Eugen Galasso

Eugen Galasso

In scomparsa di Elie Wiesel

Scompare un faro del pensiero ebraico e della letteratura mondiale, un poliglotta totale (nella migliore tradizione ebraica) nonché un vero testimone del nostro tempo, Elie Wiesel, che ci ricorda l'Olocausto e la persecuzione eterna di cui l'Ebreo è sempre stato vittima.

Nato nel 1929 in Romania, da genitori ebrei e da sempre cultore della cultura ebraica, Wiesel, che visse la Shoah a Buna, succursale di Auschwitz e poi a Buchenwald, ha espresso come giornalista e come scrittore la perennità di quel "bando ebraico" che ci ricorda l'orrore del nazismo e in genere di tutti i regimi fondati sull'intolleranza.

Scrittore da sempre, nel 1958 Wiesel diviene un grande nome della letteratura con "La Nuit" (la notte), volume prefato da François Mauriac, grande scrittore cattolico. Seguono "L'Aube" (L'Alba, 1960), "Le Jour" (Il giorno, 1961), "La ville de la chance" (La città della fortuna, 1962), "Les chants des morts" (in italiano tradotto come "L'Ebreo errante", 1966), "The Golem" (Il Golem, 1986), "Les Juges" (I giudici, non tradotto in italiano, 1999), "Rashi" (Rashi il commentatore, 2009), libro su Rachi ben Eliezer, figura chiave della cultura ebraica non solo medievale, grande studioso ed esegeta della Torah e del Talmud.

Wiesel, autore e divulgatore di cultura, premio Nobel nel 1986, con la sua Fondazione e come persona, rimane un grande testimone, uno "scrutatore" dei "Giusti", colui che ci ricorda gli orrori del Novecento, che nascono da lontano. Emblematico il suo apologo in cui, ad un interlocutore che gli chiede dove sia Dio, sente una voce interna che gli risponde: "Dov'è? Eccolo là, appeso a quella fune".

Eugen Galasso

Decisione nazionalista della componente di lingua tedesca del Consiglio provinciale: gli altoatesini non si chiamino più tali!

Ora i cittadini (termine sicuramente inviso agli iper-clericali di estrema destra quali i "Freiheitlichen", in quanto deriva dalla Rivoluzine francese...che orrore, per chi ama ancora altari e troni...; in tedesco l'espressione "Buerger" è meno forte, in quanto significa non solo=cittadini, ma anche=borghesi, il che va già meglio...) italiani dell'Alto Adige non si possono più chiamare "Altoatesini", perché Altoatesini, come Alto Adige, sarebbe espressione "fascista". Questo è il risultato del voto del Consiglio provinciale, su un documento proposto dai Freihetlichen, votato da molti SVP, senza aver ricevuto un voto di consiglieri che si sono dichiarati appartenenti al gruppo italiano!

Ora, invece, "Haut Adige" è espressione risalente all'epoca napoleonica, e che poi sia stata usata anche dal fascismo "ne fait rien à la chose" (non ha alcuna importanza, non importa per la questione specifica).

Ma evidentemente i "Freiheitlichen", ma anche la SVP che ha appoggiato in modo determinante (è chiaro il décalage, il divario numerico), hanno poca consuetudine con la storia...

Fare questa proposta e votare questa proposta altro non è che una manifestazione di nazionalismo, e quindi una forma di "fascismo" sudtirolese...del resto con la provenienza ideologica-culturale che hanno i "Freiheitlichen", e anche molti/e esponenti della destra SVP, non c'è da stupirsi...

Ora, da ex-esponente del MOET (Movimento obiettori etnici), ex perché il movimento non esiste più, farò "outing": sono obiettore etnico, in quanto di origini italo-austriache (Salzburg/Salisburgo, però, non Tirolo tantomeno "Suedtirol") e nato solo per caso in Haut-Adige/Suedtirol o come accidenti si voglia chiamarlo...

Eugen Galasso

Un nuovo cinema a Bolzano, ma con una bella aria d'epoca

Passato, presente e futuro, a parte le non peregrine riflessioni orientali, di Agostino d'Ippona e Bergson sull'anzidetta tripartizione del tempo, si intersecano sempre.

Così un Ciné-Museum, in via J. Kravogl 8 di Bolzano (Bolzano Sud, zona industriale), con macchine di proiezione "d'antan", ci dà il senso del passato del cinema, del suo oggi e del suo futuro, in chiave di ologramma, di post-cyber, di...

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Apertura martedì, mercoledì, venerdì e sabato dalle 9 e 30 alle 12 e dalle 15 alle 18. Ingresso: 5 Euro per adulti e 2 Euro per ragazzi/e. Il tutto si deve alla giustamente caparbia volontà di Natalino (Noe"l) Bernato, storico proiezionista e gestore di cinema, oriundo, nato in Belgio ("la libre Berlgique", vien da dire) che, dopo aver operato come proiezionista in Belgio, ha lavorato in quasi tutti i cinema bolzanini, di Laives, di Merano. Per informarti questi i riferimenti dei refenti: N. Bernato 342.4497066, Alessandro Di Spazio (regista) 339.4497066.

Eugen Galasso

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La "follia" : "Qualcuno volò sul nido del cuculo" rimane un impagabile fonte di riflessione. E' di scena in questi giorni a Lana.

"Einer floh ueber das Kuckusnest ("Qualcuno volò sul nido del cuculo", ma nell'originale inglese-american english - di Ken Kesey "One flew over the Cuckoo's Nest", 1962), film celebre di Milos Forman con un super-Jack Nicholson, degli anni Settanta, è anche testo teatrale nella versione di Dale Wasserman.

Se all'epoca ma anche recentemente il film faceva l'"en plein", ora anche varie versioni teatrali rivivono, dopo quella del TSB di Marco Bernardi negli anni Ottanta: ora è la volta di Thomas Hochkofler, che ripropone otto volte il testo nel Giardino dei Francescani di Lana, con la prima l'8 luglio e varie proposte nel corso del mese-inizio ore 21.

Problematica importante quella trattata da parte di Kesey (1935-2011), grande esponente della coontrocultura USA ("ero toppo giovane per essere un beatnik, troppo vecchio per essere hippie"), che ripropone l'esistenza della cosiddetta "follia", che è tale solo quanto si sottrae alla "normalità" nel pensiero e nel comportamento...

Una forma di irreggimentazione insopportabile di persone, non di rado completamente innocue, che mettono solamente in crisi "le menzogne della civiltà" (Max Nordau).

Eugen Galasso

  • Published in Teatro
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