PROVE INVALSI: UN UTILE STRUMENTO DI LAVORO

Le prove Invalsi scatenano discussioni, dividono gli insegnanti, angosciano gli studenti, preoccupano i genitori: vale la pena parlarne per meglio capire quello che succede e perché, aumentando il confronto sull’argomento, certamente sarà più facile bandire probabili pregiudizi che gravano sulle prove in parola.

Abbiamo chiesto al professor Marco Castriota, del Centro Ricerche Didattiche “Ugo Morin” (Insegnamento della Matematica e delle Scienze Integrate) e insegnante presso il Liceo Scientifico “Mariano IV d’Arborea” di Oristano, di esporci le sue opinioni sul tema, nell’ambito specifico dell’insegnamento della matematica.

Ritengo che il monitoraggio di quanto accade in classe, relativamente al programma insegnato e alle competenze acquisite da parte degli studenti, sia quanto di più saggio possa e debba fare uno Stato che investe tante risorse in un settore così importante come la scuola. Parrebbe strano il contrario, cioè che non ci fosse un sistema di controllo su ciò che si realizza.

Penso - continua il professor Castriota - che chiunque vorrebbe avere uno strumento per una verifica del prodotto, frutto di un investimento così cospicuo.

L’indagine INVALSI contribuisce sicuramente a conoscere meglio la realtà della didattica e delle competenze acquisite almeno sotto certi aspetti, consente il confronto tra realtà diverse, consente un controllo che non sia auto-referenziale; noi insegnanti, nelle nostre scuole, diamo delle valutazioni che sono tutte nostre e sacrosante perché viviamo con i ragazzi e sappiamo tutto di loro: il nostro è un giudizio più che legittimo. D’altra parte è anche corretto che ci sia un controllo esterno sul fatto che siano applicati i programmi per i quali si discute da tanto tempo e che finalmente si sono concretizzati nelle Linee Guida e nelle Indicazioni Nazionali: sono stati introdotti argomenti nuovi e molti di questi vengono spesso elusi da parte degli insegnanti, vuoi per ragioni storiche, vuoi per convinzioni personali o altro ancora.

A mio avviso – così il professor Castriota -  il controllo è indubbiamente una cosa importante e consentirà, a breve, anche la pubblicazione di serie storiche sull’evoluzione dell’insegnamento e dei prodotti dell’insegnamento in Italia. Ritengo che le prove siano eseguite, attualmente, al meglio nelle Scuole Medie e mi pare di poter dire che, soprattutto negli ultimi due anni,  gli alunni che sono arrivati nel mio Liceo avevano una motivazione in più in matematica e mi sono sembrati anche meglio preparati.

Sarebbe auspicabile realizzare lo stesso modello di prova anche per le Scuole Superiori, o qualcosa di simile quanto meno,  così che gli alunni siano in qualche modo obbligati, come succede nella scuola media, a svolgere la prova in maniera corretta: sarebbe un buon risultato.

Comprensibile l’ansia da parte degli studenti messi di fronte ad una “verifica”, ma come si giustifica, a suo avviso, la resistenza da parte degli insegnanti?

La diffidenza da parte degli insegnanti si tende ad attribuirla tutta al desiderio degli stessi di non voler essere valutati. In realtà il problema è che c’è stata un po’ di confusione all’inizio, quando la prova è stata introdotta: si è ventilata l’ipotesi che potesse essere utilizzata in maniera scorretta,  per premiare o punire insegnanti, premiare o punire scuole, quando invece lo strumento è utilissimo come mezzo d’intervento in casi di necessità; interventi che si spera siano, ovviamente, non goffi o maldestri, come troppo spesso accade nel nostro Paese, ma programmati e studiati sulle reali difficoltà individuate. È necessario riuscire a rimuovere l’idea a priori contraria ad una valutazione di questo tipo. Fra l’altro ha un’importanza notevole - può averla per lo meno - per indirizzare il lavoro degli insegnanti in modo che quello che ci si aspetta che un cittadino sappia, venga in qualche modo effettivamente distribuito nella scuola (competenze chiave di cittadinanza – ndr).

Molti insegnanti lamentano criticità nella prova.

Fra mille difficoltà l’INVALSI procede; secondo la mia personale e diretta esperienza  – da anni controllo ed analizzo le prove assieme a gruppi di colleghi – esse sono ben strutturate, talvolta s’individua qualche criticità, però il lavoro che fa l’ INVALSI è notevolissimo come è rilevante la restituzione dei risultati per le scuole. Se ne deducono numerosi indicatori che consentono d’intervenire sulle difficoltà dei ragazzi; c’è la possibilità di apportare correzioni  qualora vengano ravvisate difficoltà, ecc. Lasciamo da parte i pregiudizi – continua il professor Castriota -  e cerchiamo di guardare le prove nell’ottica giusta, di lavorare con maggiore serenità riguardo al giudizio se sia il caso di attuarle o meno.

Qualche ulteriore considerazione, sulle difficoltà che s’incontrano nell’esecuzione della prova in particolare nelle Scuole Superiori, va certamente fatta. A parte qualche quesito che talvolta pare mal posto, o qualche altro davvero fuori programma (l’analisi approfondita di alcuni quesiti ha evidenziato come esulassero dal programma scolastico, piuttosto che dal contesto d’insegnamento del biennio) e in questi casi si tratta di criticità facilmente correggibili (l’ INVALSI tiene ben in conto sia le osservazioni che vengono dagli insegnanti, sia le proposte di miglioramento che vengono avanzate a tutti i livelli) le difficoltà vere sono da un lato la necessità che l’indagine venga limitata alle classi campione (per l’ovvia ragione che ci deve essere almeno un controllore che possa garantire che la prova sia stata svolta correttamente o che i ragazzi non l’abbiano falsificata in qualche modo o che non si sia realizzato un boicottaggio), dall’altro il grande impegno richiesto ai docenti nelle fase di controllo delle prove eseguite: gli insegnanti devono verificare i test nel pomeriggio, compilare schede assai pesanti e complicate, un lavoro veramente gravoso per gli insegnanti – lo affermo per esperienza personale – e per questo la prova dovrebbe essere un pochino più autonoma, non dovrebbe richiedere tanto lavoro, o per lo meno, garantire un compenso adeguato per la prestazione in più che ci viene richiesta. Sicuramente ogni insegnante potrebbe aggiungere una sua personale critica, è quindi giusto che tutti i protagonisti della scuola si confrontino per migliorare l’iniziativa nella prospettiva di ottenere dalle prove informazioni precise e reali: sarebbe davvero grave se gli indicatori INVALSI non risultassero più che validi.

Non credo che l’INVALSI possa far di più, sono le scelte politiche che possono semmai individuare la maniera corretta di farle svolgere adeguatamente nelle scuole, certamente evitando sia interventi punitivi, sia imposti. In quest’ottica – conclude il professor Marco Castriota - è indispensabile e urgente un’azione preventiva e di corretta informazione nei confronti degli studenti, degli insegnanti e dei genitori che convinca sulle buone intenzione dell’iniziativa.

Franco Boscolo

Last modified onDomenica, 05 Giugno 2016 13:24