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Bettino Craxi, dopo 20 anni inquieta ancora

Bettino Craxi (1934-2000), non a caso, inquieta ancora coscienze e convincimenti politici.

Vi sono figure importanti della sinistra di derivazione PCI (Partito Comunista Italiano) come l'ex-direttore dell'"Unità" Giuseppe Caldarola che rimpiangono pubblicamente l'atteggiamento tenuto dal proprio partito in occasione della notizia della gravissima malattia che avrebbe portato Craxi alla morte in Tunisia, a Hammamet ( 1), c'è chi "nicchia" o si nasconde dietro dichiarazioni imbarazzate e talora imbarazzanti, c'è la pletora di libri usciti in occasione del Ventennale della scomparsa, ci sono trasmissioni televisive e radiofoniche, siti "risvegliatisi" in questa occasione ma, oltre al "rumore", contano anche (dialetticamente, aggiungerei) i silenzi, spesso più imbarazzanti (e imbarazzati) delle dichiarazioni...

Certo è che è raro che di un uomo politico si parli così tanto a 20 anni dalla morte; certo è stato per lungo tempo un leader del Partito Socialista, un leader  riconosciuto come tale dagli avversari, un Presidente del Consiglio (il primo e unico del Partito Socialista, nell'Italia repubblica "a gestione democristiana" e comunque caratterizzata dalla dicotomia Democrazia Cristiana-PCI) dal 4 agosto 1983 al 17 aprile 1987: l'unico laico, oltre a Giovanni Spadolini, repubblicano, a divenire tale.

Ma Craxi è stato anche un leader totale, carismatico, in qualche modo una sorta di lìder maximo, capace di mettere a tacere senza difficoltà le ali interne "ribelli", ma anche di arrivare persino a ridicolizzare avversari di altri partiti (non voglio qui cadere nel gossip politico) di proporsi anche come teorico dell'eurosocialismo e del "socialismo mediterraneo".

Con una visione nuova del socialismo: non soltanto con l'obiettivo di meglio redistribuire i frutti del capitalismo ma anche di quello di accettare il capitalismo come forma organizzativa della vita economica (con le dovute regole). (n.d.d.)

Last modified onDomenica, 19 Gennaio 2020 14:19
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