Il "fine vita": affrontato in maniera emotiva è come minimo semplicistico

La querelle sul "fine vita" e le sue ripercussioni non sembra aver fine: la decisione della Corte Costituzionale spiazza il Parlamento, che non aveva deciso in merito.

Non vorrei qui entrare in merito alla questione specifica, ai risvolti etici, inevitabili, ai possibili abusi da parte di medici e/o parenti, limitandomi a una considerazione: credo che, oltre all'inefficienza in campo specifico del Parlamento, cui la C.C. ha "rimediato" in modo che ha accontentato molti, sconcertato e deluso molti altri, ci sia dell'altro e qui mi riferisco ai mass-media, "social" compresi.

Quanto ha fatto il D.J., Fabo, supportato da Marco Cappato, parlamentare, ha dato una "svolta emotiva" alla narrazione dei media, dunque il tutto si è colorato in maniera più emotiva che razionale, dove poi il dibattito politico e giuridico si è svolto in modo abbastanza meccanico e "preordinato", quasi la sentenza non potesse essere poi che quella, quasi che non ci fosse, insomma, altra soluzione...

In altri termini, questioni delicatissime e complesse, che confluiscono, volendo, in una questione unica, sono state ridotte in termini semplicistici. Che i media debbano essere comprensibili è senz'altro vero; che invece debbano ridursi al semplicismo, affermando, quasi, un'unica soluzione/verità è almeno discutibile.

Eugen Galasso

Last modified onSabato, 28 Settembre 2019 13:58

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