Antisemitismo. Importanti le cose dette da Marko Feingold in un intervista all' "Alto Adige" di Bolzano

L'intervista con Marko Feingold, vittima di shoah, internato in molti lager nazisti (Dachau, Buchenwald, Neuengamme, Auschwitz), fortunosamente sopravvissuto  (ora ha 103 anni, vive a Salzburg/Salisburgo, è presidente della locale comunità ebraica) ne "L'Alto Adige" del 23 dicembre 2016, p.10, induce a molte riflessioni: nonostante la vittoria presidenziale di Van der Bellen, l'Austria è ancora un paese dove "L'antisemitismo è ancora largamente diffuso in molti strati della popolazione, soprattutto nelle zone rurali... In sintesi: io credo che una bella fetta della popolazione austriaca sia antisemita ed una fetta ancora più grande sia xenofoba... In Austria un ebreo deve sempre avere la valigia pronta...".

Alla domanda dell'intervistatore, Mauro Fattor, su eventuali analogie tra Austria e Alto Adige, ecco la risposta: "Analogie è riduttivo. Direi che in Alto Adige c'è la stessa identica situazione." Se Paul Roesch, sindaco d Merano, ha chiesto scusa per la persecuzione degli ebrei a Merano negli anni che precedettero il 1945, ciò avviene 71 anni dopo, però, e per merito di un sindaco non SVP (lo aggiungo io, me ne assumo la responsabilità piena) e, se la situazione della comunità ebraica meranese è in via di miglioramento, ciò è merito della comunità stessa (in primis, di Federico Steinhaus).

Quali le cause dell'antisemitismo, secondo Feingold: "Radici religiose. Cristiane. L'albero del razzismo hitleriano aveva radici nell'antigiudaismo cristiano (non inficia questa tesi il fatto che il Fuehrer non fosse cristiano. e.g.)". La tradizione cristiana (cattolica, ma anche evangelico-protestante, pur se in forma minore e non dal Novecento in qua) è sempre stata discriminante, nei secoli, verso le altre religioni e ancora di più al suo interno verso gli "eretici" (gnostici, bogomili, albigesi, ariani etc.), né la religione ebraica, prima del Concilio Vaticano II°, godeva di alcuna stima, anzi (cfr.la preghiera "contra perfidos Judaeos", ma esiste anche un trattato omonimo...) e quando il papa conservatore Giovanni Paolo II° definì gli Ebrei "nostri fratelli maggiori" da parte di vari cattolici (non solo lefebvriani!) e di alti prelati ci fu quantomeno "un sordo malumore"...

Temi su cui riflettere, parbleu! E un invito a chi (come chi scrive) abbia radici ebraiche anche lontane o comunque senta il problema: facciamo come Jerry Lewis, grande attore-regista-autore che, negli anni Cinquanta al "Jerry Lewis Show" insisteva orgogliosamente, quasi ossessivamente, sulle proprie origini ebraiche: una salutare provocazione!

Eugen Galasso

Last modified onLunedì, 26 Dicembre 2016 20:32

Leave a comment

Make sure you enter all the required information, indicated by an asterisk (*). HTML code is not allowed.