Docenti in formazione a Trento ma ... con gli scarponi e lo zaino in spalla.

Conclusa la seconda edizione del corso di formazione per docenti denominato “BIODIVERSITÀ E AREE PROTETTE DEL TRENTINO”. Il corso era aperto a tutti gli insegnanti interessati e non solo a quelli trentini. Il percorso formativo ha riscosso un gran successo da parte dei 20 docenti che vi hanno partecipato.

La peculiarità del corso, suddiviso in sei giornate tra il 26 aprile e il 22 maggio 2018, sta nelle due escursioni e, quindi, nei successivi due laboratori, che hanno permesso agli insegnanti, di comprendere e sperimentare direttamente da e sul territorio quel che, in seguito, potranno sviluppare con le loro classi.

Come ci ha spiegato una delle relatrici, la dottoressa Cristiana Bianchi di IPRASE ( www.iprase.tn.it ) - il corso vantava oltre dodici relatori - le escursioni hanno richiesto anche un certo impegno fisico, vista la loro durata, circa 3 o 4 ore, e i dislivelli percorsi, sia sul Baldo, con l’uscita a Corna Piana dal rifugio Graziani, sia in Val Rendena, a Passo Daone nel Parco Adamello Brenta; percorsi assolutamente fattibili per tutti, comunque, e la durata si spiega con la necessità di ascoltare, di volta in volta, le spiegazioni e le analisi degli esperti presenti: l’ornitologo, l’entomologo, l’erpetologo, il geologo e il forestale con la conseguente necessità di rispondere alle domande degli iscritti. È stata, questa, davvero una grande opportunità: non è facile avere al seguito in un’escursione, in parallelo, così tanti esperti che possono svelare nell’immediato le informazioni ed i segreti più nascosti e preziosi del territorio visitato.

Cristiana Bianchi precisa che nella seconda escursione, quella svolta in Parco Adamello Brenta, il corso si è avvalso dell’esperienza di una guida del Parco, la dott.ssa Luigina Armani, operatrice forestale, esperta botanica e così profonda conoscitrice della storia geologica di quel territorio, di economia del bosco ecc. da dare del Parco una visione a 360 gradi, completa e dettagliata.

“Le mete – continua la dott.ssa Bianchi – non sono state scelte casualmente; il corso sulla biodiversità partecipata è nato proprio con l’intenzione di visitare i luoghi delle Reti di Riserve in Trentino: si tratta di aree protette che non necessariamente coincidono con le località più turistiche. Inizialmente il corso era stato pensato esclusivamente per le scuole ed i docenti di quei territori, in realtà, poi, è stato frequentato da tanti insegnanti provenienti da aree diverse e anche fuori dal Trentino, da molto lontano (una corsista della prima edizione proveniva dalla Sicilia). È stato un modo anche per scoprire luoghi e mete di escursione davvero inusuali rispetto agli itinerari classici.”

Nella prima lezione del corso, la prof.ssa Cristina Bertazzoni ha introdotto il gruppo al tema “Educazione e didattica green: la valenza educativo didattica del fare scuola all’aperto”, infatti “Una delle tendenze nel panorama pedagogico attuale è la riscoperta “dell’apprendere in e con la natura”, cioè la valorizzazione dell’ambiente naturale come setting e medium efficace per sostenere i processi di apprendimento e promuovere inclusione. Così, dal programma.

“L’idea del progetto – spiega la dott.ssa Bianchi - parte proprio da qui: una lezione diversa, all’aperto che si affianca al percorso, quasi parallelo, della Scuola-Montagna; due proposte che si integrano: Biodiversità condivisa e Scuola-montagna.

Nell’ambito di Scuola-montagna contiamo esperienze di scuole che hanno progettato e realizzato vere e proprie aule nel bosco o all’aperto, prossime al territorio delle scuole. Vengono frequentate quotidianamente dai bambini, si tratta soprattutto di esperienze per la scuola primaria, ma interessanti proprio per la vicinanza di questi luoghi alla città e alla scuola e per la volontà dei docenti di uscire da quella che è la normalità, la quotidianità della lezione in classe e andare, invece, in ambiente naturale dove proporre comunque lezioni abbastanza classiche: non si va nel bosco per parlare sempre e solo di bosco, si va nel bosco per lavorare sulla narrazione, o sulle scienze, o sulla matematica prendendo spunto dall’ambiente naturale che circonda i bambini in quel momento”.

Abbiamo chiesto alla dottoressa Cristiana Bianchi, da quanto tempo questo tipo di progetti sono attivi nella scuola trentina e ci ha spiegato che “In Trentino è ormai da una decina di anni che il progetto Scuola-montagna è operativo, tanto da essere stato normato: ogni scuola deve produrre, ogni anno, una progettazione sul tema della montagna, e ciò ha reso anche necessaria, all’interno degli istituti, l’individuazione di docenti referenti di progetto; a costoro sono dedicati percorsi formativi ad hoc. Di norma sono dei corsi che si tengono all’inizio dell’anno e servono per coltivare questo prezioso gruppo di docenti, per dare loro idee nuove, spunti e suggestioni. L’obiettivo è quello di integrare l’ambiente montano con la cultura della montagna e con tutte le potenzialità che la montagna ha: storiche, geografiche, ambientali, letterarie, ecc. Come detto, annualmente le scuole trentine producono delle presentazioni e delle documentazioni ed inviano tutti i loro materiali a IPRASE; inoltre, da ormai quattro anni, si è innestato, su questo progetto, anche il concorso “Cento ragazzi in rifugio”: tutte le documentazioni inviate partecipano automaticamente a questo concorso e le quindici migliori progettazioni vengono premiate, su 5 istituti superiori e 10 Istituti comprensivi; all’inizio dell’anno scolastico il concorso permette ad un gruppo di 20 studenti per ogni scuola vincitrice, di effettuare un’escursione in montagna e in rifugio accompagnati da una guida alpina. Questa fase è gestita da IPRASE ed è finanziata da TSM Accademia della Montagna del Trentino ( www.accademiamontagna.tn.it )

Progettare per la montagna, dopo dieci anni, è un tema entrato decisamente a regime nella scuola trentina. Lo si deve anche all’attenzione costante dei docenti coinvolti e al gradimento dei genitori; una collaborazione che si concretizza nella qualità sempre crescente dei prodotti elaborati. Anche le tecnologie, di anno in anno, aiutano a migliorare la qualità dei progetti e la loro realizzazione. Ci sono presentazioni davvero molto belle che vengono prodotte dalle scuole.

Per comprendere meglio come i due progetti (“La Biodiversità partecipata” e “Scuola Montagna”) si integrino, è utile scorrere, come suggerito dalla dottoressa Bianchi, i documenti e gli allegati di progetto sul sito: http://www.areeprotette.provincia.tn.it/incentivi_progetti/-BIODIVERSITA/pagina41.html

Un breve estratto:

Il 29 agosto 2015, nell’ambito del corso di aggiornamento organizzato da IPRASE per gli insegnanti referenti del Progetto Scuola e Montagna, è stato presentato il Progetto “La Biodiversità partecipata”, con lo scopo di verificare la possibilità di sviluppare una sinergia fra i due progetti. Questa attività ha permesso di rafforzare la sinergia con IPRASE, impegnata nelle realizzazione, con alcune scuole del Trentino, del curricolo della montagna (pubblicato nel maggio 2016). (…) Il progetto “La biodiversità partecipata” nasce con l’obiettivo di definire, tramite il coinvolgimento dei principali attori del territorio, una strategia condivisa per la comunicazione e l’educazione alla biodiversità nelle Aree protette. In particolare, tale strategia risponde alla necessità di accompagnare le Reti di riserve, soggetti istituzionali di recente costituzione, nella definizione di progetti educativi e comunicativi orientati ai medesimi principi, contenuti e metodologie, capaci pertanto di produrre un impatto significativo sul territorio. Il progetto è coordinato da un Gruppo di pilotaggio, cui partecipano il Servizio sviluppo sostenibile e aree protette della Provincia, l’Agenzia Provinciale per la Protezione dell’ambiente, il MUSE e due rappresentanti delle Aree protette. L’elaborazione del Piano è affidata al MUSE, che attiva i principali attori dell’educazione ambientale in Provincia di Trento all’interno di un Gruppo di lavoro allargato. Gli obiettivi del progetto sono:

- individuare approcci innovativi per l’educazione alla biodiversità, che superino il mero approccio naturalistico;

- elaborare un catalogo di progetti “curricolari” per la scuola, che accompagnino cioè gli studenti lungo tutto il percorso scolastico dell’obbligo, selezionando le attuali proposte educative delle Aree protette;

- sviluppare progetti di formazione per insegnanti ed educatori; - definire una proposta organizzativa per l’offerta di attività educative scolastiche da parte dei Parchi e delle Reti di riserve;

- sviluppare progetti di comunicazione della biodiversità di sistema per il mondo extrascolastico.

Il progetto si è sviluppato su due binari: da un lato ha attivato il confronto interno fra i numerosi attori del sistema, coinvolti attraverso la costituzione di un gruppo di lavoro allargato, dall’altro si è aperto al confronto con esperienze extra-provinciali, tramite l’analisi di buone pratiche e la realizzazione di due workshop, che hanno permesso di fornire un respiro più ampio alla riflessione, inquadrandola nel solco di esperienze e indirizzi nazionali e internazionali.”

Si è così innestata la filosofia del fare scuola all’aperto ed è nato un progetto un po’ più grande, che ha coinvolto più soggetti in Provincia di Trento: si pensava ad un tavolo sulla biodiversità tale da coinvolgere anche gli enti locali, l’economia del territorio, gli agricoltori, e, in fondo, quello che è diventato il corso di formazione è solo uno dei molteplici canali che ha preso il ben più generale progetto sulla biodiversità.

“L’intenzione – continua la dottoressa Bianchi - è quella di proseguire anche il prossimo anno con l’attività formativa e di visitare altri territori in Trentino che non abbiamo ancora perlustrato; quest’anno è toccato al Monte Baldo e al Parco Adamello Brenta, l’anno scorso è stata la volta dei seguenti territori: Lago di Terlago per la Rete di Riserve del Bondone, Val di Rabbi per la Rete di Riserve Alto Noce, Capriana per la Rete di Riserve Alta Val di Cembra- Avisio.L’anno prossimo ci piacerebbe proseguire il percorso formativo ad esempio nei territori delle riserve del Sarca, nella zona della Valle dei Laghi e della val di Fassa. Penso a Predazzo e al suo museo della geologia perché sarebbe interessante organizzare un’uscita su questo territorio in occasione del decennale della dichiarazione UNESCO delle Dolomiti patrimonio dell’umanità che cade proprio il prossimo anno; non dimentichiamo che quel museo è una delle sedi del Muse, partner fondamentale del progetto ( www.muse.it ), e di IPRASE per la formazione”.

La dottoressa Cristiana Bianchi conclude ringraziando tutti gli attori dei progetti descritti che sono, vicino ad IPRASE, la Provincia Autonoma di Trento con il Dipartimento della Conoscenza, il MUSE e Aree Protette del Trentino (www.areeprotette.provincia.tn.it).

Franco Boscolo

Last modified onMartedì, 07 Agosto 2018 08:42

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