ex-PCI, ex-PDS, DS, Ulivisti e ex-DC, poi Margherita (dove non si capiva se fosse quella del "m'ama, non m'ama" oppure la pizza omonima...), da una tardiva "sindrome ulivista", indotta dalla sconfitta di Al Gore (forse truccata, ma non poi del tutto...), dall'uscita di scena di Tony Blair, dal non essere comunque mai un "Democratic Party", stile USA, nonostante la pubblicità della nascita del partito seguisse vergognosamente quella linea, con il richiamo in inglese per le allora (2007) feste di partito.  

 

Sarà per innato "estremismo" da parte mia ("Sia dunque il vostro parlare sì  sì, no no. Il resto procede dal Maligno", Matteo 5, 37, una regola cui l'allora DC, sia detto con forza, non si è attenuta praticamente mai) .  

 

Certo, Renzi è un "maneggione", un esempio di non alto machiavellismo politico, il premier che sa parlare alle massaie (sia detto con il massimo rispetto, s'intende) ma non a varie componenti del proprio partito, che però finiscono con il piegarsi, sussurrando (forse) il mitico "Obbedisco"...    

 

Eugen Galasso 

Il Papa è malato. Tra conferme e smentite, rimangono alcuni punti fermi.

La "quaestio", oltremodo vexata, se si debba comunicare, ossia dare ad extra, la notizia della malattia del Papa si ripropone con la notizia, appunto, del piccolo tumore cerebrale di Papa Francesco, Jorge Bergoglio, notizia data dal"Quotidiano nazionale", poi smentita dalla Sala Stampa Vaticana, non più guidata da Navarro Vals, notoriamente dell'Opus Dei, ma comunque ligia a un protocollo che forse papa Francesco vorrebbe cambiare.

 

Il "boom" provocato dalla comunicazione riguardante il tema ha fatto epoca, con un turbine di smentite, conferme, rettifiche, ma alcuni punti fermi rimangono:

 

A) la Sala Stampa ha riconosciuto tentativi (al di là del "complotto" eventuale, che è altro) di "boicottare il Sinodo dei Vescovi", allora in corso, magari delegittimando la linea dei vescovi tedeschi e anche del Papa, linea più "progressista", a favore dei vescovi conservatori, guidati (anche) dal Cardinale Scola, di CL (Comunione e Liberazione), che molti avrebbero voluto Pontifex...  ;

 

B) la notizia, confermata e poi smentita, ma non del tutto, dall'oncologo giapponese Fukushima, un luminare, sembra essere vera, ribadendo la non pericolosità, almeno per ora, dell'intervento...  

 

Andrea Cangini, direttore di "QN", è sempre stato molto fermo nel ribadire la veridicità della notizia, mettendo in guardia da teorie complottiste... , ma anche oltremodo misurato, alieno da "escapismi" laicisti o estremistici, ma il problema si pone: se oggi anche i dittatori non nascondono le loro défaillances fisiche, ciò dovrebbe valere a fortiori per i Papi.    

 

Eugen Galasso  

Pare improprio il lavoro della Chiesa locale per scegliere il futuro Sindaco di Bolzano

 Leggo in un numero vecchio dell'"Alto Adige" un lungo articolo di Paolo Campostrini sulle iniziative del GEIS (Gruppo ecclesiale di impegno sociopolitico) notoriamente guidato dal prof. Don Paolo Renner.  

 

Da un lato, complimenti perché almeno tutto viene dichiarato, dato ad extra, né Renner si nasconde, anzi, quindi "i giochi sono fatti".

 

Dall'altro, però, tante riserve: perché voler a tutti i costi dare alla città un sindaco "cattolico", magari un "cattolicone" come lo era Gigi Spagnolli?

 

Perché mai un sindaco laico, in questa città (parlo della Bolzano moderna, post-seconda guerra mondiale)? Da Ziller in poi, solo cattolici. Eppure, a Dio piacendo (lo sottolineo) dei non-cattolici hanno guidato il paese, da Spadolini a Craxi al presidente della Repubblica più amato dagli italiani, Pertini. Né, ci sembra, sono stati i peggiori, anzi...

 

A livello locale anche, in tutta Italia, a Bolzano mai. Sarà per questioni etniche, id est di rapporti con la SVP, partito (almeno ufficialmente) iper-cattolico, per non dire anche clericale? Può essere, ma non sappiamo se sia effettivamente così.  

 

Certo dispiace che una persona capace (e "laica", a suo modo ) colta non solo a livello teologico come don Renner abbia "tirato, per ben due volte (forse tre, ma la terza volta non ha funzionato) la volata a un personaggio come Spagnolli, ma più in generale che la longa manus di sua maestà la Chiesa cattolica (le altre qui sono minoritarie, anzi sono sostanzialmente delegittimate dalla vox populi e da quella dei poteri dominanti), anche se rappresentata da un"illuminato" come il prof: Renner, si estenda così tanto da proporre propri candidati: in altri paesi, compresa la vicina Austria, ciò è difficilmente concepibile.

 

Il dott.Rebecchi, "cavallo su cui punta" il citato GEIS sarà un'ottima persona, personalmente non la voterei per il "marchio" che porta.  

 

Sarò eccessivo, sarò "fanatico", ma credo che, specialmente in una realtà come quella made in South-Tyrol le candidature debbano venire dal basso, dal partiti e movimenti culturali, non da quelli ecclesiali, che dovrebbero piuttosto indicare linee generali, non nomi di candidati.    

 

Eugen Galasso

Napolitano: un Presidente emerito santificato del tutto fuori luogo

L'intervento del "Presidente della Repubblica emerito" (per chi scrive solo "ex-presidente") Giorgio Napolitano in Senato ieri (con tutta la sua tipica prosopopea) è incredibile: una sensata protesta contro interventi gravissimi-per chi scrive para-golpisti- di Napolitano ha scatenato una marea di bordate polemiche contro "i reprobi": "chi tocca Napolitano muore", potremmo riassumere così questa situazione.

 

Il presidente che nel 2011 ha nominato autoritativamente e in modo extra-parlamentare e "personalistico" (avevo sentito circolare il nome più di due mesi prima della nomina, a Torino in ambienti FIAT) Mario Monti Presidente del Consiglio senza indire nuove elezioni, viene assurto tout court a "pater patriae", a salvatore della Costituzione, senza in alcun modo indagarne responsabilità e colpe - a suo tempo, invece, Francesco Cossiga era stato demonizzato come golpista.

 

"Perché?" si chiederà qualcuno; evidentemente perché Napolitano è funzionale a certe parti politiche, non ad altre, a loro volta demonizzate.

 

Poco da dire sulla riforma del Senato (che non è vera abolizione, ma un compromesso tipicamente "à l'italienne" per salvare capra e cavoli), di cui  si dovrebbe discutere a parte, ma la santificazione di Napolitano appare fuori luogo e forzatamente imposta da politici e mass-media al "Popolo bue" (e in parte lo lo è veramente, se beve tutto quanto viene propinato...).

 

Un tema su cui riflettere, a parte la singola persona Napolitano...   Vediamo se in seguito si agirà ancora così o si potrà ragionare (ne dubito, ma...) in modo più "laico"...      

 

Eugen Galasso

La sorte dei soldati italiani in Russia nella II Guerra Mondiale

La sorte dei soldati italiani in Russia nella II Guerra Mondiale

 « Seconda Guerra Mondiale: la sorte dei  prigionieri italiani in Russia. Forse ora si può conoscere la verità»

1. Memorie

La strana storia del soldato B. Da Bolzano ai campi di prigionia di Stalin.

Oltre il danno la beffa. Quando tornò dalla prigionia in Russia, nei campi di lavoro e rieducazione politica di Stalin, non tornò subito a Bolzano, ma volle passare dal paese d'origine, in una valle trentina. E ci riuscì, dopo una vera e propria odissea ferroviaria. Era inverno, molti erano i chili,  di carne e sangue, le forze lasciate in Russia. 

La Legione cecoslovacca nella Grande Guerra

La Legione cecoslovacca nella Grande Guerra

PAGINE INEDITE SULLA GRANDE GUERRA IN REGIONE

 "L'armata silente. Imprese ed eroismi di irredenti adriatici e cecoslovacchi sul Lago di Garda". Questo il titolo dell'ultima ricerca sulla Grande Guerra firmata dal bolzanino Corrado Pasquali che da tempo si dedica allo studio e all'approfondimento di vicende che si sono consumate, su vari fronti, a cavallo dei cruciali anni 1914-1918. L'autore da sempre attento all'irredentismo adriatico o tridentino questa volta ha concentrato la sua attenzione sulle vicissitudini della Legione cecoslovacca (più di 25.000 uomini) che si schierò con gli italiani per la liberazione dalla dominazione austro-ungarica.

Arruolati loro malgrado nell'esercito asburgico, allo scoppio della guerra i soldati cecoslovacchi o scelsero la via della diserzione oppure si lasciarono sopraffare dai nemici. Disertori o prigionieri, i cecoslovacchi diedero vita a formazioni autonome che combatterono contro gli imperi centrali ad esempio, nel settembre del 1918, sul Doss Alto, posizione di considerevole importanza strategica tra Adige e Garda. Qui la VI Divisione composta esclusivamente da soldati cechi sostenne e respinse gli attacchi austriaci al comando del generale Andrea Graziani. Alcuni di loro presi prigionieri, furono processati come traditori e impiccati. Al termine del conflitto, nel dicembre del 1918, l'intero corpo ristrutturato in corpo d'armata venne infine ricondotto nella patria liberata.

L'Alto Adige delle Opzioni

L'Alto Adige delle Opzioni

Le lettere aperte. 1939-43: intervista di Max Carbone a Christoph von Hartungen (parzialmente citata in “Corriere dell’Alto Adige”, 27 ottobre 2006). Lettere, scritte a mano. Inviate, intercettate dalla censura. Aperte, lette, trascritte, richiuse e rispedite. La censura era quella fascista, gli anni erano quelli tra il 1939 e il 1943, il luogo il Sudtirolo. Erano le cosiddette “opzioni”, il malaugurato tentativo attuato dai governi italiano e tedesco di mettere ordine nella questione altoatesina. La popolazione di madrelingua tedesca e ladina della provincia di Bolzano fu posta di fronte ad una scelta drammatica: mantenere la cittadinanza italiana e rinunciare ad essere considerata tedesca, oppure optare per quella tedesca, vedersi liquidati tutti i beni e trasferirsi oltre confine.

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