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Dibattito socialista

Dibattito socialista (32)

Un libro sui "miglioristi" del vecchio PCI

Un testo interessante, se non altro perché è di un protagonista, questo di Umberto Ranieri, politico di quella che fino agli anni '80 era individuata come "destra PCI" (ala migliorista), amico di Napolitano e di altri miglioristi, in "Napolitano, Berlinguer e la luna" (Venezia, Marsilio, 2014).

L'eurocomunismo del PCI anni '70 non era poi così coraggioso

Ritrovo ora, per meglio dire trovo (non ne avevo contezza) in una bancarella dell'usato l'intervista di Gian Carlo Pajetta (1911-1990), dirigente del PCI a Ottavio Cecchi (1924-2005. Cecchi era uno scrittore e giornalista grossetano, curatore delle opere di scrittori molto importanti, iscritto al PCI), "La lunga marcia dell'internazionalismo", Roma, Editori Riuniti (la casa editrice dell'allora PCI), 1978 (aprile, per la precisione, dunque prima dell'estate del "Vangelo socialista" di Bettino Craxi, uscito nell'estate di quell'anno ne "L'Espresso"). 

Considerazioni sul garantismo

(2015) Seguendo la consueta regola, per cui i libri e quanto da approfondire negli stessi è prioritario rispetto ai giornali, avevo trascurato l'articolo di Claudio Martelli "Il processo show finisce nel nulla. Senza prove il teorema dei pm" (QN, 5 novembre 2'15, p.5), nel quale il politologo, ex-vicepresidente PSI, ex-ministro della Giustizia, da anni commentatore politico e politologo, partendo da affermazioni e scritti "fantastici" (nel senso di "indimostrabili") del dottor Ingroia, Pubblico Ministero, appunto, con il suo "aureo" libello "IO so", dove Ingroia riprendeva le testi pasoliniane sull'"Io so, ma non lo posso dimostrare", spiega come sia improprio e pericoloso applicare ipotesi e supposizioni-ricostruzioni non suffragate dai fatti alla giustizia... (read more-clicca sul titolo)

"Rifare l'Italia" di Filippo Turati, una lezione per l'oggi

Turati pronunciò alla camera il suo discorso "Rifare l'Italia" appena dopo la fine della Prima Guerra Mondiale. Un discorso col quale cercò di lanciare l'idea che ci volesse uno sforzo per cambiare alcuni dei caratteri distintivi dell'Italia, alcune delle regole di funzionamento delle sue istituzioni, sui diritti civili ed i diritti dei cittadini.

Quel discorso è la base della politica riformista italiana, ne contiene i caratteri e gli obiettivi. A tanti anni di distanza non si può dire che questa visione politica socialista sia riuscita ad aprirsi strade ampie e luminose.

Piuttosto, oggi, è ad un punto talmente basso di presenza nel dibattito politico e negli effettivi obiettivi politici dei partiti italiani, che è difficile respingere la malinconia.

Può sembrare paradossale, ma il seme del riformismo turatiano, nell'Italia di oggi, sembra vivere più nel Pdl che nell'area di sinistra!

Chi ha visto più lontano ...

Il 27 agosto 1978 usciva "Il Vangelo socialista" di Bettino Craxi (e non del sociologo Luciano Pellicani, che si limitò ad una consulenza storico-culturale), nella quale lo statista, allora da due anni "solo" segretario socialista (PSI, per la precisione - presidente del Consiglio lo sarebbe diventato negli anni Ottanta), rivendicava il pensiero di Proudhon contro quello di Marx.

Riflessioni su "Il signor C. armato di penna"

Leggendo con molta attenzione (sono riuscito a farlo dopo kermesse lavorativa e di studio d'altro tipo) il numero speciale di "Critica sociale. Colloqui italo britannici 1-2", che è un'antologia di scritti sulla critica del'94-'96, ossia "Il signor C. armato di penna", dove ovviamente C è riferito a Bettino Craxi (e le analogie forti tra Craxi e Gaber ci sono, essendo scomodi entrambi e irriducibili ai blocchi, sicuramente, ma anche non certo gestibili "a sinistra" - tanto che al funerale di Gaber c'era solo, senza alcun rumore, Berlusconi...), ho ulteriormente ribadito le mie convinzioni, riassumibili in alcuni punti:

Si al socialismo nazionale di Craxi, Gonzales e Brandt per rianimare l'internazionale socialista

Negli anni Ottanta l'intuizione europea di un socialismo nazionale (non nazionalistico, semmai patriottico) di Bettino Craxi, Michael Rocard, Felipe Gonzalez, Willy Brandt, Franz Wranitski, non era solo da intendere come presa d'atto della crisi dell'Internazionale Socialista (che rimane referente importante, ma non unico, per il socialismo e la socialdemocrazia), ma come consapevolezza di ancorare nei singoli paesi (Italia, Francia, Spagna, Germania, Austria), un progetto che rimane utopia, ma utopia concreta, realizzabile, senza improvvide fughe in avanti, facendo i conti (letteralmente, non metaforicamente) con la situazione economica e sociale dei singoli paesi.

Ora questo progetto-ammonimento, nell'epoca della crisi globale e generalizzata, rimane validissimo. Rileggendo i testi dell'epoca ("sparsi"/raccolti in più volumi) sembra importante riscoprirne la carica profetica, assolutamente attuale. In questo modo, poi, sembra molto importante riattivare il circuito virtuoso dell'Internazionale socialista, oggi troppo disposta ad accogliere partiti di derivazione liberticida ("fascismo rosso", da cui non è immune, tra gli altri, l'italiano PD) e a soluzione di piccolo cabotaggio a livello diplomatico, di risoluzione dei conflitti.  

Eugen Galasso

Ferruccio Minach, scomparso uno dei leader del socialismo in Alto Adige

Con Ferruccio se ne va un vero protagonista: della vita politica ed amministrativa di Merano, città dove risiedeva, e del socialismo altoatesino, nel quale ha sempre militato in posizioni prima socialdemocratiche e poi di autonomismo socialista. Non poteva essere diversamente per un ammiratore di Turati e di Adler, ai quali significativamente aveva intitolato il circolo culturale che aveva presieduto.

Ho tanti bei ricordi di lui, tante volte ho avuto bisogno di sentire il suo consiglio, tante volte mi ha dato la soddisfazione di collaborare con me sia nella politica di partito sia in una cosa nella quale credeva molto, ed io con lui: la pubblicistica quale strumento per far conoscere la storia delle idee (e degli uomini che le sostengono).

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