LA SCUOLA NELLA RETE

Da circa un mese la scuola si deve confrontare con l’insegnamento in rete, unica prospettiva per non interrompere ogni attività a seguito delle restrizioni dettate dalle autorità tese a contenere il diffonderesi del contagio del "Coronavirus". Tra queste misure la chiusura degli istituti scolastici e degli Atenei, con la conseguente necessità di sviluppare attività formative che si possano svolgere a distanza utilizzando la tecnologia.

L’uso della didattica a distanza, DAD, (tralasciando il mondo universitario dove il suo utilizzo è già significativo), nel passato si è limitato a pochi casi. Ora, invece, la situazione ha spinto a guardare a questo strumento come un elemento fondamentale dell'organizzazione didattica ed impegna sia gli insegnanti sia gli studenti a specializzarsi nel settore, arricchendo ciascuno di nuove competenze.
Passata l'attuale fase dell’emergenza, questo patrimonio non potrà certo andare disperso, ma diventerà, con tutta probabilità, un elemento di tipo strutturale.
Si apre uno scenario nuovo per la scuola, nel quale sia la didattica sia la valutazione dovranno essere ripensati.


Ne abbiamo parlato con il dott. Luciano Covi, direttore di IPRASE (Istituto provinciale per la ricerca e la sperimentazione educativa, Ente strumentale della Provincia Autonoma di Trento – www.iprase.tn.it ).

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Dott. Covi, l’attuale potente esposizione agli strumenti informatici non renderà tale modalità definitivamente strutturale nella scuola italiana?
Si sarà così. L'e-learning in modalità sincrona e asincrona è un processo ormai avviato da qualche anno, più nelle Università e nella formazione degli adulti che nel sistema scolastico.
In questo ambito, esistevano principalmente alcuni casi di didattica a distanza (DAD) con riferimento alla metodologia flipped classroom o flip teaching e soprattutto per quanto riguarda le recenti sperimentazioni quadriennali.
Si trattava pertanto di un contesto prevalentemente "a macchia di leopardo", mentre l'emergenza sanitaria del Covid-19 ha evidentemente reso la didattica centrata su strumenti informatici l'unica modalità di insegnamento/apprendimento possibile in questa fase.
Non vi è dubbio che tale modalità rimarrà di centrale importanza anche dopo l'attuale emergenza sanitaria, perché i giorni che stiamo vivendo stanno rappresentando per gli operatori scolastici e il loro rapporto con il mondo digitale una profonda linea di discontinuità in termini soprattutto organizzativi, di consapevolezza e anche di competenze.
Sono convinto però anche che la dimensione tecnologica non potrà essere esclusiva, perché la scuola riveste anche un ruolo "educativo" e "di socializzazione" di fondamentale importanza, per cui l’uso della tecnologia resterà, ma non sostituirà l’insegnamento in classe.
Qual è il riscontro da parte degli studenti e degli insegnanti a questa nuova e intensa modalità di formazione on line?
La risposta da parte di studenti e docenti è stata straordinaria di fronte a questo cambio di paradigma.
Certamente ci sono ancora delle questioni da affrontare. La prima riguarda il fatto che oggi si fa didattica a distanza non sulla base di un modello organico e strutturato, ma si è cercato correttamente di dare varie risposte al bisogno immediato di garantire la presenza della scuola nonostante l'obbligo di distanziamento fisico e sociale.
Probabilmente sia i modelli didattici sia la valutazione diventano temi centrali in questo contesto.
Certo, perché non abbiamo ancora molta dimestichezza su come avvengono i processi di apprendimento dei ragazzi di fronte a modalità di didattica on line, così come sui tempi ottimali di esposizione a tale metodologia di didattica.
Altra questione fondamentale riguarda il tema della valutazione, rispetto alla quale va cambiato l'approccio culturale sia di docenti, ma anche di studenti e di famiglie: l'online richiede un mix di elementi nella valutazione, che dovrà essere di carattere non solo sommativo, ma anche formativo.

Franco Boscolo

Last modified onSabato, 11 Aprile 2020 14:28

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