Referendum costituzionale d'autunno: alcune considerazioni

Come sempre Claudio Martelli sa porre le questioni e le "risolve" con intelligenza. Confrontandosi con il prossimo referendum costituzionale d'autunno che implica la riforma del Parlamento, in particolare del Senato, l'ex-vicesegretario del PSI e studioso propone la sua visione (ne"QN", 19 maggio 2016, pp.1-2): "Sarebbe stato meglio proporre una riforma presidenziale limpida, dichiarata, con tutte le garanzie e i contrappesi di un sistema collaudato in tante democrazie". (read more_clicca sul titolo)

Vero: basti pensare agli States, ma anche (peraltro con modalità molto diverse) alla Francia. Viene da chiedere, mutuando Edward Albee ("Chi ha paura di Virginia Woolf?"):"Chi ha paura, oggi, del presidenzialismo?". Un tempo, anche qualche decennio dopo la caduta del fascismo, si poteva aver paura di un golpe militare-fascista; oggi, questo pericolo, anche per i mutati equilibri internazionali, non esiste più. Nessun presidente eletto vorrebbe e neppure potrebbe divenire un dittatore nel nome della Nato, degli USA, di...chissà chi, anche perché i contrappesi sono, ma soprattutto sarebbero tali e tanti da rendere ciò impossibile... Vien da ricordare che Bettino Craxi cominciò ad essere messo nel mirino proprio quando cominciò a parlare di una "Grande Riforma" e l'accusa di autoritarismo, di avventurismo, in qualche modo anche di golpismo, cominciò a perseguitarlo, dando avvio alla costruzione del "mostro".

Poi, la questione del personalismo, che Martelli rileva: "Après moi le déluge" (dopo di me il diluvio), diciamo modestamente noi, era espressione di Louis XV e di Madame de Pompadour ma oggi nessuna persona si sentirebbe di ripeterla... salvo forse proprio... l'attuale segretario del PD e attuale Presidente del Consiglio. Renzi era considerato, due anni e qualcosa fa, all'epoca dell'insediamento del suo governo, un "male minore" dopo l'inefficienza del governo Letta, la pochezza di Bersani nel PD, la crisi del centro-destra e altro, ma nessuno gli ha mai dato una "cambiale in bianco". La riforma del Senato renziana, dice Martelli, è "discutibile ma passabile", dove "passabile" è un'apertura di credito notevole, ma per la Camera parla di un "abnorme premio di maggioranza al partito che vince anche con un solo voto di scarto, deputati nominati dai vertici di partiti di partito, ridicole soglie di sbarramento".

Sì, per dirla apertis verbis, Renzi ha osato troppo, ritenendosi una sorta di "deus ex machina", ma rimane ciò che è, ossia (sia detto con ironia) "il vate di Rignano" (qualcuno, quando lo dice, aggiunge una consonante alla parola "vate", ma chi scrive no).

Eugen Galasso

Last modified onDomenica, 05 Giugno 2016 14:41

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