Tutti accodati sulla linea Merkel, ma così l'Europa perde tutto il suo progetto

Di Daniel Cohn-Bendit, lo confesso, non ho avuto mai grandissima stima, come di tanti Sessantottini (o "padri del Sessantotto"), anche considerando casi come quello del nostro Mario Capanna che, in modo piuttosto squallido, oggi riceve un vitalizio come parlamentare pur se in Parlamento c'è stato per un tempo davvero "brevissimo" (un giorno, se ben ricordo), cui non vuole rinunciare. Cohn-Bendit è rimasto famoso per lo slogan sessantottino "Siate realisti: chiedete l'impossibile", è diventato poi capogruppo verde al Parlamento europeo. Bilingue (franco-tedesco) ha avuto modo di intervenire nel dibattito pubblico sia tedesco che francese. Negli anni caldi aveva rovesciato il titolo di un famoso libro di Lenin "L'estremismo, malattia infantile del comunismo", ponendo invece l'estremismo al vertice (?!). In un suo piccolo libro scritto con il fratello, è poi diventato un "realista", anzi "iper-realista" (politicamente, si badi), tipo i "Realos" (a differenza dei "Fundis" tra i "Gruenen" germanici, ossia quelli che, per pragmatismo e spesso per quieto vivere, accettano ogni compromesso "al ribasso"...).

Stavolta, però, devo dargli parzialmente ragione: in un'intervista al "Corsera" di domenica 21 agosto, parlando della visita di Hollande, Merkel, Renzi a Ventotene (dove nacque il famoso "Manifesto" di Altiero Spinelli, Ernesto Rossi e altri), dice che "potrebbero approfittarne per dare forza all'Europa", ma "Temo invece che continueranno a essere gli stessi che abbiamo visto all'opera in questi anni" (anche Renzi, il più giovane non solo anagraficamente, è ormai al governo ormai da due anni e mezzo, piccolo record per l'Italia...), arrivando ad affermare che "... se visiteranno la tomba di Altiero Spinelli assisteremo a una profanazione della sua memoria, perché nessuno dei tre leader mostra di avere un vero progetto europeo" (a p. 5 del giornale citato, pur se c'è un piccolo anticipo in "prima"). Ancora: "nelle loro parola non c'è mai alcun riferimento alla volontà di dare nuova forza all'Europa in senso federale". Attacca Merkel e Hollande "Ugualmente corresponsabili della mancanza di un progetto federalista".

Nel momento in cui un economista del calibro di Joseph Stiglitz propone un Euro a due velocità, che non penalizzerebbe l'Europa del Sud (Spagna, Portagallo, Italia, Grecia, forse Malta) e forse anche parte dell'Est, il "merkelismo" dominante in Germania (incomprensibile, per chi scrive, che la socialdemocrazia tedesca segua pedissequamente "il Merkel", come dicono vari comici tedeschi) viene in pratica accettato a Bruxelles e praticamente in tutta Europa. Ma, in questo, ha ancora ragione monsieur/Herr Daniel: non è che Hollande o Renzi propongano altro (a parte qualche sparata pre-elettorale del nostro primo ministro-leader PD), accodandosi a un'Europa prigioniera del capitale finanziario, che non ha idealità oltre la moneta e il "pareggio in bilancio", che della cultura non sa che farsene, salvo un po' di Erasmus... Lo dice chi è cosmopolita (o forse meglio internazionalista) da sempre, che considera l'europeismo al massimo un modesto inizio (mai stato prodiano!), un modesto inizio ora comunque totalmente disatteso...

Eugen Galasso

Last modified onDomenica, 21 Agosto 2016 18:55