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Letteratura

Letteratura (5)

Scrittori a Bolzano: una settimana di incontri

"La settimana dello scrittore" è il titolo della serie di incontri che si tiene a Bolzano presso Castel Mareccio organizzata dall'associazione Scrittori a Bolzano presieduta dal prof. Vito Mastrolia.

Si inizia con l'inaugurazione ed il saluto delle autorità mercoledi 11 ottobre alle 16 e 15, seguita dal primo incontro con alcuni degli scrittori bolzanini aderenti all'associazione. Il secondo incontro sarà il giorno seguente, giovedi 12 ottobre dalle 17 alle 19, il terzo venerdi 13 ottobre sempre alle 17 e l'incontro conclusivo comincerà alle 9 di sabato 14. Gli incontri saranno inframezzati da alcuni intermezzi musicali curati da Ennio Cassetti.

Quattro giorni intensi di confronto tra i diversi autori e di presentazione dei loro lavori, sotto l'attento sguardo del direttore del quotidiano Alto Adige, Alberto Faustini, e dell'avvocato Alberto Pasquali che curerano la conduzione degli incontri. 

Davvero un appuntamento significativo per la cultura bolzanina. E, come si dice (ma non è un modo di dire), "da non perdere"!

GiuGiu

In scomparsa di Elie Wiesel

Scompare un faro del pensiero ebraico e della letteratura mondiale, un poliglotta totale (nella migliore tradizione ebraica) nonché un vero testimone del nostro tempo, Elie Wiesel, che ci ricorda l'Olocausto e la persecuzione eterna di cui l'Ebreo è sempre stato vittima.

Nato nel 1929 in Romania, da genitori ebrei e da sempre cultore della cultura ebraica, Wiesel, che visse la Shoah a Buna, succursale di Auschwitz e poi a Buchenwald, ha espresso come giornalista e come scrittore la perennità di quel "bando ebraico" che ci ricorda l'orrore del nazismo e in genere di tutti i regimi fondati sull'intolleranza.

Scrittore da sempre, nel 1958 Wiesel diviene un grande nome della letteratura con "La Nuit" (la notte), volume prefato da François Mauriac, grande scrittore cattolico. Seguono "L'Aube" (L'Alba, 1960), "Le Jour" (Il giorno, 1961), "La ville de la chance" (La città della fortuna, 1962), "Les chants des morts" (in italiano tradotto come "L'Ebreo errante", 1966), "The Golem" (Il Golem, 1986), "Les Juges" (I giudici, non tradotto in italiano, 1999), "Rashi" (Rashi il commentatore, 2009), libro su Rachi ben Eliezer, figura chiave della cultura ebraica non solo medievale, grande studioso ed esegeta della Torah e del Talmud.

Wiesel, autore e divulgatore di cultura, premio Nobel nel 1986, con la sua Fondazione e come persona, rimane un grande testimone, uno "scrutatore" dei "Giusti", colui che ci ricorda gli orrori del Novecento, che nascono da lontano. Emblematico il suo apologo in cui, ad un interlocutore che gli chiede dove sia Dio, sente una voce interna che gli risponde: "Dov'è? Eccolo là, appeso a quella fune".

Eugen Galasso

Parole di gennaio. Poesia di William Allegrezza

William Allegrezza vive negli Stati Uniti e insegna all’Indiana University Northwest. I suoi lavori poetici, traduzioni, saggi e critiche letterarie sono stati pubblicati in vari stati, inclusi gli Stati Uniti, Olanda, Finlandia ed Australia e sono disponibili in molte riviste online, come Aught, Milk Magazine, sidereality, La Petite Zine, e The Drunken Boat. La sua silloge poetica lingo (2002) è stata pubblicata da suontic press e si può accedere al suo libro online Temporal Nomads (2003) sul sito xPress(ed) . È l’editore di moria, una rivista dedicata alla poesia e alle poetiche sperimentali, segue pure un blog: allegrezza.blogspot.com. Si è laureato con un Ph.D. in Letteratura Comparata presso la Louisiana State University.(read more_clicca sul titolo)

James Finnegan, poeta

James Finnegan vive a West Hartford CT. La poesia è per lui un’ossessione piuttosto che una professione. Lavora nel campo dell’assicurazione istituzionale finanziaria. Non molto frequentemente i suoi lavori poetici sono apparsi in pubblicazioni letterarie.

Nel 2001 ha fondato la NewPoetry List:
http://wiz.cath.vt.edu/mailman/listinfo/new-poetry.

Si può trovare il suo blog di aforismi al seguente link: http://ursprache.blogspot.com/

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Un libro sulla deportazione nazista: "I vivi e i morti" di Mino Micheli

Un libro sulla deportazione nazista: "I vivi e i morti" di Mino Micheli

E' raro che un libro nasca da un militante e diventi un esempio di testimonianza (e di monito, si noti l'assonanza e la comune radice dei due lemmi) civile "forever": è il caso di "I vivi e i morti" di Mino Micheli (Milano, Mondadori, 1967), partigiano e militante socialista, nato a Leno (Brescia) nel dicembre 1902, che fu "ospite" del campo "di passaggio" di Bolzano e poi del Lager di Mauthausen, uscendone vivo e riuscendo a scrivere quest'opera, che è, appunto di testimonianza in primis etica e poi lato sensu "politica" contro la barbarie nazista.

"Straordinaria galleria di ritratti", la definisce giustamente Mario Bonfantini, critico e storico della letteratura, dove Micheli parla dei suoi "copains de l'orage", dei suoi co-deportati, di cui pochissimi ebbero la ventura di sortire dal Lager all'arrivo liberatore dell'esercito USA (senza l'arrivo dei soldati USA non ci sarebbe stata "liberazione", come anche in misura molto minore senza quello dell'Armata Rossa sovietica; ciò non toglie nulla al valore della Resistenza italiana, dove, come anche in questo libro, si riscopre l'importanza della componente socialista e di quella "liberal-socialista" e "liberaldemocratica" del Partito d'Azione, contro una visione a stampo unico, per cui solo i militanti comunisti sarebbero stati praticamente i soli resistenti...).

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