Il PD non si sa cosa sia

Se esaminiamo la fase attuale di stallo in cui manifestamente si trovano varie forze di opposizione al governo di centrodestra (che di per sè non è certo un modello di perfezione, sia chiaro!) e segnatamente il PD, anche con la dirigenza Schlein, bisogna constatare che: A) rispetto al PDS (Partito Democratico di Sinistra) del 1990 sembra passato un secolo, non trent'anni e poco più.

Oggi nessuno in quel partito, o ben pochi, citerebbero Marx come "ideale di una società di iiberi e di uguali", come invece nel documento di Occhetto che preludeva alla svolta della Bolognina (12 novembre 1989), dato che oggi il Partito Democratico (denominazione mutuata dal Democratic Party made in the USA, è un partito che ha dentro veramente di tutto...); B) già l'"antico" PDS non accoglieva, anzi, respingeva e rimandava al mittente (Craxi e PSI) il riferimento ad un partito socialista liberale (o libertario, fatte salve le differenze...).

Oggi il PD non si sa che cosa sia, dove il rifiuto di radici ideali (se non "ideologiche") pesa non poco....

Eugen Galasso

Il tema del salario minimo è un tema in realtà vecchio e contraddittorio

Rileggendo certi documenti ci si accorge di come il dibattito politico attuale sia, allo stesso tempo, "vecchio" e contraddittorio.

A proposito della questione del minimo salariale, oggi "à la une", ossia in prima pagina, in Italia per "merito" del PD, dei 5 Stelle, della sparuta pattuglia di "Sinistra Italiana-Verdi", conviene andarsi a rileggere la fondamentale intervista di Giampaolo Pansa all'allora segretario del PCI, nel "Corriere della Sera" del 15 giugno 1976. Ecco quanto dichiarava Berlinguer: "Non capisco perchè l'unico elemento su cui cominciare a premere debba essere il salario! Ci sono tanti altri dati, che possono variare".

Oggi, invece, Schlein, Conte e i vari altri esponenti minoritari della "sinistra" sembrano battersi solo su questo elemento, trascurando, tra gli altri, di affrontare davvero il tema della sicurezza sul lavoro, legato anche all'alternanza scuola-lavoro.

Non si dice mai, ma non va dimenticato che l'indicazione per il salario minimo di 9 euro orari si riferisce a 9 euro/h lordi, non netti!

Eugen Galasso.

Il caso del generale Vannacci: ad ognuno le proprie responsabilità (e la doverosa ammenda)

Che un generale in carica, come Roberto Vannacci, pubblichi un libro nel quale gay e persone di altre etnie vengono messe al bando come "diverse da noi", come "anormali" (questo, per Vannacci, sono i gay) vuol dire che nella società italiana c'è ancora uno zoccolo duro pericoloso.

Il libro va messo in crisi (se verrà bruciato in piazza la cosa avrà le sue buone ragioni), il generale rimosso, vanno indagate connivenze nell'esercito e altrove. Da qui, pero', ad incolpare tout court il governo di omofobia e di politica discriminatoria verso gli stranieri ce ne corre.

Le opposizioni avrebbero un gioco facile quanto immeritato. Eugen Galasso

Ferragosto e le solite definizioni ormai stantie

Da anni, no, da decenni (ero piccolo quando ho sentito o letto la cosa) stampa e altri mezzi d'informazione made in Italy parlano delle vacanze estive degli italiani e delle italiane, che si concentrano quasi sempre in agosto, come dell'"esodo", appunto d'agosto. Parimenti, in autunno (già da settembre) scattano gli aumenti dei prezzi, definiti "la stangata".

Sciocche convenzioni: in realtà l'Esodo è il secondo libro della Bibbia (Antico Testamento, narrazione della fuga del popolo ebraico dalla "captivitas"-prigionia in Egittto per arrivare, dopo un lungo passaggio nel deserto dei Sinai, nella terra di Canaan, mentre "La Stangata" è un film del 1973 di George Roy Hill, con Paul Newman e Robert Redford che in inglese, lingua originale del film, si chiama "The Sting", film che racconta di una colossale truffa e di un "colpo" da svariate migliaia di dollari.

E' ora di svecchiare le consolidate abitudini. Eugen Galasso

Ma in fondo vorremmo davvero che Barbie Land fosse reale?

Personalmente non ricordo esattamente quando e chi mi regalò la mia prima Barbie. Ricordo che quando smisi di giocarci stavo per andare alle medie, ne avevo negli anni ricevute e comprate diverse e avevo una grande (o almeno ai miei occhi da bambina sembrava così) pentagonale scatola verde chiaro decorata con dei fiorellini piena di vestiti e scarpe, sicuramente organizzata da mia madre affinché fosse tutto in ordine e nulla andasse perso.

Non c’è mai stato l’effetto “transfer” tra me e Barbie: il sogno di essere un giorno come lei, perfetta, in forma, ben vestita, di successo e ben voluta da tutti; però amavo giocarci e sì anche io avevo Barbie Stramba tra le mie tante Barbie, diventata così dopo averle tagliato i capelli molto corti…chissà poi perché e quando lo avrò fatto…

Anche io come molte della mia generazione (ma non solo!) la scorsa settimana sono andata al cinema curiosa di vedere il tanto discusso film di Barbie. Ho trovato le scene iniziali, narrate da una voce fuori campo, geniali, capaci di riportare subito ogni spettatrice femminile in quel mondo rosa ideale se ripenso a come io e le mie amichette di allora giocavamo con Barbie nelle nostre camerette o in terrazzo nei pomeriggi estivi: Barbie che si muove volando da casa all’auto, il cambio d’abito, la tanto voluta e mai ricevuta CASA di BARBIE, gli accessori casalinghi e beauty di uso quotidiano, i piedi sempre sulle punte…

A me il film di Barbie è piaciuto e se mia figlia fosse stata più grande l’avrei portata con me, perché una società alla pari, di uomini e donne che si realizzano e sognano di realizzare i loro desideri e di essere ciò che vorrebbero senza oscurare l’altro è in fondo ciò che vorrei per lei e la sua generazione. Certo, il mondo reale e Barbie Land sembrano essere due realtà rovesciate: in Barbie Land “quello che gli uomini fanno nel mondo reale, sono le donne a farlo”: rivestono ruoli di potere e comando, mentre Ken come si afferma nel film “non desta preoccupazioni ed esiste solo se Barbie lo guarda”. Le Barbie, infatti, hanno costruito un perfetto matriarcato (senza matrimonio e figli) fatto di feste, appuntamenti sulla spiaggia, divertimenti, sorellanza in cui le donne detengono l’intero potere.

Invece, quando Barbie arriva nel mondo reale resta scioccata da una realtà che per noi in carne e ossa è fin troppo vera: naturalmente bellissima Barbie diventa subito oggetto di commenti sessisti da parte degli uomini, anche poliziotti, tanto da dire a Ken “sono imbarazzata da me stessa (…) gli uomini mi guardano come fossi un oggetto”. Nel frattempo, Ken scopre gli effetti del patriarcato, dove gli uomini comandano, decidono, gestiscono, vincono, dove fanno credere di tenere e battersi per la presenza delle donne, ma solo per “nascondere bene il patriarcato” e non essere accusati di non essere attenti al gender balance; e così Ken porta il patriarcato a Barbie Land pensando di cambiare per sempre il ruolo dei Ken.

La scena che forse ho preferito di più dell’intero film è stato il monologo di America Ferrera, che risuona come le parole di una amica che ti strattonano e sono pronte e svegliarti dalla tua autocommiserazione – infatti in quel momento pure Barbie è in preda all’ansia (!) e con crisi di autostima – e che ho trovato così semplice e vero che non mi stupisco che sul web siano diventato virale.

La morale per me, e qui l’insegnamento che vorrei ne traessero i più giovani, soprattutto maschietti, è che come sempre non c’è un migliore e un peggiore, che non ci sono questioni o ruoli da uomini e questioni e ruoli da donne, “che il tutto non esiste per elevare la presenza degli uomini”; perché in fondo è solo questione di impegno, di crederci e di rispetto dell’altro/a.

E voi siete stati a vedere Barbie al cinema?!

L'orchestra dei giovani europei EUYO a Bolzano. Che bel concerto!

Che bel concerto il 6 agosto al Teatro Comunale di Bolzano! Si sono esibiti i giovani musicisti dell'orchestra europea EUYO diretti dal Maestro Sir Antonio Pappano e con la bravissima violinista Julia Fischer. Il concerto è stato preceduto da una bella presentazione del direttore del Conservatorio Giacomo Fornari.

Una serata da ricordare, con le musiche di Beethoven e di Strauss, con un bis finale di Verdi e l'allegria del saluto festoso in musica dei ragazzi sul palco. 

Grazie!

 

 

Perchè tante ombre e omissioni sulla strage di Bologna?

Dal 2 agosto del 1980, giorno della strage alla stazione di Bologna, sono passati 43 anni. Condannati come esecutori effettivi Francesca Mambro, Giusva Fioravanti, Luigi Ciavardini. dei NAR (gruppo neofascista stragista), ma, al di là degli esecutori, molto è ancora ignoto e/o è stato insabbiato. Perchè?

Difficile esprimersi, dato che un processo di questo tipo, per una strage cosi articolata (all'epoca la tecnologia anche a scopi criminali a disposizione era infinitamente minore di quella attuale), è molto complesso, ma la questione sconcerta.

D'accordo, c'è chi ci ricorda che non sappiamo ancora molto (certamente non tutto) riguardo all'assassinio di John Fitzgerald Kennedy, avvenuta ormai 60 anni fa (così sarà, esattamente il prossimo 22 novembre). Ma perchè riferirsi sempre ai modelli peggiori, a quelli dove molti testimoni e protagonisti sono morti da anni, dove questioni diplomatiche e spionistiche sbarrano la strada alla verità? La strage di Bologna, 85 morti, ricordiamolo, non sembrava avere una eccessiva complessità di lettura. Invece?

Eugen Galasso

Accuse a Salvini di vicinanza agli interessi della delinquenza. C'è di che essere perplessi di queste uscite.

Richiamandosi a un saggio del grande storico e poliitico socialista Gaetano Salvemini, che nel 1910 aveva definito l'allora primo ministro Giovanni Giolitti "ministro della malavita", lo scrittore Roberto Saviano appioppa tale definizione a Matteo Salvini, attuale vicepresidente del Consiglio e ministro alle infrastrutture, ripetendo, più di un secolo dopo, uno slogan che allora aveva un senso preciso, ma che oggi non descrive una realtà definibile, dato che Salvini può e deve venir criticato per molti motivi, ma non certo come esponente di "connections" mafiose, come quella.

Salvini è stato attaccato anche da don Luigi Ciotti, fondatore di "Libera" che ha parlato del "ponte sullo stretto di Messina" come "capace di unire più che due coste due cosche", riferendosi al pericolo, certo possibile (più che "probabile") di infltrazioni criminali mafiose nell'opera da realizzare e nei benefici del collegamento fisico Sicilia-continente. Certo, però, che, parlarne prima che l'opera venga realizzata, appare quantomeno un azzardo...

Eugen Galasso

ciao Jane Birkin

Scompare con Jane Birkin un mito della swinging London, acclamata già in "Blow Up" di Michelangelo Antonioni, e della sensualità parigina ma, direi, soprattutto legata nel ricordo di tutti noi alla canzone "Je t'aime, moi non plus" di e con Serge Gainsbourg, suo compagno di vita.

Una canzone, che anni dopo divenne anche film, in cui i due partner non avevano alcuna difficoltà ad esibirsi nudi nel video della canzone (ovviamente proibita, all'epoca, 1968, in Italia), dove al coito mimato si accompagnavano nel brano musicale i suoni di gemiti inequivocabili...

Jane, vera icona della liberazione sessuale.

Eugen Galasso

Caso La Russa: c'è un legame tra essere Presidente del Senato e essere padre di un accusato di violenza carnale?

Con tutti i problemi della politica italiana (salario minimo si o no, riforma della giustizia, riforma del fisco etc.) la questione del figlio di La Russa impegnato eroticamente o realmente responsabile di violenza carnale (lo stabilirà un processo) non ha nulla a che fare perchè si situa decisamente al di fuori dell'ambito politico.

Che ora un noto garantista, direttore del neo-rinato giornale "L'Unità", consigli al padre del giovane di ritirarsi da Presidente del Senato, a parte la scarsa efficacia del messaggio, sembra francamente inutile, anzi superfluo (quando non abnorme n.d.d). Sarà lo stesso uomo politico a scegliere se continuare a svolgere il suo ruolo attuale o tornare a fare l'avvocato, difendendo in qualche modo il figlio.

Eugen Galasso

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