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Agricoltura biologica: vediamo alcuni dati

Nonostante la diffidenza dei produttori tradizionali, l’agricoltura biologica in Alto Adige sta prendendo sempre più piede; soddisfa la richiesta di alimenti di qualità pregiata rinunciando ad impiegare in azienda prodotti chimici di sintesi. “Aziende provenienti da tutti i settori della produzione agricola, si spostano in misura crescente verso la coltivazione biologica. Un'attività sperimentale ed una consulenza orientate verso il settore pratico sostengono lo sviluppo di tali metodi colturali”.

Sicuramente il prodotto biologico costerà di più (pensiamo solo al fatto che non potendo usare la chimica per difendere le colture, sarà minore la resa di qualsiasi impianto), ma proprio questo ci garantisce della sua genuinità. Davvero non possiamo mangiare un po’ di meno e garantirci la salute? Un’azienda agricola biologica dovrà costantemente effettuare “prove intese a tenere a freno i principali organismi dannosi con prodotti e metodi consentiti per le colture biologiche. Esaminare le varietà per conoscere se siano adatte alla coltura biologica. Regolare la produttività a garanzia della qualità senza far uso di fitoormoni. Concimare e utilizzare pratiche colturali senza far ricorso ad erbicidi di sintesi ed a fertilizzanti minerali. Ottenere consulenze ed aggiornamenti dei produttori biologici. Non ultimo, è indispensabile il riferimento al regolamento CE.

 Ne segue uno stralcio dal quale si evince da un lato la difficoltà per le Aziende nel biologico, dall’altra che le maglie del medesimo sono, talvolta, larghe.

 “Regolamento CE per l’agricoltura biologica"

Il 21 giungo 2007 il Consiglio dei Ministri UE ha INFATTI approvato il nuovo regolamento del biologico che sostituirà il vecchio Reg CEE 2092/91 alla fine del 2008.In sintesi queste le novità del regolamento: Campo di applicazione: viene ampliato al vino, all’acquacoltura, ai mangimi, alla produzione del lievito e delle alghe, viene invece esclusa la ristorazione biologica.Obiettivi e principi: sono quelli della produzione biologica, così come i principi generali tra i quali troviamo che l’agricoltura biologica “esclude l’uso di OGM e dei prodotti derivati o ottenuti da OGM ad eccezione dei medicinali veterinari”. Principio solido che verrà in parte disatteso in seguito.

I principi specifici dettano poi le regole per la produzione vegetale, zootecnica, dei mangimi, della trasformazione e dell’acquacoltura, rendendone la comprensione più agevole.Rimarranno le liste positive per i prodotti fitosanitari, i concimi e ammendanti, le materie prime per mangimi non biologiche, gli additivi e i coadiuvanti per mangimi, i prodotti per la pulizia e disinfestazione che si potranno utilizzare. Le liste dei prodotti ammissibili in agricoltura biologica verranno definiti da adesso in avanti. Nel frattempo però si aprono spiragli pericolosi ad alternative di sintesi precisamente dove si dice che sono ammessi tutti i prodotti vegetali, animali, microbici e minerali “salvo ove tali prodotti non siano disponibili in quantitativi o qualità sufficienti o non siano disponibili alternative”. Oppure, per i mangimi, dove le vitamine in essi contenute devono essere naturali, ma in caso di indisponibilità di tali sostanze, possono essere autorizzate vitamine sintetiche. Agli Stati membri viene lasciata la possibilità di richiedere che un prodotto venga inserito nella lista o stralciato da essa fornendo un dossier esplicativo alla Commissione.Importante è il capitolo della flessibilità cioè l’elasticità di adattare il regolamento alle diverse situazioni geografiche e strutturali dell’Europa a 25.

Con la flessibilità si intende eliminare tutto il regime complesso delle deroghe attuali per modellare il regolamento alle diverse realtà senza che vi siano turbative di mercato e violazioni alla libera concorrenza.La flessibilità era ampliamente richiesta dal settore, ma realmente non abbiamo idea della portata che potrà avere poiché tutto verrà deciso con le regole attuative. Viene sancita la possibilità di derogare sull’approvvigionamento di mangimi, sementi, e animali vivi, qualora non siano disponibili sul mercato in forma biologica ma anche “ove sia necessario usare additivi per alimenti o additivi per mangimi e tali sostanze non siano disponibili sul mercato se non derivate o ottenute da OGM”.Etichettatura: il logo EU sarà obbligatorio sui prodotti comunitari, facoltativo per quelli d’importazione o con ingredienti prevalentemente importati.

A fianco al logo andrà riportata la dicitura: “Agricoltura UE” se il prodotto è interamente comunitario oppure “Agricoltura UE/non UE” se di componenti misti, ed infine “agricoltura non UE” se interamente di importazione.Una novità importante è la possibilità di sostituire o integrare il termine “UE” con l’indicazione del paese di origine se tutti gli ingredienti sono ivi prodotti. Di fatto si apre la possibilità di etichettare i prodotti bio nostrani come “made in Italy” con la dicitura: Agricoltura Italiana.Altro cambiamento riguarda i prodotti trasformati. Solo due classi saranno ammesse: il prodotto con più del 95% degli ingredienti (in peso) bio, che può chiamarsi biologico, e la categoria al di sotto di tale soglia che riporta il riferimento al metodo biologico solo nella lista degli ingredienti, con la medesima scrittura e riportando la percentuale degli ingredienti conformi al regolamento.

I loghi privati del biologico e quelli nazionali possono essere inseriti nell’etichetta, e nella pubblicità dei prodotti.E’ possibile per uno Stato membro porre delle norme più restrittive al presente regolamento solo se queste sono applicate anche all’agricoltura convenzionale. Norma inserita per evitare eccessive differenze nella comprensione di cos’è biologico.

Sistema di controllo: il sistema di controllo del metodo biologico viene assoggettato al regolamento UE 882/2004, che lo pone sotto l’Autorità Competente per i controlli dell’agroalimentare.Tutti OdC dovranno essere accreditati alle EN 45011 (ISO 65). Il nuovo regolamento introduce espressamente l’analisi di rischio per determinare il tipo e la frequenza delle visite d’ispezione.Tutti gli operatori che producono, preparano, immagazzinano o importano da paesi terzi devono assoggettarsi al sistema di controllo.

Gli Stati membri possono esentare dal sistema di controllo i dettaglianti che vendono direttamente al consumatore finale, a condizione che non producano, importino, o trasformino i prodotti in vendita.Infine il tema che ha fatto più clamore di tutto il nuovo regolamento: l’equiparazione del metodo biologico a quello convenzionale in tema di OGM, definendo la soglia dello 0,9% di inquinamento accidentale e non evitabile, al di sopra del quale vi è l’obbligo di etichettatura “contenente OGM” e di conseguenza di decertificazione per il bio. Sotto questa soglia dello 0,9% il prodotto può essere etichettato biologico anche con una leggera presenza di OGM, dimostrando però che tale presenza sia accidentale e non evitabile.Con questa mossa la Commissione definisce lo 0,9% come il nuovo 0, e questo sarà il limite per definire le norme di coesistenza - tra colture OGM e non OGM - in giro per l’Europa.

Si tratta effettivamente di una pessima comunicazione al cittadino e di una grave scelta perché, al momento in cui siamo, si può ancora gestire una soglia al limite di rilevabilità analitica degli OGM (oggi 0,1, un domani 0,01 e così via) e si possono ancora mettere in piedi delle filiere di soia e di mais OGM free”.

Last modified onDomenica, 05 Giugno 2016 13:01

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