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Esodo e Confini - La giornata dei libri e del cinema

Dopo le due serate inaugurative legate soprattutto al mondo della musica, mercoledì 17 maggio “Esodo e Confini” ha posto il suo orientamento sulla “settima arte”, il cinema e la saggistica.

Quest’ultima è stata protagonista, alle ore 18.00, presso la Sala Antico Municipio di Bolzano, di conversazioni con autori sul tema dell’immigrazione. Hanno partecipato Samira Fatih (Marocco) “Il Paese più lontano del Mondo", Gholam Najafi (Afghanistan) "Il mio Afghanistan", Claudio Tugnoli "Diaspora" e Mauro Di Vieste “Uno scaffale per leggere”.

Ne “Il paese più lontano del mondo” l’autrice – che confida di averlo scritto più per uno scopo di autoanalisi, per liberarsi ed esprimere le proprie emozioni – parla, sotto forma di diario, del difficile cammino dell’integrazione, dall’abbandono della patria da bambina e quindi il distacco dalle proprie radici, dal proprio padre che deve inventarsi a modo suo che il Marocco “è il paese più lontano del mondo” per riuscire a spiegare la difficoltà del ritorno alla giovane ragazza. Il testo si divide in due parti, la prima vede le emozioni della bambina durante l’infanzia in Italia, la seconda le esperienze da ragazza. Una scrittura semplice e spontanea per una storia che affonda nel cuore della nostra epoca e racconta senza ipocrisia le contraddizioni, ma anche la ricchezza umana di una società in cui convivono popoli diversi.

Ha seguito il libro di Gholam Najafi, Afghano che ha abbandonato il suo paese in guerra, per la paura e quindi non per ragioni economiche. Dopo aver perso il padre e parte importante della famiglia e partendo da un paesino in un remoto angolo del paese (dove non si era mai vista neppure un’auto), il giovanissimo Gholam a dieci anni, assieme al fratellino, parte per il Pakistan, per lasciarsi indietro il terrore talebano. Poi una storia di contrabbandieri che li hanno trasportati in varie regioni e poi in Iran dove il ragazzo ha lavorato per permettersi di tenere in piedi ciò che rimaneva delle loro vite. Ma in Iran senza documenti era impossibile vivere, non si poteva lavorare in maniera ufficiale, ne andare a scuola, talvolta neppure andare al mercato. Così la decisione, l’ultima fuga verso l’Europa.

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Infine la lezione del professor Claudio Tugnoli (Università di Bologna), attraverso il suo testo “Diaspora”. Si tratta di un’attenta analisi del senso di autoctonia, partendo dalle origini dell’uomo fino ad oggi. La nascita di per sé non è ancora l’evento che decide l’autoctonia, giacché chi viene al mondo viene da un “altrove”, per quanto ignoto esso sia; e dunque anche l’uscita dal ventre materno si configura come atto di migrazione, sempre accompagnato dal rischio di naufragio e annegamento. Nessun neonato sarebbe dei “nostri” per i sostenitori del diritto primario dell’autoctonia e dunque dovrebbe dichiarare le proprie generalità, lasciarsi identificare, in attesa che qualcuno decida se è autorizzato a rimanere. L’autoctonia è la condizione di chi, trascorso un certo tempo nello stesso luogo e avendo dimenticato la sua origine di “migrante”, rivendica un diritto speciale rispetto a chi sopraggiunge. L’uomo è “naturaliter” animale migrante “ab origine” e l’autoctonia è l’invenzione di chi vorrebbe opporsi al movimento del la vita.

Bibliografia:

IL PAESE PIU’ LONTANO DEL MONDO, di Samira Fatih, Besa (2016 – 105 pag.)

Il IL MIO AFGHANISTAN, di Gholam Najafi, La meridiana (2016 – 80 pag.)

DIASPORA, di Claudio Tugnoli, Edizioni del Faro (2016 – 105 pag.)

 

Alle ore 20.30 presso il Cinema Capitol di Bolzano e il Centro per la Cultura di Merano, è cominciata la rassegna cinematografica.

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Abbiamo avuto occasione di vedere The Treacherous Aegean Sea, di Hala Bou Saab, Libano 2016. Si tratta di un film-documentario piuttosto intenso, che racconta il perpetuo tentativo di traversata dei migranti del Mare Egeo, persone che provengono da ogni parte dell’Asia e dell’Africa del nord. Un viaggio che ai nostri occhi pare folle, quasi insensato quando si vedono le immagini di bambini e neonati scampati per puro caso alla violenza del mare. Eppure da quella sofferenza e quella felicità nei volti dei superstiti alla fine se ne comprendono pienamente le ragioni, specie dopo aver sentito le loro tremende testimonianze. Molto interessante il fatto che sia girato ed indirizzato per le genti arabe, con continui riferimenti al "non tentare la fuga" o per lo meno "evitare il mare" a meno che non sia assolutamente necessario.

Ha seguito il film italiano Sponde - Nel sicuro sole del Nord - di Irene Dionisio. Si tratta di un film “poetico”, nel quale due persone ai due capi del Mediterraneo si scrivono lettere, parlando della situazione che vivono. Da una parte il pensionato Vincenzo da Lampedusa, custode di cimitero, che dà sepoltura ai corpi dei migranti che hanno perso la vita durante i naufragi, e dall’altra Zarzis, postino tunisino che a Mohsen Lidhabi costruisce un museo con gli indumenti di quei cadaveri e gli oggetti che il mare ha restituito alla terra. Entrambi lottano contro la diffidenza delle persone e con se stessi, alla ricerca della loro identità e di quella degli altri.

Infine il breve ma intenso capolavoro francese di Marc Fouchard, Les Fremissemenents du Tè. Il corto narra di un incontro/scontro tra il giovane skinhead Alex e Malik, un negoziante di alimentari del nord della Francia. Lo scontro verbale provocato dall’insensata rabbia del ragazzo incontrerà la calma e la saggezza dell’uomo arabo, che a modo suo saprà sanarla.

Oggi, giovedì 18 maggio, appuntamento prima nella Sala Antico Municipio di Bolzano alle ore 18.00 per ascoltare i registi e poi una nuova rassegna cinematografica al Capitol Filmclub. Di seguito il programma dettagliato.

Ore 18 - Sala Antico Municipio - Via Portici 30 - BOLZANO

Conversazione sul tema “Il cinema tra luoghi e volti della migrazione”: registi a confronto

Dagmawi Yimer, regista

Raffaella Cosentino, regista

Sarah Trevisiol, antropologa e filmmaker

Ore 20.30 – 23.30 - Cinema Capitol – sala 2 - Via Dr. Streiter 8d - BOLZANO

Proiezioni dei film in rassegna (seconda serata)

Sul Fronte del Mare (sottotitoli in tedesco), di Raffaella Cosentino, Italia 2016, durata 36 min.

Conversazione con la regista Raffaella Cosentino

Les Sautreus, di Moritz Siebert, Estephan Wagner e Abou Bakar Sidibè Danimarca 2016, durata 80 min.

Last modified onGiovedì, 18 Maggio 2017 12:13

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