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Consigli per proteggersi dal sole

Finalmente è arrivata l’estate e dopo tanti mesi trascorsi tra vestiti pesanti e giornate “corte” non vediamo l’ora ti passare più tempo possibile all’aria aperta, indossare il costume e tuffarci nel mare. Ma... occhio alla pelle!!!

Ecco alcune semplici informazioni su come mai ci si scotta al sole e qualche consiglio per evitare che accada!

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I raggi solari: caratteristiche

Il sole emette radiazioni elettromagnetiche di diverse lunghezze d'onda. Quelle in grado di raggiungere il suolo terrestre sono i raggi ultravioletti invisibili ed impercettibili, ma responsabili di scottature e lesioni oculari, la luce visibile che ci permette di distinguere forme e colori e una parte dell'infrarosso che noi percepiamo come calore.

Concentriamoci però sui raggi UV, ovvero ultravioletti.
Ne esistono di tre tipi: UVA, UVB e UVC.
Mentre i raggi UVC non raggiungono la superficie terrestre, in quanto schermati dallo strato di ozono, i raggi UVA sono il 95% dei raggi UV che colpiscono il suolo terrestre.

Essi sono dotati di più bassa energia rispetto ai raggi UVB, ma riescono a penetrare la cute più in profondità raggiungendo il derma, causando fotoaging, fotosensibilizzazione, fotodermatosi ma sono anche correlati alla carcinogenesi.
Il restante 5% è rappresentato dai raggi UVB che, dotati di una minore capacità penetrativa nella pelle, sono responsabili di scottature e sono ritenuti inoltre il principale fattore di rischio del melanoma.

I parametri da considerare nell’esporsi al sole

Sapevi che a seconda del fototipo, la pelle è in grado di proteggersi dai raggi UV per un tempo che va dai 5 ai 45 minuti? Questo tempo di autoprotezione della pelle per non scottarsi si può prolungare grazie all’applicazione di un prodotto solare con SPF, ad es. di 30 volte se SPF30, di 50 volte se SPF50.
Quindi moltiplicando il tempo di autoprotezione della pelle, a secondo del fototipo, per il valore SPF indicato dal prodotto, otteniamo i minuti da poter trascorrere protetti sotto il sole.

Ma oltre alla carnagione e alla durata dell'esposizione al sole, un terzo parametro importante da valutare quando ci esponiamo al sole è l'intensità della radiazione UV del luogo stimabile con l’aiuto dell’indice UV.
Questo dipende da diversi fattori, tra cui l'ora del giorno e la stagione, nuvolosità, l'altitudine ed il riverbero, così come l’atmosfera e lo strato d’ozono.

Si capisce quindi che diversi fattori giocano a garantire una sufficiente e adeguata protezione della pelle dai raggi nocivi.

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I prodotti solari: le caratteristiche

In commercio troviamo un’infinità di prodotti adatti a proteggere la nostra pelle dai raggi del sole. Ma cosa contengono al loro interno?

I prodotti solari presenti oggigiorno sul mercato sono in grado di offrire una protezione ad ampio spettro attraverso una combinazione di diversi filtri UVB e UVA.
Più la pelle è chiara e sensibile o più è il tempo di esposizione della pelle ai raggi solari, più dovrà essere alta la protezione.

Esistono più livelli di protezione: protezione bassa: SPF 6-10, protezione media: SPF 15-20, protezione alta: SPF 30-50 e protezione molto alta: SPF 50+

Per quanto riguarda le sostanze utilizzate per garantire la protezione della pelle contro i raggi ultravioletti, si distingue tra filtri solari fisici e filtri chimici.
Vediamoli più da vicino.

I filtri fisici sono molecole inorganiche che riflettono i raggi nocivi agendo sulla superficie della pelle come fossero tanti piccoli specchi.
Per lo più sono usati il biossido di titanio e l'ossido di zinco, anche in forma di nanoparticelle, ovvero particelle di diametro molto piccolo compreso tra 1 e 100 nm.
Il loro utilizzo presenta diversi vantaggi, tra questi sicuramente una migliore protezione ed una texture facilmente spalmabile che non lascia un velo bianco visibile sulla pelle.
Tuttavia vi sono alcuni dubbi in merito alla loro sicurezza d'uso e sul loro potenziale grado di assorbimento nella cute, soprattutto in caso di esposizione prolungata.

I filtri chimici, invece, si differenziano per essere composti organici che, una volta penetrati nella pelle, assorbono i raggi UV convertendoli in energia termica.
Quelli presenti sul mercato vengono suddivisi in base alle caratteristiche schermanti:
filtri chimici UVA, tra cui i derivati del benzofenone e del di-benzoilmetano;
filtri chimici UVB, tra cui i derivati dell'acido para-amminobenzoico, i salicilati, i cinnamati e i derivati della canfora.
Sicuramente più economici e facilmente lavorabili, i filtri solari chimici possono però causare irritazioni, fototossicità e sensibilizzazioni.

Il fattore di protezione solare (SPF) dichiarato sul prodotto indica sempre e solo la forza del filtro UVB che contiene.

Questo significa che l'indicazione sul tubetto si riferisce, quindi, alla prevenzione contro le scottature e non a quella di altri danni da radiazioni UVA.

Secondo la normativa europea, la protezione UVA contenuta in un prodotto deve essere almeno 1/3 della protezione UVB e viene dichiarato con il simbolo UVA standardizzato dell'UE.

Anche la quantità di prodotto da applicare è un aspetto molto importante da tenere a mente per raggiungere lo stato di protezione dichiarato sul prodotto: l'UE raccomanda 2 mg/cm2, ovvero 6 cucchiaini necessari per proteggere tutto il corpo.

I prodotti solari sono classificati in Europa come cosmetici e le sostanze ammesse come filtro solare UV sono elencate nell'allegato VI del regolamento (CE) 1223/2009.

Nonostante il superamento di una serie di esami per certificarne l’efficacia e la sicurezza d’uso nelle concentrazioni indicate, i filtri solari rimangono oggetto di controversie.

Si sospetta infatti che alcuni filtri solari siano cancerogeni o interferenti endocrini e quindi nocivi per la salute, che l’uso frequente riduca l’assorbimento di vitamina D e, ultimo ma non meno importante, che comportino un potenziale rischio ambientale.

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Ed ecco le semplici regole per preservare la nostra pelle dalle scottature

È sempre bene non esporsi - anche se protetti - per periodi troppo lunghi e nelle ore più calde del giorno; applicare una quantità adeguata di prodotto prima dell’esposizione; riapplicarlo con frequenza per mantenere la protezione, soprattutto dopo essersi bagnati o aver sudato.

È inoltre importante non utilizzare i prodotti solari oltre il periodo consigliato (massimo 12 mesi) o riutilizzare quelli dell’anno precedente.

Questo perché, col trascorrere del tempo, i filtri solari all’interno del prodotto perdono di efficacia, aumentando così il rischio di esporsi senza avere un’adeguata protezione.

Inoltre, col tempo potrebbero essersi create sostanze nocive o tossiche per l’organismo.

Francesca Gaggia, farmacista

Last modified onLunedì, 28 Giugno 2021 19:20

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