Pietro Vittorio

Pietro Vittorio

Holzmann: cosa farei da Sindaco di Bolzano

Giorgio Holzmann: Lei è candidato al posto di Sindaco della città di Bolzano. E lo è in quanto leader di un nuovo soggetto politico locale, di un’alleanza che non nasce intorno ad un’ideologia, in cui si sono riuniti cittadini, movimenti e gruppi politici già esistenti. La sua alleanza, vediamo, non fa politica con le polemiche e le baruffe, ma si muove per conseguire obiettivi di programma. Però una polemica vi ha coinvolto: quella sulla mancata candidatura unitaria dell’avvocato Janes, che avrebbe potuto mettere insieme un largo fronte politico ed avrebbe avuto più forza per sostenere il rinnovamento cittadino.

Noi abbiamo lavorato molto sul programma. Per prepararlo abbiamo fatto diverse riunioni tra di noi, sentendo l’opinione di diversi esperti, e poi lo abbiamo messo in rete a disposizione dei cittadini che in molti hanno collaborato alla sua stesura. Parallelamente abbiamo iniziato una selezione di persone da candidare alle elezioni ed iniziato un corso di formazione politica ed amministrativa. Questo lavoro preparatorio ha creato un gruppo di candidati molto valido, ed un grande entusiasmo e coesione tra le persone ed i movimenti che aderiscono alla nostra lista. Come si sa la mia candidatura è maturata vista l’assoluta indisponibilità del raggruppamento di Urzì (che a livello nazionale fa riferimento a FINI), a qualsivoglia dialogo con noi. Non ci è restato che prenderne atto e proseguire per la nostra strada. La candidatura dell’avv. Janes sarebbe stata certamente prestigiosa ed avrebbe potuto riunire tutto il centrodestra. Ho dato immediatamente la mia disponibilità a ritirarmi per favorire la più ampia convergenza ma, anche questa volta, da Urzì è stata impedita la grande alleanza del centrodestra. 

La sorte dei soldati italiani in Russia nella II Guerra Mondiale

La sorte dei soldati italiani in Russia nella II Guerra Mondiale

 « Seconda Guerra Mondiale: la sorte dei  prigionieri italiani in Russia. Forse ora si può conoscere la verità»

1. Memorie

La strana storia del soldato B. Da Bolzano ai campi di prigionia di Stalin.

Oltre il danno la beffa. Quando tornò dalla prigionia in Russia, nei campi di lavoro e rieducazione politica di Stalin, non tornò subito a Bolzano, ma volle passare dal paese d'origine, in una valle trentina. E ci riuscì, dopo una vera e propria odissea ferroviaria. Era inverno, molti erano i chili,  di carne e sangue, le forze lasciate in Russia. 

La Legione cecoslovacca nella Grande Guerra

La Legione cecoslovacca nella Grande Guerra

PAGINE INEDITE SULLA GRANDE GUERRA IN REGIONE

 "L'armata silente. Imprese ed eroismi di irredenti adriatici e cecoslovacchi sul Lago di Garda". Questo il titolo dell'ultima ricerca sulla Grande Guerra firmata dal bolzanino Corrado Pasquali che da tempo si dedica allo studio e all'approfondimento di vicende che si sono consumate, su vari fronti, a cavallo dei cruciali anni 1914-1918. L'autore da sempre attento all'irredentismo adriatico o tridentino questa volta ha concentrato la sua attenzione sulle vicissitudini della Legione cecoslovacca (più di 25.000 uomini) che si schierò con gli italiani per la liberazione dalla dominazione austro-ungarica.

Arruolati loro malgrado nell'esercito asburgico, allo scoppio della guerra i soldati cecoslovacchi o scelsero la via della diserzione oppure si lasciarono sopraffare dai nemici. Disertori o prigionieri, i cecoslovacchi diedero vita a formazioni autonome che combatterono contro gli imperi centrali ad esempio, nel settembre del 1918, sul Doss Alto, posizione di considerevole importanza strategica tra Adige e Garda. Qui la VI Divisione composta esclusivamente da soldati cechi sostenne e respinse gli attacchi austriaci al comando del generale Andrea Graziani. Alcuni di loro presi prigionieri, furono processati come traditori e impiccati. Al termine del conflitto, nel dicembre del 1918, l'intero corpo ristrutturato in corpo d'armata venne infine ricondotto nella patria liberata.

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