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FINE DELLO STREAMING? Alcune considerazioni

In questi due anni abbiamo potuto partecipare ad eventi, a seminari, a corsi di formazione e di aggiornamento proposti in tutta Italia, da Nord a Sud, da Est a Ovest come anche da tutto il mondo: molti hanno “scoperto” che è possibile. Eventi ai quali mai avremmo potuto assistere se non da remoto.

Ciò è testimoniato anche dalle reazioni di quasi tutti gli organizzatori che, in diretta, non dissimulavano il loro entusiasmo per aver intercettato un pubblico mai coinvolto prima, ampliando così, enormemente, sia il numero dei partecipanti, sia la possibilità di divulgare temi e notizie e di farsi conoscere in tutta Italia e nel resto del mondo, piuttosto che nella sola provincia nella quale l’evento aveva svolgimento, o poco più in là, per ovvi motivi.

Uso il passato perché ora, con questa supposta ancorché auspicata ripresa della normalità, c’è la tendenza a ritornare esattamente a prima, al “solo in presenza”: ma non si era detto che mai più si sarebbe tornati esattamente al “prima”?
Personalmente ho potuto assistere dalla mia postazione, anche nella stessa giornata, ad eventi proposti al mattino in Lombardia e nel pomeriggio in Sicilia e alla sera in Molise e la mattina dopo da Panamá piuttosto che da Canberra, cosa che mai avrei potuto fare in presenza; e così è stato nel corso di tutto questo anno e mezzo, immergendomi in realtà che difficilmente avrei conosciuto “normalmente” e con l’entusiasmo di quegli organizzatori che riscontravano nel pubblico presenze da tutta Italia, e non solo, riuscendo così in una divulgazione decuplicata, per non parlare dell’arricchimento culturale e linguistico.

Tenendo conto che in presenza è certamente meglio, ma considerando anche le maggiori possibilità date dal remoto, perché mai ora si tende a tornare, sostanzialmente, al “solo in presenza”?

Dobbiamo per forza rimetterci in movimento con le autovetture, i treni, i pullman, gli aerei per raggiungere, con un enorme impatto ambientale, costi e perdite di tempo (creando comunque assembramenti ancora non proprio raccomandabili) mete che, con un semplice “log-in”, sarebbero virtualmente raggiungibili da casa ad impatto praticamente zero?

“…mai più come prima…” s’era detto, specialmente per i nostri giovani.

Così facendo ci si richiude nuovamente a riccio, si ritorna a due anni fa con un ritardo italiano di almeno dieci anni anche in queste modalità.
Eppure sarebbe semplice: presenza e streaming, in parallelo; per fortuna spesso ciò accade, ma non ancora in misura significativa.

Numerosi report segnalano, purtroppo, l’arretratezza del nostro paese in ambito informatico sia a livello tecnico sia a livello legislativo (cfr https://www.agendadigitale.eu/cultura-digitale/digitale-linsostenibile-arretratezza-dellitalia-cosi-ci-giochiamo-il-futuro/ ) e il PNRR (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza), anche a questo dovrà servire, si spera, in tempi non troppo lunghi, tempi che mal si rapporterebbero con una società moderna e veloce come è quella del XXI secolo, ormai appannaggio della Generazione Y (ricordo sommessamente a me stesso che la Generazione Y o millennial generation o generation next o net generation, non è composta da soli “ragazzini”, bensì da anche da donne e uomini di circa 30 anni…).

Lo stesso vale per il lavoro da casa; analisi svolte in tempi pre-pandemici (2008-2018 https://oggiscienza.it/2020/03/09/smart-working-telelavoro-numeri-in-italia-europa/ ) mettono in evidenza che, a tutto il 2018, in Italia solo il 4% erano in smart working del totale delle persone che lavorano da casa, a fronte del 14% dei Paesi Bassi.

La tragedia che stiamo ancora vivendo ha migliorato questo dato (la stima riportata segnala un incremento del 20%, ma, si badi, del 20% del 4%), nonostante ciò, ora, le decisioni istituzionali in merito, per esempio, nella PA, prevedono il rientro in presenza nonostante l’informatizzazione con i suoi innegabili vantaggi (pensate solo alla riduzione dell’impatto ambientale – obiettivo primario – grazie alle migliaia di potenziali mancati spostamenti determinati dal pendolarismo per raggiungere il posto di lavoro) e nonostante il fatto che, anche questo ambito, è “Missione” per il PNRR (par. 2B “Le missioni” da pag. 83: https://www.governo.it/sites/governo.it/files/PNRR.pdf ).

Perché non introdurre lo smart working su base volontaria per tutti coloro che, non dovendo affrontare un pubblico, desiderino lavorare da casa?

Per valutare l’efficacia del risultato professionale una soluzione potrebbe essere, per esempio, quella di assegnare obiettivi da raggiungere in un determinato lasso di tempo e monitorare gli step che portano al raggiungimento dei medesimi. 

Franco Boscolo
Lo strumento digitale, comunque abbinato a tutti quelli già noti, rappresenta una svolta che non può davvero essere mancata ancora una volta.

Last modified onVenerdì, 15 Ottobre 2021 19:41
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