Una rilettura della nostra recente storia politica, per capire le dinamiche di oggi

Claudio Martelli, già politico "a tutto campo" negli anni Ottanta-Novanta (parlamentare, vicesegretario PSI all'epoca di Bettino Craxi, ministro) da anni riflette sull'oggi, come commentatore politico e lo fa in modo appropriato.

In questo testo ("Povera politica" ne "Il piacere della lettura", supplemento del "Quotidiano nazionale" del 13 gennaio 2018) mette in luce alcuni aspetti importanti. Richiamandosi alle riflessioni di Thomas Mann ("Moniti all'Europa" e "Considerazioni di un impolitico") e all'introduzione apposta da Giorgio Napolitano, Martelli ripercorre la carriera di un presidente "duro", a tratti intollerante, certamente dal piglio particolare quale è stato Napolitano per ben otto anni...

Giustamente, Martelli mette in luce il ruolo di Napolitano quale dirigente di primo piano del PCI, dove, quale "migliorista", guardava alle riforme invece che alla rivoluzione, ai suoi rapporti con il PSI, ben diversi da quelli (per fare un esempio) di Enrico Berlinguer, ma in politica estera era d'accordo con l'URSS di Brezner contro Dubcek e la "primavera di Praga"; poi ne valuta l'azione quale presidente della Camera (anni Novanta) quando lasciò passare (diciamo così) l'accanimento giudiziario ("Mani pulite") contro i partiti; infine quello da Presidente della Repubblica, con la nomina del governo "tecnico" di Mario Monti, sorta di vero "golpe" istituzionale (lo scrivo io, Martelli è più blando, ma parla comunque di "spregio al mandato popolare, alla libera dialettica parlamentare, alla legittimità democratica" (testo citato, a p.4).

Poi Martelli allarga la sua riflessione alla crisi italiana ed europea, che è "separazione/contrapposizione tra élite e popoli, istituzioni sovranazionali e popoli europei". Vero: l'Unione Europea, con i suoi lacci e lacciuoli, è stata imposta agli Europei (in Italia da parte del governo di Prodi..., ma anche altrove i malesseri si sono manifestati anche se tardivamente, fino alla rottura, si pensi alla Brexit, ma anche ai referendum, dov'era prevalso il voto anti-europeo...), ed i nazionalismi e revanchismi di oggi sono reazioni a quanto era stato sostanzialmente imposto e mai veramente "proposto".

In Italia, più di sei anni fa, la scelta di Monti, "esponente della finanza internazionale", come nota Martelli, contro le libere elezioni che si sarebbero "imposte" (ma democraticamente), dopo la crisi e le relative dimissioni del governo Berlusconi, scegliendo la strada preferita dal gruppo Bilderberg (lo aggiungo io) e altri, è stata nefasta, con una politica economica non da "bastone e carota", ma solo da bastone (tasse e sacrifici).

Giustamente Martelli nota poi che "i Grillo, i di Di Maio, i Salvini sono rimedi peggiori dei mali, ma sono le conseguenze del non aver capito in tempo la crisi della rappresentanza, non la causa"(ibidem).

Verissimo, pur se ritengo che Salvini non sia pericoloso, a differenza dei "5 Stelle" .... anche se i suoi toni e modi talora lasciano (molto) a desiderare...

Eugen Galasso

Last modified onLunedì, 15 Gennaio 2018 21:45

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