Giorgio Albertazzi scompare a 92 anni. Un attore, un promotore di cultura che non si dovrà dimenticare

Giorgio Albertazzi, demonizzato per la sua giovanile (aveva vent'anni) appartenenza alle "Brigate nere" della RSI (ma non c'era anche un Nobel che aveva frequentato in gioventù queste parti politiche?), quando invece vi era entrato per giovanile anarchismo, un po' confuso (a quell'età), muore a 92 anni compiuti (sarebbero stati 93 in agosto), dopo aver lasciato al teatro, al cinema, alla TV prove incredibili come attore, regista e sceneggiatore-autore di tanti testi teatrali e non.

In teatro ha interpretato classici come Shakespeare e John Ford, contemporaneo di Shakespeare, autore di "Peccato che sia una sgualdrina", l'ibseniano "Peer Gynt", il testo più fantastico del grande "naturalista" norvegese, Pirandello etc, sempre profilandosi come chi "è" una parte, non la "recita" (lo ricorda così Gabriele Lavia, altro importante regista-attore), richiamandosi al concetto, poi teorizzato da Garcia Lorca, di "duende", ossia, per dirla in breve "l'altro", il "doppio che vede più in là" e come tale ha proposto sempre anche autori strettamente nuovi come Christopher Fry , Sidney Kingsley, Diego Fabbri ("Il seduttore", ça va de soi, essendo l'attore -autore un seduttore nato, quale "natural gift"), William Faulkner, Jean Paul Sartre ("I sequestrati di Altona"), Marguerite Jourcenar, Italo Calvino ("Lezioni americane") etc. , una nuova interpretazione del personaggio-mito di Giacomo Casanova, in un testo in parte suo.

Ma al teatro come autore, oltre che come regista, aveva dato, all'inizio degli anni Settanta, "Pilato sempre", un testo sempre attualissimo e "scandaloso" non tanto per le scene di nudo quanto perché pone Joschua come esempio di rivoluzione dell'amore, contrapposta a quella violenta degli Zeloti, con a capo Barabba, dove il governatore Pilato fa da improvvido "mediatore".

Al cinema è stato il protagonista di "L'Année dernière à Marienbad" (1961) di Alain Resanis su sceneggiatura di Alain Robbe-Grillet, grande innovatore del "nouveau roman", dell'"ècole du régard", ossia dell'oggettività assoluta-per quanto possibile- della narrazione, nonché il regista-interprete di "Gradiva" (1970), film controverso e frainteso.

Alla TV ha regalato sceneggiati come "Delitto e castigo" da Dostoevskij e "Romeo e Giulietta" di Shakespeare, ma anche una rilettura originalissima (sue regia e sceneggiatura) del mito stevensionano del Dr. Jekyll e Hyde (1969), un esperimento oltremodo audace per la RAI paludata e bacchettona dell'epoca. Inutile (forse) aggiungere che le sue letture di Dante, Eliot, Leopardi, Pasternak e altri rimangono un autentico patrimonio della poesia, del teatro e della vita nel senso pieno del lemma.

Gli Italiani dimenticano presto e male: speriamo ciò non succeda anche con Giorgio Albertazzi, dottore in architettura e geniale burlone di Fiesole.

Eugen Galasso

Last modified onDomenica, 05 Giugno 2016 14:29