summertime

Assolto Berlusconi: la politica andava fatta con metodi politici, non con le accuse giudiziarie

L'assoluzione di Berlusconi in Cassazione per il "processo Ruby" segna un momento di non-ritorno, di totale "alterità" rispetto a un lustro (almeno) di accanimento giudiziario, mediatico (da parte della stampa debenettiana e di varie TV, nonché di siti Internet decisamente schierati, inutile ricordar "Il Fatto quotidiano", "Repubblica", il TG 3, vari programmi su "LA 7" etc.: un elenco dettagliato sarebbe francamente troppo lungo...), di opinione pubblica condizionata dai media (alcune signore un tempo non precisamente "sante" che con l'età si sono schierate nel settore della sinistra, vecchi e nuovi "piagnoni" (Savonarola, contrariamente a certe semplificazioni scolastiche, era serio e si batteva contro la corruzione vera, soprattutto economica; i suoi pseudo/seguaci attuali sono semplicemente grotteschi, per non dire di molto peggio...). 

Ora bisognerà, come affermano vari esponenti del "Centro-Destra" (Forza Italia, Lega, in parte l'NCD di Alfano, pur se con minore chiarezza) riscrivere veramente la storia del 2011, con tanto di delegittimazione europea, pur se non internazionale (non solo Merkel e Sargozy, non Obama... le agenzie di Rating in primis e vari altri potentati economici e ancor prima finanziari...). 

Su questo il libro di Alan Friedman "Ammazziamo il Gattopardo", Milano, Rizzoli, 2014 (ma su ciò precedentemente, vari articoli e varie trasmissioni TV di Friedman e di altri), ma anche il recentissimo "Un golpe chiamato Rating" (a cura di Alessandro Sallusti), Milano, Controrrente-Il Giornale 2015, fanno piena luce, soprattutto dal punto di vista delle pressioni economico-finanziarie, svelando anche (ciò soprattutto, ma non esclusivamente nel secondo libro citato). 

Combattere politicamente Berlusconi per la "sinistra" era/è necessario e forse doveroso, come lo è per quell' "ircocervo" (tuttora) che si chiama M5S (movimento cinque stelle), ma il combattimento avrebbe dovuto svolgersi sul terreno politico ed economico, non su quello mediatico-giudiziario...    

Eugen Galasso

  • 0

Uomini soli con tanto potere: questione pericolosa

Claudio Martelli, più volte ministro, ma soprattutto vicesegretario del Partito Socialista Italiano (PSI) negli anni della segreteria Craxi (con cui non era sempre "in pieno accordo"), oltre che protagonista della vita politica per anni, è anche un fine notista politico e un intellettuale: di recente nel "Quotidiano nazionale" del 31 marzo il suo "fondo" è dedicato al "Monopolio del potere", parlando di Renzi e della sua "egemonia" (il testo si intitola "Il monopolio del potere"), dove l'"asso pigliatutto" di Rignano sull'Arno è definito un "ciclone". 

Ma Martelli non si limita al tema del "leader" e del "leaderismo", comunque importante: come già rilevato un secolo circa fa, da studiosi come Michels, Mosca, Pareto, il "leader" e il suo "fascino" contano, per fortuna e talora purtroppo. Chi non ricorda il "decisionismo" di Craxi che infiammava il dibattito, con il PCI , la DC "di sinistra" e altri spiazzati e comunque sempre polemici, tanto da... voler distruggere dapprima politicamente, poi per via giudiziario-mediatica, il leader più "deciso" che "decisionista", riuscendoci poi, putroppo...? 

Ma oltre al tema del leader, dove Renzi appare un "gigante" ma tra "nani", Martelli rileva anche che "più di duecento deputati e senatori, di destra e sinistra, lasciano i loro partiti", ma che questa "non è una magia di Renzi". Parla invece del superamento della secca "alternativa tra centrodestra e centrosinistra" (forse mai del tutto realizzata, peraltro; il sogno bipartitico è rimasto nella mente, ritiene chi scrive, nelle menti di chi credeva d'essere in Inghilterra, USA, Australia o al massimo Francia; il che non vuol dire tout court auspicare il ritorno al "proporzionale", si badi) che cederebbe "il passo a un partito centrale, egemone, un partito unico del potere politico, pubblico, istituzionale e di governo;unico perché nettamente più forte di ciascuno dei suoi rivali divisi e inconciliabili". 

Martelli lamenta la debolezza della minoranza PD e di Berlusconi nel contrapporre a Renzi "una riforma democratica di stampo europeo", certo anche, aggiunge chi scrive, inceppata dalle troppe resistenze di mini-partiti à la NCD o come ora si chiama, con l'allargamento a Casini & Co... Ancora: Martelli lamenta che "Un leader unico, un partito unico, un capo dello Stato scelto dal Capo del governo come l'amministratore unico della RAI, come i nuovi vertici delle aziende pubbliche, come un preside toto potente in ogni scuola (riferimenti a provvedimenti già attuati o da attuare, nelle intenzioni de l"vate di Rignano", e.g.), contengono il rischio reale di un monopolio del potere e i monopoli del potere possono piacere alla gente e ai parlamentari nominati (non eletti, sottolinea neppure implicitamente Martelli, e.g.), ma sono il contrario della democrazia". 

Vero, certo, dove vengono fuori, però, tutte le contraddizioni del "leader carismatico", gradito alla gente (Letta era il simbolo dell'inefficacia, Monti quello del potere oppressivo di banche e oligopoli, Berlusconi di varie contraddizioni ma anche la vittima di manovre oscure - neppure troppo, in realtà - fin dalla sua "discesa in campo") ma monocratico-esclusivista... Ora, a livello comunale e provinciale (in tutta Italia, intendo) ciò può manifestarsi altrettanto, con "renzini" in ogni luogo. 

Limitandosi a Bolzano, il rischio concreto di una rielezione di Gigi Spagnolli addirittura al primo turno (scontato ormai l'appoggio della SVP, e la scarsa unione del fronte alternativo che però pare poter sperare di raggiungere un primo obiettivo: quello di costringere Spagnolli al ballottaggio nonostante l'appoggio SVP) purtroppo si profila: il sindaco uscente è il "clerosindaco" che stava con "Don Dino" (nel suo blog, a suo tempo), ossia con il gestore-dirigente d'allora del "Rainerum", che ha chiesto una sorta di "giuramento anti-gay" agli studenti, ma ora occhieggia ai gay (per bieche finalità elettorali, viene da pensare), e che guarda ancora una volta alla propria rielezione con durezza, con il suo piglio "duro", da montanaro avvezzo a decisioni rapide "passando sopra i cadaveri" ("über Leichen gehen", espressione idiomatica tedesca molto efficace). Ma tutta questa durezza poi si squaglia.

Al rischio di uno "Spagnolli" forever corrispondono il conformismo della SVP, le eterne controversie del centrodestra, le contraddizioni di una "sinistra estrema" che forse non è più neppure "sinistra", ma anche la pochezza di un elettorato che ricorda quel "volgo disperso che nome non ha" (Alessandro Manzoni, alias "Don Lisander"), troppo allevato in sacrestia più ancora che in parrocchia (riprendo una felicissima espressione di Francesco Cossiga a proposito del noto bigottismo di Oscar Luigi Scalfaro)... 

 Eugen Galasso
 

  • 0

Elezioni comunali a Bolzano: arrivano segnali di fine della calma piatta

Calma piatta a BZ? Non proprio, se il Sindaco uscente Spagnolli non passa al primo turno (evviva!) e comunque perde voti (ancora come sopra) nei quartieri. Buono lo score della Lega, che propone, credo provocatoriamente (conosco Carlo Vettori e lo stimo) la Selbstbestimmung/autodeterminazione. 

Non esaltante, invece, purtroppo, quello del rassemblement di Forza Italia, dove funziona ancora negativamente l'effetto di passate gestioni contraddittorie e fuorvianti per l'elettorato. 

A Merano la coalizione della sinistra non PD, candidato sindaco Paul Rösch, mette in scacco la SVP. Ancora evviva, anche perché il partito/Sammelpartei, raccogliticcio, ormai, più che di raccolta, segna il passo anche in altri comuni. Tessuto sociale in fibrillazione? E'una speranza, ma è troppo presto per esprimersi con certezza, in mancanza di ulteriori elementi e conferme, in specie per un "transfugo" che, per motivi di salute, non ha nemmeno potuto votare.    

Dire di più è impossibile, ma speriamo che il secondo turno, quasi segnato, non dia molte speranze di gloria al purtroppo ri-vincitore probabile Spagnolli, che comunque sarà alle prese con le questioni giudiziarie aperte e la "pendenza" Benko...   

Eugen Galasso

  • 0

Come fronteggiare l'IS?

In "The Atlantic" di fine aprile, Graeme Wood pubblica un saggio sull'ISIS (o ormai solo IS, Islamic State,  come suggerisce qualcuno), dove conclude affermando come tale realtà (lo è, purtroppo) sappia "influenzare poderosamente un certo settore della popolazione". Cita anche tale Musa Cerantonio, mezzo italiano e mezzo irlandese, telepredicatore trentenne in Iquaa TV, al Cairo, ora attivo in rete, che vive ora in Australia, come "autorità spirituale", anche se le autorità australiane gli impediscono di muoversi da Melbourne, dato che gli hanno tolto il passaporto : è uomo mite e amichevole, afferma Wood, odia la violenza, impallidisce a vedere le decapitazioni, ma considera che i seguaci dell'IS sono obbligati ad appoggiarla. Il "Califfato", per lui, è veicolo di salvezza, non solo mera entità politica. 

Wood vede analogie con l'atteggiamento di George Orwell, il grande anti-utopista autore di "1984", socialista libertario che scrisse anche "Omaggio alla Catalogna", in epoca di rivoluzione(guerra, forse meglio) civile spagnola negli anni Trenta del 1900, quando recensiva il "Mein Kampf": "Non ho mai potuto sentire antipatia per Hitler", in quanto avrebbe avuto in sé qualcosa in grado di suscitare la compassione, quale "naturale perdente", dove Orwell affermava ancora: "Se stesse uccidendo un topo, sarebbe capace di far credere che uccide un drago".  

L'IS, conclude Wood "non è da sottovalutare per la sua attrattiva ideologica e religiosa." Non esclude l'importanza di "strumenti ideologici per far vedere ai potenziali convertiti che il messaggio dell'IS è falso", neppure strumenti militari, ma "si può fare poco contro un'organizzazione tanto immune dalla persuasione come questa e la guerra sarà possibilmente lunga, anche se non durerà fino alla fine dei tempi". 

Lo scrittore angloindiano Salman Rushdie, invece, ritiene che "si debba creare uno Stato multiislamico in Irak ed è molto interessante che ci siano diversi paesi sunniti che si stanno associando alla battaglia contro l'IS, il che potrebbe preludere a una soluzione non militare", pur se ritiene "necessario un controllo militare, perché sono questo (quelli dell'iS): un esercito" (intervista a Rushdie del 6 ottobre 2014, in "El Paìs"). 

Molto più perentorio Mario Vargas Llyosa, per il quale "L'origine della violenza praticata dagli Yihadisti la sua radice nella propria religione, l'Islam" (El Paìs del 19 aprile 2015). 

Loretta Napoleoni, saggista e specialista italiana di terrorismo, vede una continuità con Al Quaeda e con post-guerra nel Golfo (la seconda, quella del 2003). 

La studiosa e pensatrice somala Ayaan Hirsi Ali, invece, propone alcune ricette, probabilmente inaccettabili per l'IS: "Far in modo che Maormetto e il Corano si prestino a interpretazione e critiche", "Dar priorità alla vita, non alla vita dopo la morte", "Limitare la sharia e porre fine alla sua preponderanza, con rispetto per la legge secolare", "Smetterla con la pratica: ordinare ciò che è bene, proibire ciò che è male"; "Abbandonare l'incitamneot alla yihad" (in "El Paìs", supplemnto "Domingo". 12.04.2015). 

Ipotesi, suggerimenti, interpretazioni di un fenomeno e di  fronte a un fenomeno certo gravissimo e tuttora preoccupante.  

Eugen Galasso

  • 0

Comune di Bolzano: Spagnolli ancora Sindaco, Urzì non passa (vediamo i perchè)

Pur se non con un risultato bulgaro-plebiscitario, ma con uno score discreto (57,7% versus 42,3% di Alessandro Urzì) Gigi Spagnolli torna ad essere sindaco di Bolzano per la terza volta, fatto inaudito e comunque realizzato per la prima volta. 

Non certo per meriti propri, anzi: ricordiamo solo qualche episodio di una politica contraddittoria, mai realmente al servizio del cittadino: improvvide prese di posizione a favore di Don Dino, ex-dirigente scolastico del "Rainerum" bolzanino, quando questi aveva sostanzialmente imposto una sorta di "giuramento dello studente" in chiave anti-gay, salvo poi accreditarsi presso l'associazione "Centaurus", dichiarazioni non solo affrettate ma decisamente sciocche contro Israele, quasi nel senso di un boicottaggio delle merci provenienti da quello Stato, l'entusiasmo mai negato verso il piano "Benko", nessun vero dissenso verso la politica provinciale quando blocca l'uso della bandiera italiana il 24 maggio... 

So che mi si può imputare di seguire la politica bolzanina da lontano (forse è vero, bisognerebbe stare in città per scriverne, ma giornali, Internet, conversazioni con amici suppliscono alla conoscenza diretta, almeno in gran parte), ma alcuni fatti sono innegabili e così chiari da non richiedere ulteriore commento. 

A quali elementi va fatta risalire la riconferma di Spagnolli: A) Il massiccio sostegno da parte dell'SVP, per cui si può parlare di un'"elezione blindata". Anche chi (di lingua tedesca) non ama Spagnolli, lo ha votato "turandosi il naso", per riprendere la storica espressione di Indro Montanelli, riferita, all'epoca, alla DC. Ma la SVP è entrata con queste elezioni in un momento molto critico di rapporto proprio con il suo elettorato: varrà il prezzo chiesto per l'appoggio a Spagnolli? B) L'associazionismo ha trovato in Spagnolli sponde sicure e fin troppo comode. Enumerare le associazioni favorite sarebbe scorretto, ma si tratta di una realtà da non trascurare; C) L'appoggio della Chiesa cattolica è stato palese nel corso degli anni (la proposta di candidare Gigi Spagnolli risale, e la cosa non è mai stata smentita... a Don Paolo Renner, peraltro valido teologo). Qualcuno/a avrà anche detto: un buon motivo per non votarlo. D'accordo, ma la vecchina e il vecchietto la pensano diversamente... ; D) Un altro vero motivo è la paura innata nei Bolzanini, timorosi di cambiare: conformisti, attaccati a tradizioni anche recenti, non hanno mai votato un candidaro laico; E) Spagnolli, con i suoi limiti, ha però ricevuto l'appoggio di chi fa parte del "gruppo di gestione" della città e anche della Provincia, ai quali evidentemente da garanzie di continuità.

 Ma vediamo anche le "colpe" dello schieramento avverso: Urzì proviene da una tradizione politica lontanissima da quella nella quale mi riconosco, ma ultimamente ha dimostrato pragmatismo, capacità di formare un "rassemblement" anche diverso da quello tradizionale della "destra". Ma proprio il suo passato nel partito della Destra bolzanina ne fa oggi la vittima di attacchi distruttivi - tutti sul personale - provenienti proprio, e solamente, da suoi vecchi camerati. 

La diaspora del MSI andrà studiata, anche guardando alle storie delle persone, finite nei partiti più diversi, mettendo in generale in mostra forti limiti.

C'è da dire che uno dei limiti tra i più evidenti della Destra in queste elezioni è stato proprio il non saper trasmettere all'elettore il senso di un nuovo disegno di città, diverso da quello di Spagnolli. Le scelte politiche di quest'ultimo non sono state certo il centro della campagna, quanto lo sono stati invece gli attacchi e le critiche alla persona. 

Ma quale è, per me, il motivo che più ha inciso nell'immediato delle scelte di molti elettori? Credo anche la presenza, tra i tardi-convertiti al voto "Pro Urzì", di quelli di "Casa Pound", movimento neofascista, con dichiarazioni sanzionabili anche penalmente dell'esponente politico Bonazza.

Mi pare evidente, più in generale, che certi appoggi al candidato del Centro-Destra sono arrivati tardi e in maniera parziale e contraddittoria. 

Eugen Galasso

  • 0

"Grexit": si scherza col fuoco

Mettere in crisi l'euro è la cosa più pericolosa che può accadere in questo momento. Altro che "Grexit"!

L'Unione europea è una costruzione della democrazia, della pace, e del benessere dei popoli europei. L'euro ne è la moneta, che ne subisce però tutte le distorsioni e differenze economiche e sociali. Quello che salta agli occhi oggi è che manchi "una visione europea dei problemi" e una "soluzione europea ai problemi".

  • 0

I radicali tornano visibili, grazie ad una "querelle" tra Pannella e Bonino!

La querelle "indiretta", se pure "in diretta" di Marco Pannella contro l'ex-ministro (governo Letta) Emma Bonino: non mi scuso, stavolta, per il gioco di parole, in quanto Pannella si sfogava in diretta (da Massimo Bordin, a "Radio Radicale") ma l'attacco era indiretto: presente Pannella (e Bordin "ricevente"), assente Bonino.  

In queste giornate estive, prima del consueto exploit radicale per le carceri, Pannella si sfoga forse per riacquistare visibilità. Legittimo, per carità, per ogni movimento e partito politico (i "Radicali" o come si chiamano ora sono presenti-non presenti- a seconda dei casi in occasione di elezioni e altro), legittimo anche il modo di conquistarsi visibilità ormai (roba da "qualunque mezzo è buona", "il fine giustifica i mezzi", ossia non Machiavelli ma un pessimo compendio del grande Segretario Fiorentino).

Ma, guardando un po' da vicino le cose, i radicali italiani (e Pannella, comunque leader indiscusso...) hanno cavalcato tutte le tigri: Sinistra liberale, Alleanza delle sinistre, con dominanza ai diritti civili - sempre presenti, in loro, bisogna ammetterlo -, vicinanza a Berlusconi, ritorno all'opposizione, ma con molti distinguo, critica al sistema, ma...).

Pannellone, anziano  e malato, sa però come curarsi e sa anche come "stare al gioco", dovendo in qualche modo emergere (ri-emergere) in questo mare di sigle, di partitini (in Italia il sistema bipolare e bipartitico non attecchisce, comunque, almeno per ora e credo sia meglio così, ma...), di bandierine e altro...

Auguri anche a lui, soprattutto se, carceri e altre cose anche importanti da dire e fare (eutanasia, droghe leggere etc.), ritornerà anche sulla scena politica con altro, ossia con temi ancora più importanti per la e nella vita dei cittadini.  

Eugen Galasso

 

  • 0

Migranti al confine tra Francia e Gran Bretagna: anche la sinistra litiga sulla situazione

Oltre alle contraddizioni-profonde-dell'Europa (dove credo si dovrebbe mettere in discussione l'esistenza etno-culturale della stessa, essendo già compromessa la questione geografica, in quanto non c'è soluzione di continuità tra Europa e Asia...), con la questione della querelle Francia-Gran Bretagna (per il passaggio di migranti attraverso il canale della Manica) si aprono ferite profonde a livello politico nella "sinistra". 

  • 0

Uno sguardo indietro: Almarik e le sue previsioni sulla fine dell'URSS

Se si rilegge l'aureo libretto di Andrej Amalrik "Sopravviverà l'Unione Sovietica fino al 1984?" (in italiano Roma, Coines edizioni e Alexander Herzen Foundation, Amstel 268, Amsterdam, 1971, mentre l'originale è di due anni prima, aprile-maggio-giugno 1969) ci accorgiamo subito di alcuni problemi: prima di tutto, nel volume l'allora trentenne storico (nato nel 1938, morto nel 1980 a causa di un incidente stradale, ma dopo anni di passati in detenzione per motivi politici), dissidente russo (sovietico, ma non per appartenenza ideologica) ci accorgiamo che le previsioni e la futurologia devono essere maneggiate con un po' di prudenza.

Amalrik, storico intelligente quanto a tratti, appunto, "imprudente", individua (si parla di fine anni 1960) tre forze che si oppongono all'allora regime URSS (ricordiamo che Gorbacev arriva quasi vent'anni dopo): "il marxismo-leninismo autentico, l'ideologia cristiana e quella liberale" (op.cit., p. 31). Intellighenzia, quella di questi gruppi o meglio "classe media", come dice Amalrik stesso, ma si tratta, dice l'autore, di "ideologie piuttosto vaghe"(cit., p.32), di un corpo sociale sostanzialmente rinunciatario, che forse non sarebbe stato in grado di combattere efficacemente il regime.

  • 0

La condanna a Bossi per vilipendio: assurdo un reato simile in democrazia

La condanna di Umberto Bossi a 18 mesi per vilipendio al Capo dello Stato e al Presidente del Consiglio, nel 2011 (erano rispettivamente in carica Giorgio Napolitano e Mario Monti), appare assurda.

In primis l'articolo del Codice Penale che prevede il "reato di vilipendio" è il 290, essendo ancora in vigore il Codice penale fascista. Se lo Stato è "democratico" non si vede perché non se possano criticare, anche pesantemente, le istituzioni. Oltre a tutto, dato che l'applicazione è retroattiva(nessuno dei due "offesi" è più in carica), il tutto ha il sapore di una ritorsione - "condanna politica". Il tutto è grottesco, considerati anche i problemi che ci sono.

Fosse stato, probabilmente, un leader della "sinistra", magari del PD, le attenuanti del caso si sarebbero fatte funzionare tutte e pienamente, ma, dato che si tratta di Bossi, i cui toni possono essere esagerati (ma nel comizio chi non "esagera", certo con diverse varianti, con declinazioni diverse e varie dell'"esagerazione"?), ma che è ormai "fuori dal giro", ma rimane "padre nobile" della Lega, la magistratura, in gran parte di "sinistra", si scatena.

Lasciamo perdere il fatto che l'anziano leader da anni stia male, che le sue condizioni fisiche e psico-fisiche siano visibilmente alterate. Il reato di vilipendio è anacronistico, mutuato, come si è detto, dal fascismo e dal Codice penale Rocco, in gran parte ancora vigente (già questa è una palese assurdità), certo non modificato in questa parte: i legislatori supponendo, dovremmo evincerne, che le istituzioni siano così fragili da essere scalfite da ogni pensiero, opinione espressa ad alta voce di un cittadino, magari "autorevole". Un complesso di assurdità, invero, preso sul serio... Quando c'è di mezzo chi "non è moderato", non accetta supinamente i diktat, la tagliola incombe e "funziona"...

Eugen Galasso

  • 0

Catalogna: il peso delle ragioni economiche sul voto di domenica

Tante analisi e tanti commenti (El Pais di domenica 27 ne pullula letteralmente) sul voto spagnolo o meglio, vista la situazione, catalano.

L'"indipendentismo" di Mas & Co.si è affermato, ma non ha vinto-stravinto. Vedremo il seguito, ma, se si sono tirati in ballo i concetti di nazione, nazionalismo, patriottismo (con una bella definizione di Ambrose Bierce...), di Stato, di grandi valori e ideali, ma, forse (forse, non esclude le motivazioni ideali...) il tutto ha motivi soprattutto socio-economici, come vorrebbe il materialismo storico: Cataluna (la Catalogna) è più ricca del resto della Spagna (o della Spagna, Mas dicit et dixit).

Lasciamo da parte le interpretazioni, di parte o meno... certo non gioiranno i separatisti -indipendentisti di ogni altra parte d'Europa, che speravano in un risultato molto più netto, ma non è ancora detta l'ultima parola. Certo gli Italiani non potranno più dire "Viva la Francia, viva la Spagna, purché se magna", vecchio detto da commedia dell'arte, in quanto senza Cataluna la Spagna sarebbe certamente più povera. 

  
E.Galasso     

  • 0
Subscribe to this RSS feed