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acqua

L'eredità didattica di Don Milani

“LA SCUOLA CHE PERDE GIANNI NON È DEGNA DI ESSERE CHIAMATA SCUOLA”
Scuola di Barbiana – don Lorenzo Milani

lettera ad una professoressa

Presso la libreria Librarsi di Via Milano a Bolzano, con la collaborazione di Cedocs, il prof. Roberto Imperiale, presidente di GRIMeD (Gruppo ricerca Matematica e Difficoltà) ha aperto il ciclo di conferenze autunnali con la rilettura critica de “Lettera a una professoressa” scritta dai ragazzi di Barbiana, alunni di don Lorenzo Milani (dalla prefazione: “Questo libro non è scritto per gli insegnanti, ma per i genitori. È un invito a organizzarsi. A prima vista sembra scritto da un ragazzo solo. Invece gli autori siamo otto ragazzi della scuola di Barbiana. Altri nostri compagni che sono a lavorare ci hanno aiutato la domenica”).


Un pubblico interessato e un’atmosfera accogliente hanno consentito di approfondire i temi e di apprezzare l’attualità di un testo considerato fondamentale per chiunque si dedichi allo straordinario, impegnativo e deontologicamente arduo mestiere dell’insegnare.
I passi scelti e commentati dal prof. Roberto Imperiale, hanno messo in risalto le criticità dell’universo scuola e la modernità delle impetuose considerazioni dei ragazzi di don Lorenzo Milani che, se pur pubblicate nel 1967, paiono scritte oggi.


La prospettiva della serata si può cogliere in alcuni dei numerosi passi tratti ed analizzati da Lettera a una professoressa, vale a dire: “… Se ognuno di voi sapesse che ha da portare innanzi e ogni costo tutti i ragazzi e in tutte le materie, aguzzerebbe l’ingegno per farli funzionare. Io vi pagherei a cottimo. Un tanto per ragazzo che impara tutte le materie. O meglio multa per ogni ragazzo che non ne impara una. Allora l’occhio vi correrebbe sempre su Gianni. Cerchereste nel suo sguardo distratto l’intelligenza che Dio ci ha messa certo eguale agli altri. Lottereste per il bambino che ha più bisogno, trascurando il più fortunato, come si fa in tutte le famiglie. Vi svegliereste di notte col pensiero fisso su lui a cercare un modo di far scuola, tagliato su misura sua. Andreste a cercarlo a casa se non torna. Non vi dareste pace, perché la scuola che perde Gianni non è degna di essere chiamata scuola.”(Lettera a una professoressa, pag. 82 – Ed: Libreria Editrice Fiorentina – 10,00 Euro). Un passo che pone l’accento, quindi, su quello che dovrebbe essere un “tassativo” della scuola dell’obbligo: la necessità di essere inclusiva, giammai esclusiva.


Con il prof. Roberto Imperiale abbiamo l'occasione di approfondire il significato profondo dell’eredità sia didattico-pedagogica sia sociale dell’opera di don Lorenzo Milani, sacerdote scomodo e assoluto, ruvido e amorevole; eredità che trova uno dei suoi capisaldi, come già anticipato, in un’opera essenziale per ogni insegnante, pur essendo stato scritto per i genitori, qual è “Lettera a una professoressa” (vanno ricordati di don Milani: “Esperienze pastorali” e “L’obbedienza non è più una virtù”).
Riportiamo un pezzo scritto da Imperiale in tempi non sospetti: risale al 1997, redatto in occasione dei trenta anni dalla morte di don Milani, uscito, poi, sul mensile “Piazza Vittorio” di Carosino in provincia di Taranto. Pare appena stilato e, quasi su questa stessa falsa riga, in molti si stanno cimentando su don Milani nel cinquantesimo dalla morte.


“Don Milani morì il 26 giugno 1967, qualche mese dopo mio nonno, che era stato il mio primo maestro. A quel tempo non conoscevo questo prete se non per le scarse notizie che arrivavano, ovattate, rivedute e corrette, nella provincia sonnolenta, più occupata a smaltire l’euforia dell’ormai lontano boom economico che non a proiettarsi verso il suo futuro: il benessere l’aveva sfiorata, lasciando molti desideri inappagati e molte povertà in agguato; ed aveva anche cominciato a distruggere le memorie. Ai più mancava la voglia di assaltare il cielo, di giocarsi la vita su un’idea, anzi di avere un’idea; cominciava, invece, a prevalere l’individualismo egoista sopra la condivisione solidale: covava il virus del mercato, della globalizzazione e, appunto, delle drammatiche povertà di oggi.

don MilaniMa quando coincise il tempo della partenza dalla terra “impareggiabile” con la scoperta di altri maestri, allora conoscemmo a fondo il priore di Barbiana. Fummo conquistati dalla sua vita: fosse stato per la sua nascita, sarebbe stato, come i suoi antenati, un docente universitario, uno scienziato; invece, semplice prete, rimase folgorato dal Vangelo e da ciò che il Vangelo stesso “imponeva”: la coerenza assoluta nella pratica della verità. Questo fece di don Milani un conseguente definitivo, inflessibile, quale che fosse il ruolo: prete, uomo, educatore, rivoluzionario; e quindi prete, educatore, rivoluzionario umanissimo, pronto alla dolcezza quanto alla durezza, ma con i suoi ragazzi piuttosto alla dolcezza estrema.

Aveva scelto di stare con i poveri, come il suo Grande Maestro e come tutti i trasognati dalle Beatitudini. Con un brivido, infatti, o col soffio dell’infinito scrisse nel suo testamento: “Cari ragazzi, ho voluto più bene a voi che a Dio, ma ho speranza che lui non stia attento a queste sottigliezze e abbia scritto tutto al suo conto”. Fu, dunque, uomo di parte e come tale, fu punito dai suoi superiori. Cominciò appena sacerdote, mettendo in piedi una scuola popolare, nel popoloso borgo operaio di San Donato di Calenzano; dal resoconto di quei giorni sarebbe nato, nel ‘58, “Esperienze pastorali” prima pubblicato e poi giudicato inopportuno dall’autorità ecclesiastica e, quindi, messo all’indice. Nel ‘58, però, era già priore di Barbiana, nel Mugello, dove l’avevano esiliato per punire la sua scelta estrema e definitiva. Aveva già “la sua scuola”, dove i ragazzi studiavano tutti i giorni dell’anno, imparavano la lingua, che li avrebbe “resi uguali” e dove egli dava libero sfogo alla sua mente che, come nel caso di Gramsci e di tanti altri, avevano inutilmente tentato di far tacere, impedendole di pensare.

Barbiana non fu solo luogo delle anime affratellate; da lì venne “Lettera a una professoressa”, uno dei miei infiniti “libri/maestro”, dove, a lettere di fuoco, c’è scritto: “Cara signora, lei di me non ricorderà nemmeno il nome. Ne ha bocciati tanti. Io invece ho ripensato spesso a lei, ai suoi colleghi, a quell’istituzione che chiamate scuola, ai ragazzi che “respingete”. Ci respingete [...] e ci dimenticate. E ancora: “a Barbiana tutti i ragazzi andavano a scuola dal prete. Dalla mattina presto fino a buio, estate e inverno. Nessuno era “negato per gli studi”. [...] chi era senza basi, lento o svogliato, si sentiva il preferito. Veniva accolto come voi accogliete il primo della classe. Sembrava che la scuola fosse tutta solo per lui. Finché non aveva capito, gli altri non andavano avanti”. Questa “semplice” pedagogia deriva da un rivoluzionario atto d’amore. E se fosse accettata, implicherebbe una prassi pedagogico-didattica capovolta rispetto a quella della nostra ancora assai vecchia scuola; o a quella prevista dalle ipotesi di riforma che temo farà della scuola un’azienda, governata dalle regole del mercato e finalizzata alla discriminazione sociale.

Su ciò bisognerebbe aprire al più presto un tavolo di confronto e di informazione, per non dover sempre constatare che tutto cambia perché niente cambi: questa richiesta già veniva dalla rivoluzionaria lezione dei ragazzi di don Milani, riabilitati - per così dire - dal loro priore dopo essere stati respinti nei campi e nelle fabbriche, perché si doveva lasciare “ai figli di papà tutti i posti di responsabilità nei partiti e tutti i seggi in Parlamento”. Sapendo che “lottare senza istruzione vuol dire essere sempre umiliati e battuti” (G. Di Vittorio), Barbiana indicò che il riscatto passa (anche) attraverso una scuola che faccia “gratuitamente” il suo mestiere: cioè, che non valuti, né valuti per discriminare; che non sanzioni al negativo le differenze, ma che della valorizzazione delle differenze stesse faccia cifra di comportamenti politici finalizzati all’eliminazione della povertà, che è lo scandalo vero, l’unica differenza che non vorremmo; e indicando nell’azione comune la condizione ideale del cambiamento. Scriveva uno di quei ragazzi: [...] “il problema degli altri è uguale al mio”. E “sortirne tutti insieme è la politica. Sortirne da soli è l’avarizia”.

Questa scuola mi piacerebbe avere, non azienda ma risorsa di un paese effettivamente democratico, capace di accogliere e promuovere progetti di vita, non clienti o prodotti e se, come dicevano i ragazzi di Barbiana, andare a scuola è “un privilegio”, non “un sacrificio”, la sua cifra dovrebbe essere, ripeto, la gratuita e continua negoziazione dei saperi; cioè, reso il privilegio alle relazioni affettive, il lavorare quotidianamente con le corrette modalità affinché, ciascuno con la sua irripetibile identità, fosse piacevolmente motivato ad imparare ciò che è giusto sapere, cioè, tutto. In tal modo, consentendo ad ogni ragazzo il trovar autonomamente la sua strada verso la cittadinanza, si legittimerebbero le differenze in un quadro di sostanziale uguaglianza: dalla scuola si uscirebbe avendo ricevuto il giusto, che non è il dare a tutti la stessa cosa, ma dare di più a chi ha di meno, cioè, sapersi fermare ed aspettare i più lenti, i più svogliati, quelli che vogliono il tempo per pensare...

Sento già i cori dei liberisti ed anche del ministro, di chi vorrebbe che alcuni ragazzi studiassero lettere ed altri giardinaggio, inasprendo, così, la divisione di classe con la miserabile scusa che ognuno deve fare ciò per cui è portato. Sento già tanti insegnanti, prèsidi, genitori, economisti, commercianti dire che questa (di don Milani, la mia, di altri che si indignano ancora per l’innocenza violata), non è democrazia, perché non rispetta chi è più veloce: ma io, che per le mie attonite lentezze sarei stato un “disperso” se non m’avessero spinto a studiare le burbere dolcezze di mio padre e la silenziosa condivisione di mia madre, i cui nomi sono fiero d’aver portato “più in là dell’odio e dell’invidia”, so che non esistono i più veloci o i più lenti, i “negati” per la scuola ed i “portati” per essa, ma i ricchi ed i poveri; e son pronto a scommettere che gran parte della nostra scuola non faccia nessuna fatica a scovare “i portati” tra i ricchi ed i “negati” tra i poveri, mettendo al bando le fantasie, come tentò di fare con le mie, e bocciando ancora, per favorire la convergenza verso modelli di mondo che non mi piacciono, che non piacevano a don Lorenzo Milani.

Io so che, invece, esistono i tempi del cuore di ciascuno, dei sogni di ciascuno, delle poesie di ciascuno, delle tenerezze di ciascuno, dei dolori di ciascuno, del conoscere di ciascuno, dell’amare di ciascuno, del progettare assalti al cielo di ciascuno. So che questi tempi formano l’unico tempo della grande catena delle creature, nella quale si sfiora una stella quando si raccoglie un fiore e una carezza data ad un bimbo è data a tutti i bambini del mondo ed è tempo donato a ciascuno come eredità al figlio, col suo pezzo di cielo; so che questo tempo ce lo vogliono togliere, per accaparrarsi tutto il cielo; so che dovremo ancora lottare per tenercelo, stretto, e liberato dal bisogno, con la stessa caparbia tenacia del prete che fu sepolto con i suoi scarponi di montagna. Ma quando ciò fosse e si fosse definitivamente liberi, forse proprio per onorare un misterioso comandamento di Dio, noi vorremmo più bene all’uomo che a Dio; soprattutto quando quell’uomo fosse un piccolo d’uomo, una minuscola dolcissima voce”.

Seguendo il pensiero del prof. Imperiale, parrebbe che ben poco sia cambiato dal 1967 ad oggi nei fondamentali dell’approccio didattico e pedagogico nella scuola italiana e che ogni esercizio di trasformazione abbia sortito confusione e malcontenti d’ogni genere, penalizzando così il futuro del Paese.

Franco Boscolo

Prossimi appuntamenti presso la libreria Librarsi in Via Milano 105/a

LA BUONA LETTURA

Serate di presentazione - Incontri con l’autore

17.10.2017 – Dario Molon

26.10.2017 – Gentiana Minga

LA BUONA LETTURA

Gruppo di lettura

8.10.2017 – “La città interiore” 

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Concluso il seminario di matematica 2017 del centro Morin

CONCLUSO IL XLVI SEMINARIO DI MATEMATICA DEL CENTRO RICERCHE DIDATTICHE “UGO MORIN”

“HOMO LUDENS, HOMO FABER, HOMO SAPIENS: persone consapevoli con la matematica”

Bolzano, Trento, Alessandria, Milano, Trieste, Treviso, Firenze, Siena, Roma, Napoli, Noto, sono solo alcune delle città di provenienza dei più di cento insegnanti di matematica iscritti al congresso, docenti d’ogni ordine e grado, confluiti a Paderno del Grappa (TV), sede del Centro Ricerche Didattiche “Ugo Morin” (www.centromorin.it), in occasione del XLVI Seminario Nazionale d’aggiornamento tenutosi nei giorni 22, 23 3 24 Agosto 2017.

Il titolo, “HOMO LUDENS, HOMO FABER, HOMO SAPIENS: persone consapevoli con la matematica”.

Come di consueto il Seminario si è svolto, nelle tre giornate, con gli incontri del mattino, in sessione plenaria, dedicati ad una serie di conferenze, e con altrettanti pomeriggi per i tanti laboratori individuati per tutti livelli scolari: dalla primaria di primo grado alla secondaria di secondo (dalle Elementari alle Superiori).

Teoria e pratica; una formula che, assieme allo stretto contatto tra mondo universitario e mondo scolastico, da sempre contraddistingue il Centro “Ugo Morin” e che permette ai docenti di proporre le proprie esperienze, di condividerle e, allo stesso tempo, consente a tutti di mettersi in gioco sperimentando direttamente buone pratiche e proposte didattiche innovative.

Di qui la soddisfazione dei partecipanti che, come ogni anno, testimoniano l’utilità della proposta del Centro Morin grazie alla quale s’inizierà l’anno scolastico ormai alle porte, sia con nuove suggestioni, visioni ed idee, sia con rinnovata motivazione e con la possibilità di portare in classe, fin da subito, quanto ascoltato e provato nel corso del Seminario; a tal proposito, non si può non rimarcare in quali date si sono incontrati gli insegnanti: 22, 23, 24 Agosto. Ciò dipende anche, ed è probabilmente fondamentale, dal clima di familiarità che si è creato nel tempo all’interno del gruppo di docenti che, in questo modo, lavorano insieme in piena armonia, accolti presso gli Istituti Filippin (www.filippin.it) ed affiancati dal presidente del Centro Morin, don Mario Ferrari; come ha affermato uno dei relatori, il prof. Domingo Paola durante il suo intervento: “Quella del Morin è una piccola, ma grande famiglia”.

Il percorso formativo delle tre giornate si è sviluppato idealmente intorno ai tre “HOMO” indicati nel titolo del seminario: per “ludens”, si è valutato quanto sia importante “giocare” con la matematica imparando a farlo in classe a partire dalla primaria di primo grado fino alla secondaria di secondo grado e così via per quanto riguarda il fare ed il creare le cose matematiche, oggetto di “faber”, fino a come pensare questa disciplina, obiettivo di “sapiens”, e ciò, naturalmente, per tutti i gradi scolastici sia con seminari, sia con laboratori.
I temi trattati nelle tre declinazioni: i giochi nell’insegnamento della matematica – Il gioco non è solo per i bambini - Il gioco matematico – Curiosità, sfida e cooperazione – Le gare matematiche - Trame ed itinerari matematici – La mano come finestra per la mente – Le prove autentiche nelle Indicazioni Nazionali – La matematica dove non te l’aspetti - Parlare di matematica ai ragazzi fuori della scuola – Esploriamo, discutiamo e comunichiamo con i modelli – Discutere di matematica in classe nella scuola primaria – Discutere di matematica nella scuola secondaria di primo grado – Matematica e cinema – ecc.

Tra i relatori: Raffaella Franci, Mario Ferrari, Ester Bonetti, Rita D’Agata, Samuele Maschio, Paola Ranzani, Giampaolo Baruzzo, Primo Brandi, Anna Salvadori, Domingo Paola, Alessandra Gamba, Giuseppina Crivelli, Mariangela Chimetto, Luigi Tomasi, Sergio Zoccante, Anna Cerasoli (scrittrice), Mario Puppi, Franca Ferri, Rossella Garuti, Giuliano Testa, Silvano Rossetto.

Franco Boscolo

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Scuole materne tedesche in Alto Adige/Suedtirol: bambini italiani ed immigrati non vi dovrebbero essere ammessi

Bambini/e italiani/e ed extracomunitari/ie negli asili tedeschi in Alto Adige/Suedtirol? Si riaccende il problema di una loro esclusione o almeno drastica riduzione.

Tornano le posizioni dell'ex-assessore provinciale SVP Anton Zelger? Non sarà così facile, ma la posizione espressa dai responsabili SVP pare rimandare ad una logica del tutto similesimile, solo più attentamente studiata/calibrata/mascherata in forma più "elegante".

A volte, anzi molto spesso, ritornano...

Eugen Galasso

immagine tratta da scuolaarcobaleno.it

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Poeti a scuola: ma si arriva ancora "fino al Pascoli"?

Giorgio Caproni (1909-1992), poeta nato a Livorno ma vissuto quasi sempre a Genova, è uno degli esponenti più interessanti della poesia moderna: anti-retorico, capace di amara autoironia, lontano anni luce dalla poesia "delle patrie lettere" dileggiata non a caso e non a torto da qualcuno...

Che Caproni sia oggetto di un tema della maturità è un segnale positivo, ma ciò sembra essere in controtendenza con quanto avviene, in quanto tutti/e anche sui "social" si accaniscono contro quella scelta...  

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MATEMATICA: XX° CONVEGNO GRIMeD A SIENA. AL CENTRO IL TEMA DELLA VALUTAZIONE.

Hanno avuto inizio venerdi 24 marzo 2017, a Siena, i lavori del XX Convegno GRIMeD dal titolo: “Una feconda contraddizione – Didattica individualizzata vs. didattica cooperativa? – Il problema della valutazione all’incrocio tra le due didattiche”. I lavori termineranno domenica 26 marzo. (www.grimed.net)

Ospiti del GRIMeD i maggiori esponenti ed esperti italiani di didattica della matematica, di pedagogia ecc, che si alterneranno nella “tre giorni” presentando relazioni, comunicazioni e, soprattutto, operando in laboratori che coinvolgeranno direttamente i docenti iscritti al convegno nell’acquisizione di esperienze nuove e di buone pratiche direttamente spendibili in classe.

Numerosi i temi che saranno approfonditi alla luce dell’argomento generale affrontato dal XX Congresso GRIMeD: fondamentale quello spinoso della valutazione sia alla luce delle “due didattiche” oggetto del contendere, sia alla luce della tecnologia che tenta, anch’essa, di misurare saperi mettendosi in competizione con gli stessi insegnanti. Come ha scritto il prof. Adolfo Scotto di Luzio: “Di fatto la valutazione è una disputa intorno a ciò che si deve intendere per «educazione» e a cosa ne definisce i termini di un’efficace acquisizione” [“Senza educazione”, ed. il Mulino – Voci, 2015]. Tema, dunque, complesso, centrale e dirimente per la scuola tutta.

Ad ogni Convegnista sarà rilasciato un attestato di partecipazione per attività di formazione.

Franco Boscolo

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Discalculia: serie di iniziative di concreto supporto a docenti, ragazzi e famiglie realizzate da GRIMeD con partners della provincia di Bolzano

Il Gruppo di Ricerca Matematica e Difficoltà, in collaborazione con diversi altri partners, ha svolto a Bolzano e provincia una serie di seminari di formazione per gli insegnanti sulla didattica della matematica dedicati alle problematiche BES e DSA

A partire dall’autunno del 2015, grazie alla sinergia con l’Intendenza Scolastica Italiana, in accordo con la dottoressa Maria Rita Chiaramonte, con la collaborazione di AID sezione di Bolzano, della cooperativa sociale CEDOCS di Bolzano (in questo caso con il sostegno dell'assessorato provinciale alla Sanità tramite la legge 7/2001) e dell’Associazione Pro Family di Laives, il gruppo di ricerca GRIMeD ha progettato e realizzato una serie di interventi sul tema della didattica della matematica inerenti le problematiche BES e DSA dedicati all’aggiornamento/formazione degli insegnanti.

Dopo una prima fase nella quale, con l'apporto di tutti i partner coinvolti, si è elaborata un’attenta stesura degli argomenti oggetto dell’azione formativa, sei seminari sono stati realizzati nel periodo tra il 20 ottobre 2016 e il 20 dicembre 2016 tra Bolzano, Laives e Merano.

Gli interventi, strutturalmente diversi tra loro, hanno visto coinvolti, in sedi distinte, i docenti di matematica, i docenti assieme ai genitori, i docenti con i loro alunni: in tutti i casi con il focus sulla discalculia. I seminari sono stati guidati dal professor Roberto Imperiale, Presidente Nazionale di GRIMeD, e dai suoi collaboratori, ed hanno avuto come centro essenziale d’interesse, sì, una parte di informazione teorica, ma soprattutto e ampiamente la proposta di buone pratiche d’aula utili a mettere tutti gli attori in scena: ragazzi, docenti e genitori, nelle migliori condizioni d’apprendimento.

Da parte degli insegnanti è stata molto apprezzata la possibilità di approfondire attività pratiche da adottare in aula grazie a laboratori specifici; per alcuni c'é poi stata l’opportunità di sperimentare immediatamente in classe, con i ragazzi, le pratiche apprese nei laboratori, anche con il supporto immediato dell’esperto GRIMeD, così come gli approfondimenti specifici sulla didattica della matematica nel contesto specifico BES e DSA in un’ottica inclusiva.

Nel corso dei seminari si è poi affrontato il tema dell’intreccio tra disturbi, difficoltà, sia nella didattica generale che in quella della matematica ed anche della valutazione, snodo fondamentale per la comprensione definitiva e per la definizione dei metodi della didattica stessa e dell’educazione in una scuola più attenta alla irripetibile unicità di ogni persona, declinata in un quadro di uguaglianze sostanziali.


I ragazzi, pure loro coinvolti dall’affascinante modello didattico del professor Imperiale - che affonda le sue radici negli insegnamenti di Emma Castelnuovo - hanno scoperto un modo diverso, inatteso e stimolante di far matematica; per i genitori è stato interessante capire quali strategie adottare per aiutare i propri figlioli ad affrontare una disciplina che, se proposta con gioia, competenza e serietà, può davvero riservare una svolta positiva.


Un nuovo incontro con GRIMeD si svolgerà il prossimo 27 Gennaio a Laives organizzato da Pro Family con la collaborazione di AID Sez. di Bolzano. Titolo del seminario: “Benessere e discalculia – come affrontare i disturbi specifici di apprendimento in famiglia” (ore 18.00, Centro Don Bosco).
A questo seguiranno dei seminari in collaborazione con l’Intendenza Scolastica Italiana destinati all'aggiornamento degli insegnanti.

Per quanto riguarda CEDOCS – Bolzano, Grimed proseguirà nella collaborazione anche nel 2017. In questo senso sono in fase di definizione i contatti con i vari Istituti Comprensivi e con la Formazione professionale italiana per realizzare, anche nel 2017, seminari e workshop con docenti, ragazzi e genitori presso i diversi Istituti, grazie al contributo dell'assessorato provinciale alla Sanità, sulla base della Legge 7/2001.

Franco Boscolo

 

(immagine tratta da laboratorimusicali.org)

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Pregiudizi da smontare sulle scuole italiane e tedesche in Alto Adige/Südtirol

I pregiudizi, si sa, sono duri a morire: così quello relativo alla presunta superiorità didattica delle scuole in lingua tedesca (si parla di Alto Adige/Südtirol, sempre che il primo termine sia ancora "omologato" dato l'esito di recenti votazioni in Consiglio provinciale!!) rispetto a quelle di lingua italiana. Non ho competenza per parlare di scuola primaria e secondaria di primo grado ("medie inferiori"), ma di scuola media superiore sì, premettendo che non insegno nelle scuole e in A.Adige (o come lo si voglia chiamare) dal gennaio 2003 e in 14 anni tutto può essere cambiato (ho fatto una capatina in un istituto tecnico commerciale in Lingua tedesca nel 2008-2009 come esperto in disegno onirico, però).

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Arabo: parlando di didattica dell'arabo si sfatano alcuni luoghi comuni

Mercoledi scorso, 23 novembre, all’Università di Bolzano si è tenuto il secondo seminario dedicato alle esperienze ed ai metodi che si stanno realizzando in Italia nell’insegnamento della lingua araba (il  primo si è tenuto proprio un anno fa). Diversi docenti e cultori della lingua araba hanno seguito le relazioni della prof.ssa Barbara Airò, docente di arabo all’Università di Pavia, e del prof. Abdul Karim Damash, docente di arabo all’Università di Cagliari. Con il loro aiuto si sono approfonditi i problemi legati all’insegnamento della lingua araba, alla luce del passaggio da quella che per anni è stata un esigenza legata a tematiche intellettuali e di ricerca all’oggi che la conoscenza dell’arabo è divenuta una esigenza spesso legata a necessità di scambio e di contatto quotidiano.

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La matematica e la sua didattica

Iniziati, venerdì 4 Novembre, i lavori del Congresso del trentennale di “Incontri con la matematica”, curato da Bruno D’Amore, direttore scientifico del Convegno, NDR presso il Dipartimento di Matematica dell’Università di Bologna, e dai suoi collaboratori. Per tre giorni si alterneranno i massimi rappresentanti della ricerca sulla didattica della matematica per comunicare i dati dei loro studi agli insegnanti che sono giunti numerosissimi – quasi 1000 i docenti iscritti - come al solito, a Castel San Pietro Terme, per trarre spunti, buone pratiche, suggestioni con le quali arricchire l’anno scolastico in corso anche grazie ai tanti laboratori previsti lungo la tre giorni.

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Brindisi: “LA DIDATTICA DELLA MATEMATICA PER ALUNNI CON BES”, Sommer School organizzata da GRIMeD

GRIMeD – Gruppo Ricerca Matematica e Difficoltà, assieme a C.N.I.S. - GEOMETRIKO, ha organizzato una Sommer school a Brindisi dal 24 al 26 agosto 2016 sul tema: “LA DIDATTICA DELLA MATEMATICA PER ALUNNI CON BES”.  Il seminario trova il suo fondamento in questa indicazione di fondo: "Guardo, osservo e poi passo dal concreto all’astratto, cioè matematizzo il fenomeno osservato", così Emma Castelnuovo. La sua didattica e la sua ricerca hanno messo in risalto l’aspetto “materiale” nello studio della matematica, aspetto chiave nel passare dal concreto all’astratto sporcandosi necessariamente le mani. Tutto converge nell’”Officina matematica”.

Tanti sono gli aspetti relativi ad un buon laboratorio, posto che non esiste il buon laboratorio; per esempio, in alcuni può prevalere l’aspetto esecutivo, mentre in altri la soluzione di problemi (problem solving, come si dice oggi) e, spesso, il giusto dosaggio tra i due diversi aspetti può fare la differenza. A questo va aggiunta la riflessione sulla “didattica inclusiva”, concetto chiave per il prof. Roberto Imperiale, presidente di GRIMeD (Gruppo Ricerca Matematica e Difficoltà), nel momento in cui si affronta il tema del laboratorio dedicato a ragazzi con bisogni educativi speciali.

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