Rimuovere la prova di storia dalla maturità: una pessima decisione per la formazione di cittadini consapevoli

Che la scuola e l'università si trovino in una condizione delicata non è un mistero: che oggi si pensi di rimuovere la prova di storia dall'esame di maturità appare decisamente negativo, sia perché ciò impedirà, o almeno non favorirà, chi sia (un domani) interessato/a a studi storici da realizzare negli studi universitari o anche privatamente (conosco farmacisti che sono ottimi storici, per esempio), sia perché la formazione del "civis" (da cui "cittadino" ma anche più generalmente "civiltà") necessita di conoscenze storiche e dunque lato sensu politiche ed economiche.

Che poi, in moltissime scuole superiori nelle quali si insegnano materie come filosofia, psicologia, pedagogia (scienze umane o sociali, ma vorrei qui prescindere dall'antica querelle), le stesse materie siano state "cassate" è un altro segnale negativo: si impara forse ad apprendere (o memorizzare) nozioni ma senza che ci sia una metariflessione che insegni ad interrogare ciò che si studia.

Il problema, poi, è senz'altro il "come si studia", ossia un apprendimento che non sia solo nozionistico (anche qui una vecchia questione, ma sostanzialmente irrisolta), ma anche seriamente critico. Ciò non vuol dire favorire una riedizione della "contestazionale generale" (la prima, come sappiamo, ha avuto esiti in parte nefasti, in parte grotteschi o inutili) ma ripensare quanto si studia e cercare di collocarlo in un ambito di riflessione importante.

Eugen Galasso

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