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Le ragioni del SI e quelle del NO

Giovedi a Bolzano, in piazza Matteotti, sentiremo le ragioni del NO al referendum Costituzionale. Più va avanti il dibattito in vista del voto dei cittadini del prossimo 4 dicembre più a me risulta chiaro che il problema è di non essere d'accordo con QUESTA proposta di riforma. Il Presidente del Consiglio, alla Leopolda, ha detto che "Noi finalmente la riforma l'abbiamo fatta" ed è proprio questo il punto: l'avete fatta male.

Votare per il SI, quindi, rischia di essere peggio - per l'indispensabile modernizzazione dell'Italia - del non cambiare niente stavolta votando NO.

PD: un ircocervo

Un vero "ircocervo", il  PD, nato, un po' sull'onda del  "Democratic Party" USA (altro raccoglitore "di tutto e di più", che ha avuto tra i suoi candidati il razzista George Wallace , ma anche i Kennedy, che , rispetto a Wallace erano "pericolosi socialisti" - termine spregiativo negli States -  Franklin Delano Roosevelt, il presidente che seppe reagire alla crisi del 1929 con il "New Deal", ispirato da Keynes, l'economista degli "investimenti pubblici", dello "Stato imprenditore", la misura più "di sinistra" negli States, ben diversa dall'attuale candidata alla presidenza Hillary Clinton, legata mani e piedi a Wall Street).

Ritrovando un vecchio "Argomenti socialisti" del 1989 ...

Ritrovo (magazin d'antiquité, vien da dire, l'ho trovato in effetti, presso una libreria antiquaria) "Argomenti socialisti" di ottobre-novembre 1989 (annus particularis, più che mirabilis, in quanto al crollo del Muro e del "comunismo" o collettivismo burocratico, per dirla con Bruno Rizzi non aveva fatto seguito una riforma seria del capitalismo ma neppure dei paesi dell'Est, tuttora - oggi, 2016 - in preda a sussulti dati dal passaggio da un'economia all'altra, da un sistema economico-politico ad un altro).

Socialismo: la "versione" (carente) di Hollande

Se il socialismo europeo e mondiale è espresso da una figura come François Hollande, come si suol dire, "siamo messi bene", ossia...

In un'intervista a Pierre Nora, storico, e Marcel Gauchet, filosofo (in "Le Débat", ma in gran parte riportato anche ne "Le Monde" del 16 settembre 2016, da cui cito, p.20), si dimostra non tanto scarso teorico (a un uomo politico lo si può perdonare) ma soprattutto politico "da poco".

Vasco, Vasco !!

Comunicato del circolo mistico-podistico "Pio Baldelli" già "Carlo Lazzerini"

"No, Vasco, no" cantano ora non più a Vasco Rossi, ma a Vasco Errani, commissario straordinario per la ricostruzione delle zone recentemente terremotate.

Se rompe troppo le scatole, i lo ... Tronca.

Il Circolo

 

(immagine tratta dal sito www.podistidamarte.it)

 

De Gaulle: una sua bella definizione della democrazia

Charles De Gaulle (1890-1970), militare, generale, capo della Résistence francese, Presidente della Repubblica francese: definirlo "socialista" o altrimenti rischi di essere limitativo, essendo le Général qualcosa di diverso; certo non comunista (anti-comunista, anzi), alieno dal capitalismo spinto (sue molte nazionalizzazioni in Francia; Sarkozy è altro, è un "neogaullista"). Uno studioso (economista) svedese, più di vent'anni fa, in un saggio per i "Cahiers de l'Herne" dedicato a De Gaulle, lo definiva socialdemocratico, ma le etichette sono sempre limitanti, in specie per personalità "debordanti" come quella citata.

Paolo Rossi, giurista e intellettuale: riscoprirne i "Venti discorsi extravagantes"

Succede abbastanza raramente di incontrare un personaggio dal nome e cognome molto diffuso che ha avuto un rilievo nella storia culturale italiana e non solo: mi è successo abbastanza di recente con Paolo Rossi (1900-1985), di cui avevo trovato un libro contenente vari discorsi. Scartando l'ipotesi che fosse l'ex-giocatore di calcio (non ci capisco nulla, non mi oriento) o l'omonimo attore-autore (m'oriento meglio), rimaneva l'ipotesi che i "Venti discorsi "extravagantes"" (Napoli, Edizioni scientifiche italiane, s.d., ma probabilmente d'inizio anni Sessanta o fine Cinquanta) fossero dello storico della filosofia e della scienza di cui sono stato allievo, notevole, peraltro.

Tutti accodati sulla linea Merkel, ma così l'Europa perde tutto il suo progetto

Di Daniel Cohn-Bendit, lo confesso, non ho avuto mai grandissima stima, come di tanti Sessantottini (o "padri del Sessantotto"), anche considerando casi come quello del nostro Mario Capanna che, in modo piuttosto squallido, oggi riceve un vitalizio come parlamentare pur se in Parlamento c'è stato per un tempo davvero "brevissimo" (un giorno, se ben ricordo), cui non vuole rinunciare. Cohn-Bendit è rimasto famoso per lo slogan sessantottino "Siate realisti: chiedete l'impossibile", è diventato poi capogruppo verde al Parlamento europeo. Bilingue (franco-tedesco) ha avuto modo di intervenire nel dibattito pubblico sia tedesco che francese. Negli anni caldi aveva rovesciato il titolo di un famoso libro di Lenin "L'estremismo, malattia infantile del comunismo", ponendo invece l'estremismo al vertice (?!). In un suo piccolo libro scritto con il fratello, è poi diventato un "realista", anzi "iper-realista" (politicamente, si badi), tipo i "Realos" (a differenza dei "Fundis" tra i "Gruenen" germanici, ossia quelli che, per pragmatismo e spesso per quieto vivere, accettano ogni compromesso "al ribasso"...).

Craxi, la firma del Concordato e le scelte religiose del laico

Quanto ci si possa fidare di Luigi Bisignani non so, ma certamente qualcosa sa.

Nelle sue "rivelazioni", pubblicate da "Libero" di domenica, il giornalista-faccendiere molto addentro alle "segrete cose", parla di Craxi. Parla del suo "capolavoro diplomatico" a proposito del Nuovo Concordato (1984), afferma che "riuscì dove i leader DC e il premier repubblicano Giovanni Spadolini avevano fallito".

Ridurre gli stipendi dei livelli dirigenziali pubblici: il rinnovo del contratto è l'occasione per farlo

Si è in fase di rinnovo dei contratti pubblici. E’ questo allora il momento giusto per sollevare una questione tanto dibattuta e per la quale c’è una forte sensibilità sociale: il ridimensionamento degli stipendi dei dirigenti pubblici. E’ infatti poco sopportabile al cittadino che paga le tasse per avere una amministrazione efficiente che eroghi i servizi di cui ha bisogno che un dirigente pubblico, da un certo livello in su, veda arrivare ogni mese in busta paga uno stipendio di diverse migliaia di euro. E’ lampante che, chi sostiene il ridimensionamento stipendiale, non si riferisce alla riduzione degli emolumenti del dipendente pubblico in genere, ma solo ai dirigenti. Che poi, sappiamo, sono il riferimento per altri livelli di compensi, in una spirale che va fermata.

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