Elezioni comunali a Bolzano: arrivano segnali di fine della calma piatta

Calma piatta a BZ? Non proprio, se il Sindaco uscente Spagnolli non passa al primo turno (evviva!) e comunque perde voti (ancora come sopra) nei quartieri. Buono lo score della Lega, che propone, credo provocatoriamente (conosco Carlo Vettori e lo stimo) la Selbstbestimmung/autodeterminazione. 

Non esaltante, invece, purtroppo, quello del rassemblement di Forza Italia, dove funziona ancora negativamente l'effetto di passate gestioni contraddittorie e fuorvianti per l'elettorato. 

A Merano la coalizione della sinistra non PD, candidato sindaco Paul Rösch, mette in scacco la SVP. Ancora evviva, anche perché il partito/Sammelpartei, raccogliticcio, ormai, più che di raccolta, segna il passo anche in altri comuni. Tessuto sociale in fibrillazione? E'una speranza, ma è troppo presto per esprimersi con certezza, in mancanza di ulteriori elementi e conferme, in specie per un "transfugo" che, per motivi di salute, non ha nemmeno potuto votare.    

Dire di più è impossibile, ma speriamo che il secondo turno, quasi segnato, non dia molte speranze di gloria al purtroppo ri-vincitore probabile Spagnolli, che comunque sarà alle prese con le questioni giudiziarie aperte e la "pendenza" Benko...   

Eugen Galasso

Come fronteggiare l'IS?

In "The Atlantic" di fine aprile, Graeme Wood pubblica un saggio sull'ISIS (o ormai solo IS, Islamic State,  come suggerisce qualcuno), dove conclude affermando come tale realtà (lo è, purtroppo) sappia "influenzare poderosamente un certo settore della popolazione". Cita anche tale Musa Cerantonio, mezzo italiano e mezzo irlandese, telepredicatore trentenne in Iquaa TV, al Cairo, ora attivo in rete, che vive ora in Australia, come "autorità spirituale", anche se le autorità australiane gli impediscono di muoversi da Melbourne, dato che gli hanno tolto il passaporto : è uomo mite e amichevole, afferma Wood, odia la violenza, impallidisce a vedere le decapitazioni, ma considera che i seguaci dell'IS sono obbligati ad appoggiarla. Il "Califfato", per lui, è veicolo di salvezza, non solo mera entità politica. 

Wood vede analogie con l'atteggiamento di George Orwell, il grande anti-utopista autore di "1984", socialista libertario che scrisse anche "Omaggio alla Catalogna", in epoca di rivoluzione(guerra, forse meglio) civile spagnola negli anni Trenta del 1900, quando recensiva il "Mein Kampf": "Non ho mai potuto sentire antipatia per Hitler", in quanto avrebbe avuto in sé qualcosa in grado di suscitare la compassione, quale "naturale perdente", dove Orwell affermava ancora: "Se stesse uccidendo un topo, sarebbe capace di far credere che uccide un drago".  

L'IS, conclude Wood "non è da sottovalutare per la sua attrattiva ideologica e religiosa." Non esclude l'importanza di "strumenti ideologici per far vedere ai potenziali convertiti che il messaggio dell'IS è falso", neppure strumenti militari, ma "si può fare poco contro un'organizzazione tanto immune dalla persuasione come questa e la guerra sarà possibilmente lunga, anche se non durerà fino alla fine dei tempi". 

Lo scrittore angloindiano Salman Rushdie, invece, ritiene che "si debba creare uno Stato multiislamico in Irak ed è molto interessante che ci siano diversi paesi sunniti che si stanno associando alla battaglia contro l'IS, il che potrebbe preludere a una soluzione non militare", pur se ritiene "necessario un controllo militare, perché sono questo (quelli dell'iS): un esercito" (intervista a Rushdie del 6 ottobre 2014, in "El Paìs"). 

Molto più perentorio Mario Vargas Llyosa, per il quale "L'origine della violenza praticata dagli Yihadisti la sua radice nella propria religione, l'Islam" (El Paìs del 19 aprile 2015). 

Loretta Napoleoni, saggista e specialista italiana di terrorismo, vede una continuità con Al Quaeda e con post-guerra nel Golfo (la seconda, quella del 2003). 

La studiosa e pensatrice somala Ayaan Hirsi Ali, invece, propone alcune ricette, probabilmente inaccettabili per l'IS: "Far in modo che Maormetto e il Corano si prestino a interpretazione e critiche", "Dar priorità alla vita, non alla vita dopo la morte", "Limitare la sharia e porre fine alla sua preponderanza, con rispetto per la legge secolare", "Smetterla con la pratica: ordinare ciò che è bene, proibire ciò che è male"; "Abbandonare l'incitamneot alla yihad" (in "El Paìs", supplemnto "Domingo". 12.04.2015). 

Ipotesi, suggerimenti, interpretazioni di un fenomeno e di  fronte a un fenomeno certo gravissimo e tuttora preoccupante.  

Eugen Galasso

Comune di Bolzano: Spagnolli ancora Sindaco, Urzì non passa (vediamo i perchè)

Pur se non con un risultato bulgaro-plebiscitario, ma con uno score discreto (57,7% versus 42,3% di Alessandro Urzì) Gigi Spagnolli torna ad essere sindaco di Bolzano per la terza volta, fatto inaudito e comunque realizzato per la prima volta. 

Non certo per meriti propri, anzi: ricordiamo solo qualche episodio di una politica contraddittoria, mai realmente al servizio del cittadino: improvvide prese di posizione a favore di Don Dino, ex-dirigente scolastico del "Rainerum" bolzanino, quando questi aveva sostanzialmente imposto una sorta di "giuramento dello studente" in chiave anti-gay, salvo poi accreditarsi presso l'associazione "Centaurus", dichiarazioni non solo affrettate ma decisamente sciocche contro Israele, quasi nel senso di un boicottaggio delle merci provenienti da quello Stato, l'entusiasmo mai negato verso il piano "Benko", nessun vero dissenso verso la politica provinciale quando blocca l'uso della bandiera italiana il 24 maggio... 

So che mi si può imputare di seguire la politica bolzanina da lontano (forse è vero, bisognerebbe stare in città per scriverne, ma giornali, Internet, conversazioni con amici suppliscono alla conoscenza diretta, almeno in gran parte), ma alcuni fatti sono innegabili e così chiari da non richiedere ulteriore commento. 

A quali elementi va fatta risalire la riconferma di Spagnolli: A) Il massiccio sostegno da parte dell'SVP, per cui si può parlare di un'"elezione blindata". Anche chi (di lingua tedesca) non ama Spagnolli, lo ha votato "turandosi il naso", per riprendere la storica espressione di Indro Montanelli, riferita, all'epoca, alla DC. Ma la SVP è entrata con queste elezioni in un momento molto critico di rapporto proprio con il suo elettorato: varrà il prezzo chiesto per l'appoggio a Spagnolli? B) L'associazionismo ha trovato in Spagnolli sponde sicure e fin troppo comode. Enumerare le associazioni favorite sarebbe scorretto, ma si tratta di una realtà da non trascurare; C) L'appoggio della Chiesa cattolica è stato palese nel corso degli anni (la proposta di candidare Gigi Spagnolli risale, e la cosa non è mai stata smentita... a Don Paolo Renner, peraltro valido teologo). Qualcuno/a avrà anche detto: un buon motivo per non votarlo. D'accordo, ma la vecchina e il vecchietto la pensano diversamente... ; D) Un altro vero motivo è la paura innata nei Bolzanini, timorosi di cambiare: conformisti, attaccati a tradizioni anche recenti, non hanno mai votato un candidaro laico; E) Spagnolli, con i suoi limiti, ha però ricevuto l'appoggio di chi fa parte del "gruppo di gestione" della città e anche della Provincia, ai quali evidentemente da garanzie di continuità.

 Ma vediamo anche le "colpe" dello schieramento avverso: Urzì proviene da una tradizione politica lontanissima da quella nella quale mi riconosco, ma ultimamente ha dimostrato pragmatismo, capacità di formare un "rassemblement" anche diverso da quello tradizionale della "destra". Ma proprio il suo passato nel partito della Destra bolzanina ne fa oggi la vittima di attacchi distruttivi - tutti sul personale - provenienti proprio, e solamente, da suoi vecchi camerati. 

La diaspora del MSI andrà studiata, anche guardando alle storie delle persone, finite nei partiti più diversi, mettendo in generale in mostra forti limiti.

C'è da dire che uno dei limiti tra i più evidenti della Destra in queste elezioni è stato proprio il non saper trasmettere all'elettore il senso di un nuovo disegno di città, diverso da quello di Spagnolli. Le scelte politiche di quest'ultimo non sono state certo il centro della campagna, quanto lo sono stati invece gli attacchi e le critiche alla persona. 

Ma quale è, per me, il motivo che più ha inciso nell'immediato delle scelte di molti elettori? Credo anche la presenza, tra i tardi-convertiti al voto "Pro Urzì", di quelli di "Casa Pound", movimento neofascista, con dichiarazioni sanzionabili anche penalmente dell'esponente politico Bonazza.

Mi pare evidente, più in generale, che certi appoggi al candidato del Centro-Destra sono arrivati tardi e in maniera parziale e contraddittoria. 

Eugen Galasso

"Grexit": si scherza col fuoco

Mettere in crisi l'euro è la cosa più pericolosa che può accadere in questo momento. Altro che "Grexit"!

L'Unione europea è una costruzione della democrazia, della pace, e del benessere dei popoli europei. L'euro ne è la moneta, che ne subisce però tutte le distorsioni e differenze economiche e sociali. Quello che salta agli occhi oggi è che manchi "una visione europea dei problemi" e una "soluzione europea ai problemi".

I radicali tornano visibili, grazie ad una "querelle" tra Pannella e Bonino!

La querelle "indiretta", se pure "in diretta" di Marco Pannella contro l'ex-ministro (governo Letta) Emma Bonino: non mi scuso, stavolta, per il gioco di parole, in quanto Pannella si sfogava in diretta (da Massimo Bordin, a "Radio Radicale") ma l'attacco era indiretto: presente Pannella (e Bordin "ricevente"), assente Bonino.  

In queste giornate estive, prima del consueto exploit radicale per le carceri, Pannella si sfoga forse per riacquistare visibilità. Legittimo, per carità, per ogni movimento e partito politico (i "Radicali" o come si chiamano ora sono presenti-non presenti- a seconda dei casi in occasione di elezioni e altro), legittimo anche il modo di conquistarsi visibilità ormai (roba da "qualunque mezzo è buona", "il fine giustifica i mezzi", ossia non Machiavelli ma un pessimo compendio del grande Segretario Fiorentino).

Ma, guardando un po' da vicino le cose, i radicali italiani (e Pannella, comunque leader indiscusso...) hanno cavalcato tutte le tigri: Sinistra liberale, Alleanza delle sinistre, con dominanza ai diritti civili - sempre presenti, in loro, bisogna ammetterlo -, vicinanza a Berlusconi, ritorno all'opposizione, ma con molti distinguo, critica al sistema, ma...).

Pannellone, anziano  e malato, sa però come curarsi e sa anche come "stare al gioco", dovendo in qualche modo emergere (ri-emergere) in questo mare di sigle, di partitini (in Italia il sistema bipolare e bipartitico non attecchisce, comunque, almeno per ora e credo sia meglio così, ma...), di bandierine e altro...

Auguri anche a lui, soprattutto se, carceri e altre cose anche importanti da dire e fare (eutanasia, droghe leggere etc.), ritornerà anche sulla scena politica con altro, ossia con temi ancora più importanti per la e nella vita dei cittadini.  

Eugen Galasso

 

Migranti al confine tra Francia e Gran Bretagna: anche la sinistra litiga sulla situazione

Oltre alle contraddizioni-profonde-dell'Europa (dove credo si dovrebbe mettere in discussione l'esistenza etno-culturale della stessa, essendo già compromessa la questione geografica, in quanto non c'è soluzione di continuità tra Europa e Asia...), con la questione della querelle Francia-Gran Bretagna (per il passaggio di migranti attraverso il canale della Manica) si aprono ferite profonde a livello politico nella "sinistra". 

Uno sguardo indietro: Almarik e le sue previsioni sulla fine dell'URSS

Se si rilegge l'aureo libretto di Andrej Amalrik "Sopravviverà l'Unione Sovietica fino al 1984?" (in italiano Roma, Coines edizioni e Alexander Herzen Foundation, Amstel 268, Amsterdam, 1971, mentre l'originale è di due anni prima, aprile-maggio-giugno 1969) ci accorgiamo subito di alcuni problemi: prima di tutto, nel volume l'allora trentenne storico (nato nel 1938, morto nel 1980 a causa di un incidente stradale, ma dopo anni di passati in detenzione per motivi politici), dissidente russo (sovietico, ma non per appartenenza ideologica) ci accorgiamo che le previsioni e la futurologia devono essere maneggiate con un po' di prudenza.

Amalrik, storico intelligente quanto a tratti, appunto, "imprudente", individua (si parla di fine anni 1960) tre forze che si oppongono all'allora regime URSS (ricordiamo che Gorbacev arriva quasi vent'anni dopo): "il marxismo-leninismo autentico, l'ideologia cristiana e quella liberale" (op.cit., p. 31). Intellighenzia, quella di questi gruppi o meglio "classe media", come dice Amalrik stesso, ma si tratta, dice l'autore, di "ideologie piuttosto vaghe"(cit., p.32), di un corpo sociale sostanzialmente rinunciatario, che forse non sarebbe stato in grado di combattere efficacemente il regime.

La condanna a Bossi per vilipendio: assurdo un reato simile in democrazia

La condanna di Umberto Bossi a 18 mesi per vilipendio al Capo dello Stato e al Presidente del Consiglio, nel 2011 (erano rispettivamente in carica Giorgio Napolitano e Mario Monti), appare assurda.

In primis l'articolo del Codice Penale che prevede il "reato di vilipendio" è il 290, essendo ancora in vigore il Codice penale fascista. Se lo Stato è "democratico" non si vede perché non se possano criticare, anche pesantemente, le istituzioni. Oltre a tutto, dato che l'applicazione è retroattiva(nessuno dei due "offesi" è più in carica), il tutto ha il sapore di una ritorsione - "condanna politica". Il tutto è grottesco, considerati anche i problemi che ci sono.

Fosse stato, probabilmente, un leader della "sinistra", magari del PD, le attenuanti del caso si sarebbero fatte funzionare tutte e pienamente, ma, dato che si tratta di Bossi, i cui toni possono essere esagerati (ma nel comizio chi non "esagera", certo con diverse varianti, con declinazioni diverse e varie dell'"esagerazione"?), ma che è ormai "fuori dal giro", ma rimane "padre nobile" della Lega, la magistratura, in gran parte di "sinistra", si scatena.

Lasciamo perdere il fatto che l'anziano leader da anni stia male, che le sue condizioni fisiche e psico-fisiche siano visibilmente alterate. Il reato di vilipendio è anacronistico, mutuato, come si è detto, dal fascismo e dal Codice penale Rocco, in gran parte ancora vigente (già questa è una palese assurdità), certo non modificato in questa parte: i legislatori supponendo, dovremmo evincerne, che le istituzioni siano così fragili da essere scalfite da ogni pensiero, opinione espressa ad alta voce di un cittadino, magari "autorevole". Un complesso di assurdità, invero, preso sul serio... Quando c'è di mezzo chi "non è moderato", non accetta supinamente i diktat, la tagliola incombe e "funziona"...

Eugen Galasso

Catalogna: il peso delle ragioni economiche sul voto di domenica

Tante analisi e tanti commenti (El Pais di domenica 27 ne pullula letteralmente) sul voto spagnolo o meglio, vista la situazione, catalano.

L'"indipendentismo" di Mas & Co.si è affermato, ma non ha vinto-stravinto. Vedremo il seguito, ma, se si sono tirati in ballo i concetti di nazione, nazionalismo, patriottismo (con una bella definizione di Ambrose Bierce...), di Stato, di grandi valori e ideali, ma, forse (forse, non esclude le motivazioni ideali...) il tutto ha motivi soprattutto socio-economici, come vorrebbe il materialismo storico: Cataluna (la Catalogna) è più ricca del resto della Spagna (o della Spagna, Mas dicit et dixit).

Lasciamo da parte le interpretazioni, di parte o meno... certo non gioiranno i separatisti -indipendentisti di ogni altra parte d'Europa, che speravano in un risultato molto più netto, ma non è ancora detta l'ultima parola. Certo gli Italiani non potranno più dire "Viva la Francia, viva la Spagna, purché se magna", vecchio detto da commedia dell'arte, in quanto senza Cataluna la Spagna sarebbe certamente più povera. 

  
E.Galasso     

Catalogna: ma l'indipendentismo non è in maggioranza

E' utile sottolineare che il voto di domenica in Catalogna non era un referendum ma l'elezione del nuovo parlamento locale/consiglio regionale. La maggioranza dei Catalani non ha votato per gli indipendentisti. E' grazie ai meccanismi elettorali che, pur moniranza nelle urne, gli indipendentisti hanno la maggioranza dei seggi.

Detto ciò, è chiaro che la politica istituzionale catalana ha accentuato i propri contenuti pro-indipendenza dalla Spagna.

Vedremo gli sviluppi.

 

Pietro Vittorio 

Scompare con Ingrao un personaggio-chiave della storia repubblicana

Morto Pietro Ingrao, centenario. Vecchio leader della "sinistra" del PCI, era un "libertario", ma la sua critica ai paesi dell'Est e del blocco "sovietico" era arrivata un po' tardi, tanto che nel 1956 il "nostro" aveva plaudito all'invasione URSS in Ungheria, pentendosene in seguito. Idem, del resto, il leader migliorista (suo avversario di sempre) Giorgio Napolitano.

Poeta (di valore) e politico (anche, senza alcun dubbio) era rimasto "spiazzato" dal crollo dell'URSS e dei "satelliti", come altri, del resto. 

Un personaggio-chiave nella storia della Repubblica, Ingrao era stato anche Presidente della Camera nella seconda parte degli anni 1970. Non un "dogmatico", ma talora costretto ad esserlo, per disciplina di partito.   

Eugen Galasso

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