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Invitare alla pace

La recente tournée italiana (rimpatriata, settant'anni e passa dopo) del soldato USA Martin Adler (chiare le origini ebraiche, era un Adler ebreo anche il fondatore della psicologia individuale, Alfred Adler) in Italia, a 97 anni, a suo tempo soldato nella Seconda Guerra Mondiale sulla linea gotica quando nel Bolognese salvò e riempì di abbracci e cioccolata vari bambini, per la precisione i fratelli Naldi, dovrebbe insegnarci qualcosa: "Basta guerra. L'amore è il più bel sentimento del mondo. Abbiamo una sola vita da vivere e dobbiamo farlo amando. Pace è la parola più importante".

Un messaggio, il suo, che verrà ripetuto in varie altre tappe italiane, che in tempi "afghani" e altri (c'è chi vorrebbe una NATO tout court bellicosa, altri che la ritengono inutile perché "troppo poco combattiva") dovrebbe indurci a riflettere, dove un po'di attenzione a quanto si dice e (o) si fa sembra essere francamente il minimo.

La situazione afghana è da seguire con attenzione, come altre nel mondo, ma gli "sgherri del mondo" non servono, anzi sono e saranno sempre controproducenti. Invitare alla pace anche chi, come "gli studenti islamici" (ma non solo loro) alla pace non credono molto, sarebbe invece un dovere...

Eugen Galasso

Last modified onSabato, 28 Agosto 2021 10:45