Chi ha visto più lontano ...

Il 27 agosto 1978 usciva "Il Vangelo socialista" di Bettino Craxi (e non del sociologo Luciano Pellicani, che si limitò ad una consulenza storico-culturale), nella quale lo statista, allora da due anni "solo" segretario socialista (PSI, per la precisione - presidente del Consiglio lo sarebbe diventato negli anni Ottanta), rivendicava il pensiero di Proudhon contro quello di Marx.

Contro il collettivismo burocratico, che è poi "realizzato" nel leninismo, nella rivoluzione bolscevica e negli stati "socialisti", in senso marx-leninista, il compianto, indimenticabile, Bettino Craxi avrebbe posto la diversità del modello proudhoniano contro la statalizzazione integrale e l'illibertà bolscevica e neo-bolscevica, in un momento in cui anche il PCI, più o meno, con scarsi distinguo, era "tornato all'ovile sovietico", lasciando sostanzialmente cadere l'eurocomunismo e le "eresie" rispetto al modello leninista-stalinista (anche a voler essere generosi con Wladimir Ilic Ulianov, alias Lenin, certamente diverso da Josip Wissorowitch, alias Stalin, già Lenin aveva dato la stura alla repressione della rivolta di Kronstadt, con Trotsky, ma anche alla teoria del partito unico - quello bolscevico e anche alle epurazioni all'interno dello stesso).

Craxi, proudhoniano (ma a favore del socialismo libertario, ben ricordato da Angelo Simonazzi in un bellissimo articolo/saggio ne "L'Avanti" di domenica 24 maggio, anche autori come Charles Fourier, Louis Blanc e altri ancora), rimane un baluardo contro totalitarismi vecchi e nuovi.

Dieci anni e poco più dopo questo saggio (tra il 1989 e il 1991) sarebbero caduti, anzi crollati, prima i paesi satelliti, poi la stessa URSS, a dimostrazione del fatto che Vandervelde, Bernstein e Turati - solo alcuni nomi - avevano visto più lontano dei Gramsci, dei Togliatti, dei Thorez.

Eugen Galasso

Last modified onDomenica, 05 Giugno 2016 13:48

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