Finché l’uomo non capirà che la donna è un passo avanti ... in attesa di riscoprirsi assieme! Ricordando il film "la califfa".
- Written by Franco Boscolo
- Published in Opinioni
C’è una verità silenziosa che attraversa il nostro tempo, una consapevolezza che affiora in ogni angolo della società: la donna è un passo avanti. Non per ideologia, né per rivalsa, ma per evidenza. Per fatti. Per storia vissuta. È un'affermazione che non ha nulla di provocatorio né di esclusivo. È, semplicemente, un punto fermo da cui ripartire per ricostruire relazioni, istituzioni, linguaggi e prospettive.
Da sempre, la donna è stata chiamata a fare più con meno: meno diritti, meno riconoscimento, meno voce. Eppure, nonostante tutto, ha saputo stare in piedi, reggere, mediare, costruire, spesso nell’ombra, con un senso profondo della realtà e una capacità straordinaria di leggere il presente e intuirne il futuro. Ha imparato a muoversi tra le pieghe delle fragilità collettive, a reggere la complessità delle emozioni, a tenere insieme ciò che sembrava frantumato. Tutto questo senza smettere di cercare bellezza, giustizia, equilibrio.
La storia e i fatti attuali ci raccontano una verità spesso dolorosa: molti conflitti, molte guerre, molte distruzioni portano la firma di uomini. Non per natura, ma per un modo di governare il potere che troppo spesso sceglie la forza invece della parola, lo scontro invece del dialogo.
Ecco perché è così urgente ascoltare chi, con uno sguardo diverso, propone la pace come via di trasformazione.
Oggi, questo passo avanti non riguarda solo il passato o la resilienza. È visibile nel modo in cui le donne guidano, lavorano, educano, si relazionano. È una marcia in più fatta di ascolto, intelligenza emotiva, visione sistemica. È una leadership diversa, più orizzontale, più consapevole, più profondamente umana. E non è contro l’uomo. Non è una corsa a due in cui uno deve vincere e l’altro restare indietro. È, semmai, una chiamata a crescere insieme, ma con la lucidità di riconoscere chi ha già tracciato la strada con maggior chiarezza.
Tuttavia, molti uomini — non per cattiva volontà, ma per retaggi profondi — faticano a cogliere questa realtà. Continuano, a volte inconsapevolmente, a difendere un equilibrio antico, in cui il potere coincideva con la voce più forte, la decisione unilaterale, il ruolo dominante. Ma oggi, questi schemi mostrano tutte le loro crepe. E non bastano
più.
Riconoscere che la donna è un passo avanti non sminuisce l’uomo. Al contrario, lo invita. Lo chiama a mettersi in ascolto, a imparare, a rinnovarsi. Lo sollecita ad affrancarsi da modelli obsoleti per costruire un’identità più piena, più vera. È un’opportunità, non una minaccia.
Forse la più grande rivoluzione possibile, oggi, è proprio questa: riconoscere il valore femminile come guida e ispirazione, senza sentirsi sconfitti, ma liberati. Perché ogni volta che un uomo si apre davvero allo sguardo di una donna, non perde nulla: scopre il mondo da un’altezza diversa.
Lo aveva intuito anche Alberto Bevilacqua nel suo film La Califfa. In quella figura femminile – fiera, politica, visceralmente viva – si condensava tutta la forza di una donna che non cerca di imporsi, ma di trasformare il cuore stesso del potere. Irene Corsini si ergeva, senza proclami, a simbolo assoluto di pace: non quella sterile del compromesso, ma la pace vera, che nasce dall’ascolto, dal rispetto, dalla lucidità di chi ha già sofferto e non vuole più ferire.
A completare questo ritratto di umanità e tensione verso il cambiamento, ci sono le musiche di Ennio Morricone: straordinariamente belle e adeguate, capaci di accompagnare ogni scena con una profondità che sfiora l’anima, amplificando la forza e la delicatezza della protagonista e del suo percorso. La colonna sonora diventa così un altro linguaggio, un ponte tra emozione e riflessione, un invito a lasciarsi toccare e trasformare.
Forse è anche per questo che film come La Califfa lasciano una traccia profonda: perché costringono l’uomo a guardarsi dentro, a spogliarsi di quel vecchio mantello cucito con filo di potere e paura. E quando lo fa, spesso in silenzio, piange. Non di vergogna, ma di riconoscimento e insieme di profondo rammarico.
Piange perché scopre che quella donna, così avanti, non lo ha mai disprezzato. Lo ha solo aspettato.
FB
Latest from Franco Boscolo
- 15 agosto 1769, Ajaccio, Francia. Per un Ferragosto diverso
- "Esami di Maturità: studenti in fuga dall’orale; prove Invalsi deludenti. Due facce dello stesso problema?"
- Lingue vive, menti aperte: il QCER ha trasformato l’insegnamento linguistico
- Sciacquare i panni nell’Hudson: l’italiano tra globalizzazione e anglicismi
- Chi sceglie la guerra rinnega la civiltà: breve riflessione su conflitto e progresso umano