"Decreto dignità", effetti dubbi

Il "Decreto dignità". Pletorico quanto retorico nel nome, rispetto al "Job's Act" renziano vuole invertire la rotta e lo fa caricando di balzelli le imprese che hanno assunto o sono in procinto di assumere, quelle che hanno licenziato etc.

Per dirla con Giuseppe Turani, che, data la sua formazione accademica e la sua cultura sul campo, di economia ne mastica molta, "il decreto scarica la ricerca della dignità proprio sulle imprese: tutto viene reso loro più difficile e più caro" (Turani, "Ritorno al passato", QN, 4 luglio 2018, p.6). Inoltre, dice ancora l'autore, con il decreto (che Salvini, tra l'altro, ritiene "perfettibile in parlamento", dove si vedono piccole o grandi crepe tra i due partiti che compongono il governo, su una questione essenziale, quale l'economia) si vorrebbe tornare a un passato che, in realtà, non c'è mai stato, (è questo in realtà il segno unificante di questo governo, cioè il filo conduttore che pervade l'azione politica dei due partiti che lo formano n.d.d.) coltivando l'utopia dei "lavori socialmente utili" etc.

Partenza non buona per un governo che indubbiamente, con la questione migranti, affrontata con toni forse troppo muscolari, aveva però impresso qualche innovazione positiva, pur se discutibile, all'andazzo catastrofico del PD del "reggente Martina", pessimo successore (provvisorio, peraltro) di Matteo Renzi. Eugen Galasso

Last modified onSabato, 07 Luglio 2018 20:57

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