Tosca di Giacomo Puccini ha inaugurato il 7 dicembre la stagione della Scala di Milano

Tosca di Giacomo Puccini ha inaugurato la stagione della Scala di Milano 2019-2020. Sul podio il Maestro Riccardo Chailly, regia di Davide Livermore, con un cast di eccellenza: Anna Netrebko (Tosca), Francesco Meli (Cavaradossi) e Luca Salsi (Scarpia).


La tradizione di inaugurare la stagione il 7 dicembre risale al 1951 quando Victor de Sabata spostò al giorno di S. Ambrogio la data dell’inaugurazione storicamente fissata al 26 dicembre. Quest’anno il Comune di Milano, in collaborazione con Edison, è stato protagonista del grande evento , organizzando una festa cittadina con 50 eventi (denominato Prima diffusa), tra i quali 38 rappresentazioni in luoghi diversi e simbolici (teatri, cinema, istituzioni culturali della Città), fino al carcere di S. Vittore.

“In un vecchio palco della Scala” come cantava il Quartetto Cetra, si sovrappongono emozioni e ricordi di un passato glorioso legato a Puccini.
Tosca mancava dal cartellone da 4 anni e non aveva mai inaugurato la Stagione. La sala del Piermarini, domenica pomeriggio, 22 dicembre, ha vibrato di emozione insieme alla tragica vicenda di Tosca; in platea, giovani e stranieri, sono entusiasti della immersione totale nelle partitura; Riccardo Chailly e Davide Livermore procedono insieme sul piano della narrazione pur tenendo presente l’assunto drammatico della pièce originaria di Victorien Sardou interpretata dalla grande Sarah Bernhardt che tanto aveva colpito Puccini a Parigi.
La trama è nota ma ciò che importa è che lo spettatore “ci entri dentro”: ma come?

La direzione di Chailly è ora romantica, ora decadente, ora fortemente verista sino a toccare le corde più intime del cuore umano. Riviviamo la vicenda che si svolge durante la repubblica romana, dopo la venuta di Napoleone, quando si consuma un’inquietante storia di amore che si intreccia alla passione politica.

La regia di Davide Livermore, che attualizza l’opera ed accentua il carattere di verità e intimità dei protagonisti, esalta l’anima di Floria Tosca, innamorata e dolce. La partecipazione di ognuno alle vicende di Mario Cavaradossi è totale. Fervente di ideali di libertà, egli soffre fino alla tortura, spera e sorride alla vita. Nel III atto egli canta in ginocchio davanti a Tosca (…e lucean le stelle…) in un vortice estatico di sogno e meraviglia.

Chailly sceglie di riportare in vita la prima edizione di Tosca, andata in scena al Teatro Costanzi di Roma il 14 gennaio del 1900. Innovazioni e modifiche in partitura: linearità nelle parti; il Te Deum “a cappella”; senza il rinforzo degli ottoni; nel II atto, otto piccoli temi mai eseguiti prima d’ora. Ci colpisce sempre il libretto di Luigi Illica, modernissimo e fortemente icastico.

L’ascolto di Tosca è un lasciarsi andare a una drammatica storia d’amore. Le citazioni cinematografiche ci fanno capire che opera e grande schermo sono mondi allotropici che sul palcoscenico si compenetrano. Nel cast di domenica 22, Tosca, (Saioa Hernandez) è voce intensa e vibrante e grande attrice. Romantico e intraprendente, Cavaradossi (Francesco Meli), voce fascinosa e giovane di grande impatto sul pubblico. Insinuante ed infingardo il terribile barone Scarpia nella voce di Luca Salsi, grande baritono; da ricordare Carlo Cigni nella parte di Angelotti, di Gianluigi Sartori, il Pastorello e di Carlo Bosi nella parte di Spoletta.
L’immagine di Roma è viva e contemporanea: si pensi alle meravigliose campane all’inizio del III atto; agli affreschi di S. Andrea della Valle e agli ottocenteschi costumi di Gianluca Falaschi.

Uno spettacolo da non dimenticare, sulle ali della tradizione della grande musica e di una storia che fa soffrire poiché giunge dall’animo di un grande uomo: Giacomo Puccini.
Venti minuti di applausi in un girotondo di voci e di colore.

Maria Giovanna Forlani

Last modified onMercoledì, 22 Gennaio 2020 14:55

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