Questo sito utilizza cookies tecnici, di profilazione anche di terze parti per migliorare l'esperienza di navigazione dell'utente. Continuando la navigazione o cliccando sul pulsante ACCETTO, ne consenti l'utilizzo.

L'eurocomunismo del PCI anni '70 non era poi così coraggioso

Ritrovo ora, per meglio dire trovo (non ne avevo contezza) in una bancarella dell'usato l'intervista di Gian Carlo Pajetta (1911-1990), dirigente del PCI a Ottavio Cecchi (1924-2005. Cecchi era uno scrittore e giornalista grossetano, curatore delle opere di scrittori molto importanti, iscritto al PCI), "La lunga marcia dell'internazionalismo", Roma, Editori Riuniti (la casa editrice dell'allora PCI), 1978 (aprile, per la precisione, dunque prima dell'estate del "Vangelo socialista" di Bettino Craxi, uscito nell'estate di quell'anno ne "L'Espresso"). 

Pajetta parla qui di rapporti tra partiti comunisti e socialisti (anche se sempre con una certa sufficienza verso i socialisti, chissà che cosa avrebbe scritto, se l'intervista fosse uscita dopo il citato "Vangelo" di Craxi...), in termini così vaghi che il tutto sembra abbastanza strano... o meglio, se si parla di Eurocomunismo (e ricordiamo che la stagione dell'eurocomunismo, col francese Marchais (che poi tornerà a guardare altrove), lo spagnolo Carrillo (che poi tornerà stalinista) e Berlinguer ritratti anche in varie fotografie ufficiali è invero un po' precedente, mentre nel 1978 il PCI si preoccupa soprattutto di "far fronte" da un lato, certo, al terrorismo, dall'altro al "pericolo reazionario".

E'un'intervista di carattere storico, certo, non concentrata sull'attualità (anche se, come sempre, passato e presente si tangono continuamente), ma alcuni segnali sembrano inequivocabili. Il radicamento a Marx e a Lenin, certo come lo intendeva il Partito Comunista Italiano, è forte e anche la relativa "tensione" con Mosca è espressa in termini molto prudenti...

Rileggendo testi come questo, storicamente di grande interesse, ci si accorge che non sono passati 36 anni e mezzo ma un secolo, nella percezione collettiva ma anche nella "concezione del mondo" (Weltanschauung) di chi appartiene/apparteneva a quell'area politica e naturalmente anche per chi vede le cose "dall'esterno" o magari è legato a una tradizione, invece, socialista e socialdemocratica.

Fatto sta che le modifiche affermate sui giornali e nella "vulgata" non erano poi così vistose e il tono di fondo era diverso, come quando Pajetta, preoccupato del pericolo dell'accentuazione di una schisi tra Gramsci e Togliatti, considera Gramsci un intellettuale legato al Comintern...

Eugen Galasso

Last modified onDomenica, 05 Giugno 2016 21:31

Leave a comment

Make sure you enter all the required information, indicated by an asterisk (*). HTML code is not allowed.