Paolo Rossi, giurista e intellettuale: riscoprirne i "Venti discorsi extravagantes"

Succede abbastanza raramente di incontrare un personaggio dal nome e cognome molto diffuso che ha avuto un rilievo nella storia culturale italiana e non solo: mi è successo abbastanza di recente con Paolo Rossi (1900-1985), di cui avevo trovato un libro contenente vari discorsi. Scartando l'ipotesi che fosse l'ex-giocatore di calcio (non ci capisco nulla, non mi oriento) o l'omonimo attore-autore (m'oriento meglio), rimaneva l'ipotesi che i "Venti discorsi "extravagantes"" (Napoli, Edizioni scientifiche italiane, s.d., ma probabilmente d'inizio anni Sessanta o fine Cinquanta) fossero dello storico della filosofia e della scienza di cui sono stato allievo, notevole, peraltro.

E invece no: si tratta, invece, di un giurista e intellettuale scomparso già più di un trentennio fa, Ligure e non Umbro come il citato storico del pensiero, ministro della Pubblica Istruzione nel primo governo Segni (metà anni '50 del 1900), socialista del PSLI (Partito Socialista dei Lavoratori Italiani),in seguito PSDI (Partito Socialdemocratico), di Saragat. Paolo Rossi fu nominato Presidente della Corte Costituzionale, una delle cariche di maggior prestigio e responsabilità d'Italia.

Fervente anti-comunista e autonomista, coltissimo, abituato a esaminare con attenzione anche i testi della Patristica, Rossi, dotato di fine umorismo (bellissimo il discorso-saggio sui nomi "infelici" e stravaganti-mi sovviene, personalmente, un "Asdrubale", poveretto, "pugnalata" involontaria dei suoi compianti genitori...), Paolo Rossi "divaga" tra la simbologia del velo, la scuola, la storia di Petrus Hispanus, alias Papa Giovanni XXI°, pontefice per soli otto mesi nel 1200, questioni giuridiche, spiegate però con grande chiarezza, l'europesimo ante litteram e altro, tra cui il pensiero di Giuseppe Rensi, pensatore  "scomodo"vissuto tra fine Ottocento e primi decenni del secolo scorso.

Socialista autonomista, Rossi indaga anche l'europeismo di prima di metà Ottocento, tra Rosmini, Gioberti, Burke, l'anti-europeismo dell'"Eiserner Kanzler" Bismarck, Giuseppe Mazzini, Garibaldi, un poco noto Andrea Luigi Mazzini, federalista, appunto, avant la lettre, che ribadisce l'assurdità della pena di morte.

Eugen Galassso

Last modified onDomenica, 28 Agosto 2016 18:04