Considerazioni intorno al liberalsocialismo

Il mio non vuol essere un  testo-rampogna sul "socialismo impossibile", su un'utopia perduta, ma, da modesto storico del problema (cfr. varie pubblicazioni edite dal Cedocs e non solo, vedi www.cedocs.it), vorrei mettere i puntini sulle "i" di quello che si è chiamato, di volta in volta, "liberalsocialismo" e/o "socialismo liberale".

Senza voler molestare l'anima di un grande pensatore e azionista come Guido Calogero, preferisco, con i fratelli Rosselli, parlare di "socialismo liberale", ma come si sostanzia, quest'ultimo?

Certamente aveva ragione, per l'istanza etico-religiosa (dove "religioso" è da intendere come "religione aperta", sulle orme di Bergson, non nelle ristrettezze dogmatiche delle religioni storico-positive, si faccia attenzione), Aldo Capitini, il filosofo della nonviolenza, quando, volendo guardare oltre alla crisi delle ideologie (già allora, più di sessant'anni fa!) esortava Partito comunista e Partito socialista (PCI e PSI, allora esistevano...) a guardare appunto "oltre", a "tendere al"partito nuovo"" (Capitini, Nuova Socialità e riforma religiosa, Torino, Einaudi, 1950).

 Ma dov'è oggi tale partito nuovo, forse nel PD di Matteo  Renzi? Non voglio essere polemico, ma sembrerebbe troppo, attribuire a Renzi (il "rottamatore" oppure non più?) il merito di aver individuato e fondato qualcosa di simile...

Per Carlo De Cugis, "azionista" (cioè militante e teorico del "Partito d'azione", allora esistente) il "nostro socialismo" guarda all'"economia socialistica e socializzatrice in contrapposizione all'economia liberistica" (In "La Libertà" del 27/10/1943, ben prima dunque dell'opera di Capitini), chiarendo però poi come tale "nostro socialismo" si debba "contrapporre in via assoluta al socialismo di stato, di marca bismarckiana", che farebbe gli interessi del Grande Capitale Monopolistico.

Come si vede, belle parole, ma trovare poi la "quadra", per usare il lemma ormai celebre almeno nella politica italiana degli ultimi tre lustri (circa), non sembra facile.

Stacco tra teoria e prassi? Forse, ma forse le cose sono più complesse, come cercherò (non nell'immediato, però) di chiarire in un altro testo sullo stesso tema.   

Eugen Galasso   

Last modified onDomenica, 05 Giugno 2016 13:52

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