Dibattito socialista

Dibattito socialista (36)

Socialismo: la "versione" (carente) di Hollande

Se il socialismo europeo e mondiale è espresso da una figura come François Hollande, come si suol dire, "siamo messi bene", ossia...

In un'intervista a Pierre Nora, storico, e Marcel Gauchet, filosofo (in "Le Débat", ma in gran parte riportato anche ne "Le Monde" del 16 settembre 2016, da cui cito, p.20), si dimostra non tanto scarso teorico (a un uomo politico lo si può perdonare) ma soprattutto politico "da poco".

Craxi, la firma del Concordato e le scelte religiose del laico

Quanto ci si possa fidare di Luigi Bisignani non so, ma certamente qualcosa sa.

Nelle sue "rivelazioni", pubblicate da "Libero" di domenica, il giornalista-faccendiere molto addentro alle "segrete cose", parla di Craxi. Parla del suo "capolavoro diplomatico" a proposito del Nuovo Concordato (1984), afferma che "riuscì dove i leader DC e il premier repubblicano Giovanni Spadolini avevano fallito".

Il Partito socialista in Francia va verso l'autodistruzione?

In un bel saggio su "Le Monde diplomatique", il politologo Remi Lefebvre parla tout court di "autodistruzione del partito socialista francese", enumerando almeno tre fattori: A) il crollo di iscrizioni e di votanti PSF (partito socialista francese); B) Il distacco tra esponenti politici socialisti e iscritti-aderenti-simpatizzanti; C) una scelta iper (neo, quantomeno)-liberista, incomprensibile per molti/e votanti socialista e aderenti al partito.

Declino delle socialdemocrazie in Europa: scarse capacità o ...?

E' un politico ed economista di rango (più volte ministro dell'economia in Spagna), José Luis Maldonado, ad evidenziare il declino della socialdemocrazia, in Europa e non solo. Maldonado evidenzia come sia dalla crisi del petrolio (1973) che le proposte "socialiste" sono in crisi: dire questo è un po' azzardato, secondo me, visto che negli anni anni successivi governi "di centro-sinistra" (in questa accezione, per la verità, non comprendo certo l'Ulivo più o meno mondiale made in Italy) hanno avuto vita anche lunga in Spagna, con Felipe Gonzalez, in Italia con Bettino Craxi, in Germania con Brandt e poi Schmidt, in Gran Bretagna (non solo con Blair), in Nordeuropa etc.

Un libro sui "miglioristi" del vecchio PCI

Un testo interessante, se non altro perché è di un protagonista, questo di Umberto Ranieri, politico di quella che fino agli anni '80 era individuata come "destra PCI" (ala migliorista), amico di Napolitano e di altri miglioristi, in "Napolitano, Berlinguer e la luna" (Venezia, Marsilio, 2014).

L'eurocomunismo del PCI anni '70 non era poi così coraggioso

Ritrovo ora, per meglio dire trovo (non ne avevo contezza) in una bancarella dell'usato l'intervista di Gian Carlo Pajetta (1911-1990), dirigente del PCI a Ottavio Cecchi (1924-2005. Cecchi era uno scrittore e giornalista grossetano, curatore delle opere di scrittori molto importanti, iscritto al PCI), "La lunga marcia dell'internazionalismo", Roma, Editori Riuniti (la casa editrice dell'allora PCI), 1978 (aprile, per la precisione, dunque prima dell'estate del "Vangelo socialista" di Bettino Craxi, uscito nell'estate di quell'anno ne "L'Espresso"). 

Considerazioni sul garantismo

(2015) Seguendo la consueta regola, per cui i libri e quanto da approfondire negli stessi è prioritario rispetto ai giornali, avevo trascurato l'articolo di Claudio Martelli "Il processo show finisce nel nulla. Senza prove il teorema dei pm" (QN, 5 novembre 2'15, p.5), nel quale il politologo, ex-vicepresidente PSI, ex-ministro della Giustizia, da anni commentatore politico e politologo, partendo da affermazioni e scritti "fantastici" (nel senso di "indimostrabili") del dottor Ingroia, Pubblico Ministero, appunto, con il suo "aureo" libello "IO so", dove Ingroia riprendeva le testi pasoliniane sull'"Io so, ma non lo posso dimostrare", spiega come sia improprio e pericoloso applicare ipotesi e supposizioni-ricostruzioni non suffragate dai fatti alla giustizia... (read more-clicca sul titolo)

"Rifare l'Italia" di Filippo Turati, una lezione per l'oggi

Turati pronunciò alla camera il suo discorso "Rifare l'Italia" appena dopo la fine della Prima Guerra Mondiale. Un discorso col quale cercò di lanciare l'idea che ci volesse uno sforzo per cambiare alcuni dei caratteri distintivi dell'Italia, alcune delle regole di funzionamento delle sue istituzioni, sui diritti civili ed i diritti dei cittadini.

Quel discorso è la base della politica riformista italiana, ne contiene i caratteri e gli obiettivi. A tanti anni di distanza non si può dire che questa visione politica socialista sia riuscita ad aprirsi strade ampie e luminose.

Piuttosto, oggi, è ad un punto talmente basso di presenza nel dibattito politico e negli effettivi obiettivi politici dei partiti italiani, che è difficile respingere la malinconia.

Può sembrare paradossale, ma il seme del riformismo turatiano, nell'Italia di oggi, sembra vivere più nel Pdl che nell'area di sinistra!

Chi ha visto più lontano ...

Il 27 agosto 1978 usciva "Il Vangelo socialista" di Bettino Craxi (e non del sociologo Luciano Pellicani, che si limitò ad una consulenza storico-culturale), nella quale lo statista, allora da due anni "solo" segretario socialista (PSI, per la precisione - presidente del Consiglio lo sarebbe diventato negli anni Ottanta), rivendicava il pensiero di Proudhon contro quello di Marx.

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