Il bosco di Castelvecchio
- Written by GiuGiu
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di Alberto Fostini -
Il bosco di Castelvecchio è attualmente, in un modo o nell'altro, un argomento di conversazione che è un po' sulla bocca di tutti. Come presidente dell'associazione ambientalista di volontariato di Caldaro ed ex “isp. forestale”, mi sento quasi in dovere di scrivere questa breve presa di posizione.
Foto: La scarpetta di Venere (Cypripedium calceolus) è l'orchidea più attraente delle nostre latitudini. Predilige i terreni calcarei. Tuttavia, le sue condizioni stanno diventando sempre più difficili. A causa della silvicoltura e dell'agricoltura intensiva, i luoghi semi-ombreggiati richiesti dalla scarpetta di Venere stanno scomparendo.
Credo che queste righe siano un buon primo passo per considerare le foreste da una prospettiva diversa e ridare loro quel valore aggiunto che gli spetta. I popolamenti forestali che si estendono lungo il crinale della Mendola sono oggi una meta di viaggio e di ricreazione molto apprezzata da tantissime persone sia da noi, sia all'estero. Questi boschi però non sono solo importanti da un punto di vista naturalistico, poiché habitat di una grande varietà di piante e animali, ma molto di più.
In questo contesto, vorrei richiamare brevemente l'attenzione dei lettori su altre circostanze talvolta trascurate o non sufficientemente valutate e divulgate.
Le faggete rappresentano circa l'1,2% delle specie arboree presenti in Alto Adige e sono le ultime propaggini dal Monte Baldo vicino al Lago di Garda verso nord. Quindi, molto poco, trattandosi di “comunità arboree” che rappresentano una piccola nicchia, un gioiello, con un alto valore sociale. Inoltre, le faggete sono ecosistemi che offrono ombra e conservano l'umidità. Esse creano un proprio microclima, soprattutto se sono curate e mantenute come boschi d'alto fusto.
Dal punto di vista idrogeologico, l'intero crinale della Mendola è un grande bacino imbrifero. Il calcare poroso permette all'acqua di penetrare in profondità fino alla roccia porfirica impermeabile. Per questo motivo, su questi pendii (nella zona di transizione tra calcare e porfido) si trovano diverse falde acquifere delimitate e protette che, da un lato, forniscono acqua potabile pulita e, dell'altro lato, alimentano con l'acqua piovana il livello delle falde acquifere in fondovalle, alimentando anche il lago di Caldaro. Per di più gli alberi giocano un ruolo importante nella pulizia dell'aria, filtrando gli inquinanti e le particelle di polvere e producendo allo stesso tempo ossigeno.
Le faggete possono e devono ovviamente continuare a essere gestite ovvero trattate in modo sostenibile e quindi naturale, come oggi viene sempre più praticato dalle autorità forestali, almeno nelle nostre zone. Questa lettera è sostenuta da molte associazioni e organizzazioni che da un po’ di tempo hanno a cuore "l'ecosistema bosco”.
Di seguito il Link per approfondire il tema sull'ecosistema bosco, con particolare attenzione ai boschi di latifoglie del fondovalle nell'Oltradige e Bassa Atesina:
https://www.habitvital.net/de/natur/natur-und-klima/klima-natur-perspektiven/oekosystem-wald
Alberto Fostini