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Le ragioni del SI e quelle del NO

Giovedi a Bolzano, in piazza Matteotti, sentiremo le ragioni del NO al referendum Costituzionale. Più va avanti il dibattito in vista del voto dei cittadini del prossimo 4 dicembre più a me risulta chiaro che il problema è di non essere d'accordo con QUESTA proposta di riforma. Il Presidente del Consiglio, alla Leopolda, ha detto che "Noi finalmente la riforma l'abbiamo fatta" ed è proprio questo il punto: l'avete fatta male.

Votare per il SI, quindi, rischia di essere peggio - per l'indispensabile modernizzazione dell'Italia - del non cambiare niente stavolta votando NO.

Ho fiducia che una riforma meno confusa, malscritta e in molti punti vaga di questa - ed anche che si occupi di altri temi molto importati dei quali questa riforma non si occupa per nulla - sia possibile dopo il referendum se questa proposta raffazzonata non viene approvata dai cittadini.

Ho cercato qui e là qualche spiegazione nel merito della proposta referendaria, che mi aiutasse a capire cosa fare. Qualcosa ho trovato, e ve lo metto a disposizione per farci anche le vostre riflessioni.

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IL SENATO
Se vince il No
Il Senato continua ad approvare tutte le leggi ed a votare la fiducia quando si presenta un nuovo governo. 
I senatori restano 320, eletti su base regionale.
Per votare bisogna avere almeno 25 anni. Per essere eletti 40.
Tutti gli ex presidenti della Repubblica sono di diritto senatori a vita e il Capo dello Stato in carica ne può nominare cinque durante il proprio mandato.
Se vince il Sì
Solo la Camera dei Deputati vota la fiducia al governo e approva le leggi. Ci sono però diverse eccezioni a questa innovazione: continua a servire anche il voto del Senato quando si esaminano le leggi costituzionali, per leggi che riguardano minoranze linguistiche, per i referendum, per l'approvazione dei Trattati Ue, per leggi che riguardano temi che toccano gli enti territoriali (Regioni e Comuni) o l'elezione e la decadenza dei senatori.
Alle elezioni politiche i cittadini eleggeranno solo i Deputati alla Camera, mentre i Senatori saranno scelti dai Consigli regionali tra i consiglieri regionali stessi ed i Sindaci.
Il Senato sarà composto da 100 membri: 95 scelti dalle Regioni (21 devono essere Sindaci) e 5 scelti dal Presidente della Repubblica. Però, le modalità dell'elezione dei senatori non sono ancora fissate per legge: tutte le decisioni su questo punto certo non secondario sono rinviate ad una legge futura.
Gli attuali Senatori a vita restano in carica (e gli ex Presidenti della Repubblica continuerano ad avere diritto a fine mandato di diventare Senatori).
Non è prevista indennità per i senatori (non avranno due stipendi ma solo quello di consigliere regionale o di Sindaco, ma avranno diritto al rimborso di tutte le spese necessarie a svolgere la loro funzione di Senatori).
Resta l'immunità parlamentare.
Scompare il limite di età per essere eletti (si può avere anche meno di 40 anni).
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L'ELEZIONE DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA
Se vince il No 
Il Capo dello Stato viene eletto dal Parlamento in seduta comune con i 2/3 dei voti alle prime tre votazioni.
Dalla quarta votazione in poi il limite scende alla maggioranza assoluta (50%+1) degli aventi diritto.
Se vince il Sì
Il Presidente della Repubblica viene eletto solo da Deputati e Senatori. Non ci sono più i 59 delegati finora eletti dai Consigli regionali.
Nelle prime tre votazioni, servono i 2/3 degli aventi diritto (circa 500 elettori) per eleggere il Presidente. Dal 4° al 6° scrutinio sono necessari i 3/5 degli aventi diritto al voto (circa 440 elettori); dal 7° in poi, la maggioranza dei 3/5 dei votanti (cioè quelli che sono presenti e votano effettivamente).
Il Presidente della Repubblica potrà sciogliere unicamente la Camera e non potrà sciogliere più il Senato dato che questo è composto da rappresentanti regionali. I Senatori sono eletti ogni volta che un Consiglio Regionale viene rieletto. 
Il Presidente della Camera, durante l'assenza del Capo dello Stato, ne fa le veci (attualmente questo compito di seconda carica dello Stato è svolto dal Presidente del Senato).
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POTERI DELL'ESECUTIVO
Se vince il No
Il governo mantiene una generica procedura “abbreviata” (articolo 72) che riduce i tempi dei lavori per quanto riguarda decreti legge e provvedimenti urgenti.
I decreti legge sono ammessi solo in “casi straordinari di necessità e di urgenza”.
Se vince il Sì
Nella Costituzione si stabilisce una “via preferenziale”, ossia il “voto a data certa”, per l'approvazione di leggi proposte dal Governo che questi ritiene importanti per il suo programma politico.
L'esecutivo può chiedere alla Camera di inserire un testo tra le priorità, per arrivare al voto definitivo in 70 giorni al massimo. La Camera ha la possibilità di accogliere o meno questa richiesta del Governo.
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LEGGI DI INIZIATIVA POPOLARE
Se vince il No
Per fare una proposta di legge di iniziativa popolare servono le firme di 50.000 elettori (articolo 71), oltre al testo della legge redatto in articoli.
Nella Costituzione attuale non c'è la garanzia che queste proposte saranno discusse e votate dalla Camera e dal Senato (come in effetti si è verificato quasi sempre).
Se vince il Sì
Ci vorranno 150.000 firme di cittadini.
Viene introdotta la garanzia costituzionale che la legge di iniziativa popolare verrà discussa e votata in Parlamento.
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REFERENDUM
Se vince il No
Per i referendum abrogativi rimane il limite minimo del 50%+1 degli aventi diritto per rendere valido il voto.
Nella Carta non c'è la garanzia che queste proposte saranno discusse e votate.
Se vince il Sì
Per i referendum abrogativi rimane il limite minimo al 50%+1 degli aventi diritto.
Se sono almeno 800.000 gli elettori a richiedere il referendum abrogativo, il quorum si abbassa al 50%+1 dei votanti alle ultime elezioni per la Camera dei Deputati.
Nascono, inoltre, due nuovi tipi di referendum: quello propositivo e quello di indirizzo.
Per decidere modalità ed effetti di queste consultazioni è necessario però che vengano votate in futuro prima una legge costituzionale e poi una legge ordinaria.
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COMPETENZE DELLE REGIONI
Se vince il No
Le competenze fra Stato e Regioni restano divise in “esclusive” (solo dello Stato) e “concorrenti” (cioè su cui hanno competenza le Regioni sulla base di alcuni princìpi fondamentali dettati dallo Stato). Queste ultime vanno dall'istruzione alla protezione civile, dalla tutela della salute alla tutela dei beni culturali e ambientali, dalla ricerca scientifica all'energia, oltre a diverse norme che riguardano professioni e lavoro. E', cioè, quanto stabilito con la riforma della Costituzione (rispetto al testo orginario) approvata in Parlamento dal Centro Sinistra ad inizio degli anni 2000.
Se vince il Sì
Viene riscritto l'articolo 117 della Costituzione. La definizione di “competenza concorrente” viene eliminata, mantenendo solo il concetto di “competenza esclusiva”.
Aumentano le competenze dello Stato, cioè i temi sui quali le regole valgono uguali in tutto il Paese. Materie come energia, trasporti e infrastrutture strategiche e di rilievo nazionale, la sicurezza sul lavoro, la protezione civile e la ricerca scientifica tornano, quindi, di competenza statale.
Rimane il principio che lo Stato si occupi della legislazione di principio, lasciando alle Regioni quella specifica su alcune materie, tra cui: tutela della salute, politiche sociali e sicurezza alimentare, istruzione, ordinamento scolastico.
Lo Stato può esercitare una “clausola di supremazia” verso le Regioni, che gli permette di intervenire anche su materie non di competenza esclusiva per tutelare l'unità della Repubblica e l'interesse nazionale.
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ABOLIZIONE DELLE PROVINCE
Se vince il No
Se vince il No le Province non vengono abolite in Costituzione, ma di fatto sono smantellate come previsto dalla legge del 2014 che ha ridefinito l'assetto e le funzioni delle Province.
Se vince il Sì
Le Province sono cancellate dall Costituzione.
Cambia l'articolo 114 della Carta. La Repubblica sarà costituita solo "dai Comuni, dalle Città metropolitane, dalle Regioni e dallo Stato".
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ABOLIZIONE DEL CNEL
Se vince il No
Rimane in vita il Cnel, ovvero il Consiglio nazionale dell'economia e del lavoro, un ente statale che ha la possibilità di proporre iniziative legislative in materia di economia e lavoro e di fornire pareri su questi argomenti. Tali pareri non sono vincolanti, e vengono forniti solo se richiesti dal governo, dalle Camere o dalle Regioni.
Se vince il Sì
La riforma abolisce l'articolo 99 della Costituzione e quindi scompare il Consiglio nazionale dell'economia e del lavoro.
Last modified onDomenica, 06 Novembre 2016 21:34

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