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Eugen Galasso

Eugen Galasso

Tom Wolfe sulla valutazione di Trump va controcorrente

Nonostante l'affanno dei media, volto a dimostrare che la presidenza di Trump (che ha ormai o meglio solo poco più di 100 giorni) è catastrofica, si incontrano dei "trumpisti", forse più negli States che altrove.

Tom Wolfe, romanziere, saggista, giornalista che ha raggiunto le ottantasei primavere, senza esaltarlo ce ne dà un ritratto non certo negativo, mostrando invece come l'intellighentsia "sinistroide" (come in Italia, per dire, quanto si muove intorno al gruppo "La Repubblica-L'Espresso" si accanisca aprioristicamente contro il neo-presidente, mentre esalta "a prescindere" il linguista (e pensatore e mass-mediologo) Noam Chomsky, che ritiene innata l'acquisizione del linguaggio, pur se si dà dell'esistenza di popolazioni che non usano parole per designare molti concetti, a iniziare dai colori.

Eugen Galasso

In scena a Bolzano la figura di Gramsci, spunto per confronti

Lo spettacolo "Antonio Gramsci e il nostro tempo", tratto da appunti e in parte dalla tesi del compianto avvocato bolzanino dott. Paolo Mosna, proposto dal Circolo La Comune in occasione degli ottant'anni dalla scomparsa del pensatore marxista, è soprattutto un'antologia recitata di testi gramsciani, con letture-interpretazioni di Mario Zucca (nel ruolo di Gramsci, anche coordinamento registico), Paolo Giommarelli, Francesco Fiore, Laura Pintore, Elisa Forcato (altri ruoli). Ma è, come afferma l'organizzatore e co-autore Sandro Forcato, un"work in progress", cioè uno spettacolo destinato ad ampliarsi, a includere maggiori elementi della personalità e della riflessione dell'autore.

Lo spettacolo offre importanti stimoli a ripensare figure, tattiche e strategie della sinistra, ma non solo, in un incessante ripensamento di quanto avviene ed è avvenuto negli ultimi decenni nella storia d'Italia, dell'Europa e del mondo. Nel periodo storico di Gramsci e di altri (suoi oppositori nel suo partito, quello comunista, come Secchia, Bordiga, in qualche modo lo stesso Togliatti, che arrivò a falsare la produzione gramsciana, ma anche avversari socialisti, come Turati, Treves, Serrati, per limitarsi all'Italia) dominavano le certezze, mentre ora domina il dubbio e il "relativismo" in campo politico e culturale, il che va valutato con attenzione, senza infingimenti, censure, "abbellimenti" impropri, senza astio o condanne, ma esaminando il nuovo "spirito del tempo" ricco anche di scoperte scientifiche e innovazioni tecnologiche.

Eugen Galasso

Divisioni nelle commemorazioni del 25 aprile

Ogni 25 aprile, da qualche anno, anzi da vari anni, divisioni e polemiche: ora è il turno della "Jewish Brigade" (Brigata Ebraica) che, con motivazioni certo non banali, non sfila con l'ANPI, Associazione Nazionale Partigiani d'Italia, per la presenza di componenti palestinesi, quando a suo tempo il Gran Muftì (leader religioso islamico) Amin-Al-Husseini collaborò con l'orrore hitleriano.

Cose del passato? No, è un passato gravido di implicazioni nell'oggi e sull'oggi. Questioni solo simboliche? I simboli sono elementi costitutivi della e nella nostra vita, fondanti la vita stessa e non si possono rimuovere come acqua fresca...

Questioni da chiarire, pena un prossimo 25 aprile denso di contraddizioni più insanabili che mai. La colpa non è dell'ANPI tout court, ma indubbiamente di alcune sue componenti, che negli ultimi tempi si sono "radicalizzate", come ormai ben noto.

Eugen Galasso

Gianni Boncompagni: scompare con lui un innovatore della radio e della TV

Gianni Boncompagni (1932-2017), aretino vissuto per dieci anni (i primi della sua carriera professionale) in Svezia, dove s'era diplomato fotografo e reporter, dove era stato giornalista TV, intervistando anche Danilo Dolci, rimane soprattutto un autore e regista radiofonico e TV ("Bandiera gialla" e "Alto gradimento" con l'inseparabile o quasi Renzo Arbore, poi "Pronto Raffaella?" con la Carrà, "Non è la RAI" che aveva lanciato Ambra Angiolini) e di canzoni ("Ragazzo triste" per Patty Pravo, "Il mondo" per Jmmmy Fontana, "Tuca Tuca" per la Carrà e altro), oltre al tentativo, presto abortito, di cantare in proprio.

Aveva fama di tombeur de femmes, una fama quasi certamente corrispondente al vero. Dichiarava apertamente (e coraggiosamente) il suo ateismo. E la camera ardente, infatti, viene allestita nell'edifio della sede della RAI.

Che dire: ore di noia, di sconforto vinte con un po' di "Bandiera gialla". Ore tetre di rabbia: ci salvava"Alto gradimento"/non più in technicolor "Non è la RAI". Ti ringrazio Boncompagni.

Eugen Galasso

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