La sorte dei soldati italiani in Russia nella II Guerra Mondiale

La sorte dei soldati italiani in Russia nella II Guerra Mondiale

 « Seconda Guerra Mondiale: la sorte dei  prigionieri italiani in Russia. Forse ora si può conoscere la verità»

1. Memorie

La strana storia del soldato B. Da Bolzano ai campi di prigionia di Stalin.

Oltre il danno la beffa. Quando tornò dalla prigionia in Russia, nei campi di lavoro e rieducazione politica di Stalin, non tornò subito a Bolzano, ma volle passare dal paese d'origine, in una valle trentina. E ci riuscì, dopo una vera e propria odissea ferroviaria. Era inverno, molti erano i chili,  di carne e sangue, le forze lasciate in Russia. 

Non riuscì a scendere dal treno;  un ferroviere comprensivo, ma forse anche un po' brutale, lo scaraventò giù dalla carrozza. La sorte volle che sprofondasse in un cumulo di neve fresca. Era notte e di lì non riusciva a muoversi. Aveva un cappello di pelliccia sulla testa, uno di quelli con la stella rossa, scambiato chissà come con un soldato russo, forse un uomo semplice, travolto come lui dall' uragano della guerra. Il soldato B. trascorse la notte nella neve, a rischio di morire congelato. Ma tant'era, non riusciva ad alzare un dito. Per fortuna che i militari italiani erano stati trattati bene dai compagni sovietici, nonostante fossero «nemici del popolo». Così aveva scritto, forse senza sapere, forse cinicamente e svergognatamente, l'organo ufficiale del Partito Comunista d' Italia, nel 1944.

 

«Cronologia di una tragedia: dalla costituzione del Corpo di spedizione Italiano in Russia ad oggi»

 

Giugno 1941        costituzione del C.S.I.R. composto da circa 62000 uomini.

 

22 luglio 1941     la Germania dà il via all'Operazione Barbarossa, l'invasione dell' Unione Sovietica.

 

Agosto 1941         le truppe italiane operano nel bacino del Donetz.

 

Inizi del 1942       il contingente italiano viene aumentato ed arriva ad essere composto di dieci divisioni. Con il nuovo nome di Armir,  il corpo italiano entra in prima linea sul Don.

 

Novembre 1942  crollo del fronte nell'area presidiata dalle truppe romene.

 

Dicembre 1942    sfondamento delle linee italiane; inizia la ritirata. Alla fine della ritirata di 229.000 uomini ne mancano almeno 84.030 all'appello.

 

Maggio 1946        Prima fase del rimpatrio dei prigionieri italiani sopravvissuti ai lager sovietici

 

Fino al 1957         Seconda fase del rimpatrio, sono solo alcune decine i prigionieri che rientrano in Italia.

 

1980 Si riapre la questione dei «dispersi» in Russia.

 

1991              Il Governo Italiano ottiene il permesso di recuperare la salme e visitare i cimiteri dei soldati italiani in territorio ex sovietico. Inizia il lavoro del Commissariato Generale Onorcaduti, che ha identificato almeno 64.000 degli oltre 84.030 dispersi della Campagna di Russia. «Per saperne di più»

 

Bedeschi, G., Prigionia: c'ero anch'io, Milano, Mursia, 1992.

 

U.N.I.R.R., Rapporto sui prigionieri di guerra italiani in Russia, maggio 1995.

 

Flores M., Gori F., (a cura.di), Gulag. Il sistema dei lager in Urss, Catalogo della mostra, Milano, 3 dicembre 1999-23 gennaio 2000), Mazzotta, 1999.

 

Conquest, R.,  Il grande terrore, Milano, BUR , 1999.

 

Cosa volete, mica si poteva dire che il paese modello del socialismo maltrattava i prigionieri e che nemmeno aveva sottoscritto la Convenzione di Ginevra del 1929. Ma insomma, il soldato B. non stava proprio in piedi. Aveva marciato ore e ore, lavorato allo sfinimento, vissuto per mesi e mesi in buche nel terreno con almeno una quarantina di disgraziati, prigionieri come lui. Ogni tanto i soldati tiravano fuori i morti e, per paura delle epidemie, li issavano con ganci e corde, senza nemmeno scendere nelle buche. E poi la rieducazione, continua e martellante ad opera di commissari politici inviati dal Komintern e scelti esclusivamente tra i "compagni" italiani. (Ci furono processi nel dopoguerra a proposito del ruolo svolto da questi esuli in  Unione Sovietica). Il libro di M. Teresa Giusti I prigionieri italiani in Russia cita numerosi esponenti comunisti italiani. La mattina dopo, al sorgere del sole, il soldato B. sente delle grida provenire dalla stazione, sono trentini, compaesani, la sua gente. L'emozione gli sale dal cuore al volto, come un fiume caldo di gioia. La notte, passata all'addiaccio sembra non essere mai esistita, tornano le forze e la voglia di vivere. Ma l'emozione dura poco. Inizia e sentire meglio, non sono voci amiche quelle degli uomini della stazione: i Russi ‘ i è arrivà i Russi, copemolo...o, mamma mia... i comunisti...Il soldato B. si sente mancare, raccoglie le ultime forze e grida, son mi, el fiol di ..., son tornà da la Russia, sono a casa. Un attimo di incertezza, si diffida, da una parte e dall'altra, ma alla fine il soldato viene riconosciuto. E' casa. Sopravvissuto ai lager di Stalin.

1. La storia

I prigionieri in Russia

Nell'inverno  tra il 1942 ed il 1943 crolla il fronte del Don e scompare l'armata del generale Paulus nella sacca di Stalingrado. E' l'inizio della fine per la Germania nazista ed i suoi alleati. Su tutti i fronti è persa l'iniziativa. Ci vorranno ancora tre lunghi anni di guerra ed immense, indicibili sofferenze,  stragi, nefandezze ed un genocidio quasi compiuto per arrivare alla resa dei nazisti, ma la sorte è segnata. Irreversibilmente. Le dieci divisioni dell' Armir (il corpo di spedizione italiano), anche se con tempi e modalità differenti iniziano a sganciarsi ed  a ripiegare nell'inverno russo, a meno quaranta. E' una fiumana di 220000 uomini che si snoda per le steppe gelide della Russia meridionale. Alla fine del ripiegamento, dopo sofferenze inaudite, mancheranno all'appello 84000 soldati delle divisioni Julia, Cosseria, Tridentina, Cuneense...

 

Dei 200.000 caduti italiani della Seconda Guerra mondiale, oltre 78000 moriranno in Russia, combattendo o in prigionia. La triste contabilità delle morti non è concorde sulle proporzioni. Non sappiamo a tutt'oggi precisamente quanti morirono in combattimento e quanto in prigionia. Le fonti memorialistiche italiane e quelle militari parlano di 15000 morti in combattimento e oltre 60000 in prigionia (mancano all'appello i dispersi).  Fonti sovietiche, nel 1981, arrivano a 21000 morti in battaglia e circa 47000 in prigionia. Sono i numeri di un'ecatombe.

Al momento della cattura  i soldati italiani vengono derubati di tutto quel poco che hanno potuto salvare alla disfatta. Le fotografie, in particolare, vengono distrutte con cura perché considerate manifestazione decadente del capitalismo in avanzato stato di decomposizione politica e culturale. Dopo lunghe marce a piedi vengono caricati sui carri bestiame ed avviati verso uno delle centinaia di campi  di prigionia di cui nessuno è mai stato in grado di redigere una mappa o anche solo un elenco. Il viaggio è un inferno. Niente acqua e da mangiare pane muffito,  patate spesso marce. I morti non si contano durante questi trasporti. Arrivati ai campi inizia la rieducazione, insieme con le marce ed i lavori forzati. Sono veri e propri schiavi del paese della "dittatura del proletariato", della "falce e martello". Nessun diritto: sono preda di guerra, iniziale risarcimento umano imposto all'esercito invasore. Vengono sfruttati fino alla fine, senza pietà. Molti si ammalano, molti muoiono di stenti e di fatica. Ma nessuno ne parla in Italia, il mistero aleggia sulla sorte di quella armata fantasma. Accanto al lavoro le marce...interminabili. La marcia è da sempre un valido strumento di conculcazione, di educazione... di annullamento della personalità, come la violenza gratuita e feroce. Tutti conosciamo il passo dell'oca tedesco, simbolo delle armate degli invasori. Pochi sanno che questo perverso ed innaturale sistema di  marcia, così militaresco  e marziale, nacque come strumento di tortura, lento e sottile. Provate a marciare per ore con le gambe tese. 

Passano i mesi in Russia: ancora morti, malati, sfibrati. Poche notizie sulla stampa italiana e solo quella di centro. La sinistra...tace.

La terza componente immancabile della prigionia è la propaganda, la rieducazione politica. E' affidata alla Direzione Politica dell' Armata Rossa ed al Komintern.  Dopo vent' anni di propaganda capillare fascista, i soldati ora devono subire quella comunista, forse meno raffinata, ma ugualmente efficace e brutale. Semplici montanari, contadini, ragazzi a volte semi-analfabeti, strappati troppo presto alle famiglie e buttati nel gorgo della guerra diventano, nella visione perversa della propaganda sovietica emissari di potenti complotti, braccio, se non mente, della congiura capitalista...nemici convinti del popolo e della classe operaia. Loro! La verità è un'altra, come sempre. Niente di più facile che utilizzare decine di migliaia di persone per i lavori forzati della ricostruzione dopo averli convinti di essere colpevoli di chissà quale misfatto, contro l'uomo, contro la classe. Diventano docili e sottomessi. E poi, quando saranno liberi diventeranno ottimi strumenti della propaganda in patria.

Ancora oggi non è stato messo del tutto in luce il ruolo svolto dal Partito Comunista Italiano. Tacque, sicuramente, ma fece anche molto di più. In nome dell'internazionalismo, del sogno malvagio del socialismo reale, collaborò con i sovietici, nella propaganda politica. Ad oggi di  questo siamo certi. Anche grazie a lavori come quello della Giusti. Forse fece altro...nella speranza  della rivoluzione, anche in Italia. Altri scheletri nell'armadio? Aspettiamo. Forse gli archivi sovietici ci daranno altre notizie.

Di circa 64.000 prigionieri italiano in Russia solo 38000 tornarono. Gli altri vi persero la vita. I prigionieri italiani ebbero, tra tutti i prigionieri dell'immenso lager sovietico, la mortalità più alta: il 56,5%.

Chi tornò lo fece tra il 1946 ed il 1957...poi più nulla. Decine di famiglie aspettano ancora di sapere la sorte toccata ai loro figli ed ai loro fratelli.

Un manifesto elettorale della Democrazia Cristiana del 1948 fa un  bilancio del rimpatrio dei prigionieri di guerra: Stati Uniti, 125000 prigionieri, tutti ritornati;  Inghilterra, 408.000...tutti ritornati... Unione Sovietica, 80.000 prigionieri, ritornati solo 12.500. Perché gli altri non tornano?

Forse ora lo sappiamo.

 

Last modified onDomenica, 05 Giugno 2016 11:25

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